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R Recensione

7/10

Kevin Morby

Singing Saw

La musica di Kevin Morby è composta di materia polverosa e crepuscolare, una veduta filtrata attraverso uno sguardo nostalgico dove domina un incombente senso di straniamento. “Where I’ve Gone, Lord, Where I’ve Gone?”, canta Morby nella splendida “Destroyer”, chiedendosi dove sia finita -con lui- quella sua personale America conosciuta grazie ai numerosi spostamenti per il paese, tra impressioni urbane (il garage alla Velvet Underground di “Dorothy”), e un countryside dominato da montagne e vecchie rotaie, da cieli stellati e coyote ululanti. Un immaginario che pesca dal folk e più in generale da un songwriting americano incastrato tra i Sessanta e i Settanta, colmo di suadenti rotondità soul e country (basti l’ultima “Water”, gioiellino di scrittura ispirato, non a caso, dalla coppia di ferro Cohen-Dylan). Quello che ne risulta è una malinconica riflessione a metà tra le atmosfere dei Black Heart Procession (da cui la sega suonata con un archetto, la “Singing Saw” che da' il titolo all’album e all’ottimo pezzo omonimo) e un senso della canzone tutto Dylaniano, ricco di immagini e visioni.

Introdotti con garbo dalla morbida e riflessiva ballata folk di “Cut Me Down”, si passa alla stupefacente “I Have Been to the Mountain”, un incalzare di chitarra acustica sostenuta dalla rotondità del basso, in una generale atmosfera di elevazione spiritual (lo splendido crescendo del bridge, con tanto di inciso mariachi) che ben si presta alla narrazione di una vicenda reale -quella della morte di Eric Garner per mano di un poliziotto bianco, qui descritto con l’adeguato epiteto “pig”- prediligendo però una scrittura simbolista, capace di parlare di contemporaneità sfruttando un immaginario ricco, non banalmente retorico (nel video, peraltro, un’ulteriore rivalsa: il morto si alza e, facendosi beffa di tutti quanti, si veste e se ne va).

Tra episodi più patinati (“Drunk On a Star”) e delicati stop-and-go pianistici (la già citata “Destroyer”, che sembra rileggere -con squisita sensibilità soul- la nostalgia della dylaniana “Girl from the North Country”) Kevin Morby plasma un songwriting complesso, raffinato, immerso nella contemporaneità ma abilmente arrangiato secondo un gusto tradizionale che si pone in un tempo indefinito e forse, proprio per questo, capace di durare, slegato dalla proprietà distruttrice di questo presente.

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