V Video

R Recensione

8/10

PJ Harvey

The Hope Six Demolition Project

Ah, che donna la Polly Jean. Nessuna come lei ha saputo cantare meglio l'ossessione dell'amore, le cicatrici spesse della dipendenza dall'altro sesso, della sua sudditanza, così come l'ansia di riscatto, quel machismo restituito con la stessa moneta facendosi scrivere sulle sue gambe sinuose lick my legs per poi dichiarare che era tutta una messinscena e che lei stava male davvero, ma cercava solo, con un po' di rossetto e lustrini, di apparire sicura di se stessa per lenire le ferite dell'anima e del corpo.

La diafana Polly, sposa in bianco di un marito che l'ha abbandonata all'altare come una novella Miss Havisham con un pianoforte a inspessire le trame dolorose della sua esistenza nel bellissimo White Chalk, sembra aver ritrovato la serenità perduta ed ha imbracciato una chitarra a mo' di fucile per spodestare i potenti ed urlare loro in faccia che esiste un manipolo di disperati pronti a riprendersi il posto che gli spetta in questo lercio mondo.

Se prima era l'Inghilterra a bruciare, ora è il mondo intero, ovvero l'America, di quel presidente sbiancato e sbiadito al soldo delle lobbies e pronto a pigiare il bottone per l'ennesimo conflitto senza senso.

The Hope Six Demolition Projec -anticipato da un vero e proprio laboratorio musicale tenuto alla Sommerset House di Londra nell'arco di due mesi, lo scorso anno, in cui i fortunati spettatori hanno potuto giovare dell'ascolto di molti dei brani che poi sarebbero comparsi nel disco- esce a ben cinque anni dal suo fortunato ed ispirato predecessore Let England Shake, con i fidi Flood e John Parish in cabina di regia, confermandosi come un'ulteriore prova della classe cristallina della chanteuse del Dorset.

The Community of Hope, secondo singolo e video estratto è un rotolante rock-wave nella migliore tradizione Patti Smith dalle parti di Wave, che sciorina un testo al vetriolo contro la decisione del governo degli Stati Uniti che attraverso il progetto Hope Six ha disposto la demolizione degli alloggi pubblici dei quartieri più poveri della città di Washington D.C. per far spazio a nuovi nuclei abitativi, situazione che ha creato molti disagi alle famiglie meno abbienti. Il rock lugubre di The Ministry of Defence con sax bowiano nel mezzo, suonato come una tomahawk da scagliare negli zigomi del ministro della difesa dalla stessa Polly prosegue il discorso, per poi diluirsi nel rock liquido di A Line in the Sand, sorretto da una ritmica incalzante ed una voce così sottile che sembra sul punto di spezzarsi.

Ma il bello deve ancora venire. Se Chain of Keys, col suo incalzare marziale da apocalisse prossima ventura ci riporta ad un'America rurale, da fields recordings e praterie sterminate a suggerire un legame mai reciso con la tradizione musicale a stelle e strisce (illuminante in tal senso anche la citazione di Jerry McCain di That's what they want nel favoloso The Ministry of social Affairs, un blues gospel futuristico) va a River Anacostia la palma di una delle canzoni più belle mai scritte da Polly Jean Harvey da Is This Desire? ad oggi: una zona franca tra Doors e Portishead, cantata con un trasporto mistico, quasi in trance, sull'orlo dell'abisso.

Un vero gioiello incastonato in un disco ispirato, senza neanche un momento di stanca o calo creativo, con un uso sapiente dello spazio musicale e delle risorse dello studio di registrazione. The Wheel (altro singolo killer, il primo pubblicato), la preghiera laica Dollar, Dollar (con tanto di suoni di strada in sottofondo, povere anime che vendono oggetti disparati per pochi spiccioli) e la world music virata in seppia di Near The Memorials to Vietnam and Lincoln (con i fidi Enrico Gabrielli ed Alessandro Stefana)  fungono da squisito corollario e mettono un punto e a capo alla prossima sfida di Polly. Cosa si inventerà? Non lo sappiamo, ma la aspetteremo trepidanti. Inchiniamoci, signori.

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zagor 8/10
luca.r 7/10

C Commenti

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zagor (ha votato 8 questo disco) alle 21:06 del 12 agosto 2016 ha scritto:

gran disco, chain of keys e river anacosta tra le sue migliori canzoni di sempre. Polly jean regna! bella rece.

Paolo Nuzzi, autore, alle 16:09 del 29 agosto 2016 ha scritto:

Thank you Zag! Ora mi gusto anche la versione live postata da te!

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 20:55 del 29 agosto 2016 ha scritto:

confermo, rece davvero deluxe! nel video postato è fica anche la capigliatura, chiaro omaggio di PJ alla sua maestra Siouxsie

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 13:05 del 29 agosto 2016 ha scritto:

bella versione live di the wheel

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 13:06 del 29 agosto 2016 ha scritto:

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 12:05 del 31 agosto 2016 ha scritto:

Condivido nella sostanza le considerazioni della recensione. Alcuni pezzi da pelle d'oca (su tutti a mio avviso "Dollar, Dollar"), pochissime cose fuori fuoco. Ripasso per il voto.

Paolo bravissimo come sempre.

Paolo Nuzzi, autore, alle 12:49 del 31 agosto 2016 ha scritto:

Grazie Fra', con i tuoi complimenti mi permetto di gongolare Zag, bellissima versione di The Wheel, me gusta! Sai che non sono mai riuscito ad ammirarla live? Accidenti!

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 13:15 del 31 agosto 2016 ha scritto:

male, male...PJ dal vivo è un' amazzone, una forza della natura, sia nelle vesti di rocker grungettosa (periodo rid of me o uh uh her) sia in quelle da diva fatale ( seconda metà anni 90)

Giuseppe Ienopoli alle 21:09 del 2 settembre 2016 ha scritto:

... mi avete costretto ad harveyzzarmi ... per adesso mi limito a constatare che la versione con le penne è più carismatica,

ma questa con mini assorbente in bellavista e tacco 12 attizza in men che non si dica ... !

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 13:37 del 3 settembre 2016 ha scritto:

dai che abbiamo superato i commenti della rece di Rihanna, l'onore del sito è salvo....i dischi precedenti li conosci, giuseppe?

Giuseppe Ienopoli alle 22:00 del 3 settembre 2016 ha scritto:

... evidentemente no, sono appena nella fase info e scorazzamento sul tubo ... galeotto il tuo ping pong con Nuzzi, autorevole garante di questo ultimo lavoro che, per le tematiche trattate, oltre al look sciamanico, si impone anche all'attenzione di un ascoltatore non "predisposto" come me.

In ogni caso "ho già comprato" la sua discografia fino al 2007 (da Dry fino a White Chalk) ... mi sembrano degli antibiotici da assumere con cautela e un giusto dosaggio ... poi sulla Polly ho letto anche qualche indiscrezione non completamente positiva ... "andare in giro per luoghi di guerra con le guardie del corpo, o visitare quartieri popolari osservandoli dai finestrini chiusi di un taxi, per prendere spunto su futuri testi, è un qualcosa che lascia discutere. Sia sempre benvenuta qualsiasi forma di protest song densa di coscienza sociale, ma a molti pare più sincera quando arriva dal di dentro piuttosto che da un passante di riguardo, intento ad osservare dallo specchietto retrovisore mentre preferisce allontanarsi."

... semplici malelingue!?

... che il personaggio sia complesso lo si deduce a prima vista ... il mutare convulso della propria immagine e di uno stile musicale mi sa alquanto di Indiana Jones alla ricerca della mitica Arca perduta ... a voi ZagNuzzi la difesa di ufficio, io non sono ancora informato dei fatti e mi affiderei alla clemenza della Corte ... soprattutto per insufficienza di ascolti.

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 21:21 del 5 settembre 2016 ha scritto:

"il mutare convulso della propria immagine e di uno stile musicale mi sa alquanto di Indiana Jones alla ricerca della mitica Arca perduta"..beh sul primo punto che vuoi dire, è una femmina, lo sai come sono le femmine eheheh....sul secondo..uhm, è vero che ha spesso cambiato stile musicale, ma certe cose sono rimaste costanti nella sua carriera (il piglio punk poetico alla patti smith, i blues distorti alla beefhart/cave)..sempore meglio di chi fa sempre lo stesso disco comunque lol...l'aneddoto dei taxi è divertente, alla fine l'unica macchia della sua storia è il brano featuring thom yorke eheheh ( si scherza dai)

Giuseppe Ienopoli alle 16:21 del 6 settembre 2016 ha scritto:

Impressioni di settembre ... ho effettuato degli ascolti a volo di rondine su tutta l' Harveyland e devo dire che la femmina PiGei a volte ti prende e a volte di meno, ma difficilmente ti lascia indifferente ... e questo mi preoccupa un po' ... diventeremo sicuramente amici e allora dovrò giustificarmi ... troppo magra per i canoni meridionali ... e poi avrà pure l'ascella selvaggia!

Ho deciso di ascoltarla più attentamente in cronologia invertita, gli ultimi due lavori (The Hope Six Demolition Project e soprattutto Let England Shake) mi sembrano più aderenti al mio sentire ... a scendere le cose diventano gradualmente più ostiche, ma capisco che una rondine non fa sbocciare la primavera.

Mi ci vorrà del tempo per il verdetto finale ...

Un punto fermo: apprezzo molto il taglio filmico dei video, il gusto dell'immagine, l'angolatura e la prospettiva inusuali, i soggetti che ti catturano e non sai il perché.

http://www.ondarock.it/songwriter/pjharvey.htm ... mi sembra una disamina onesta e seria ... a parte il taxi ... e io ci metterei pure il clapping con i guanti ... !

https://youtu.be/tGFvp3431iM

Paolo Nuzzi, autore, alle 16:34 del 6 settembre 2016 ha scritto:

Continua l'ascolto caro Giuseppe, ti aspetto al varco... Silano!

fabfabfab (ha votato 9 questo disco) alle 9:35 del primo settembre 2017 ha scritto:

Recuperato con leggerissimo ritardo. Opera di straordinaria purezza.