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R Recensione

6/10

Soap&Skin

Narrow

Anja Franziska Plaschg ha fatto un passo in avanti come donna e un paio indietro come artista: scioglie i capelli, li lava e li colora di rame; schiarisce la pelle, il viso è bianco latte, le occhiaie quasi sparite; e mette in mostra le labbra carnose che ha, due splendide curve rosee a formare un broncio appena pronunciato. Ancora non si trucca – e fa bene, lei è Soap&Skin – ma qualcosa si trasforma nella sua musica.

 Innanzitutto la lingua, quella parlata: tedesco, francese, inglese, Soap&Skin si districa tra gli idiomi europei marcando i tratti tipici delle tre e dando vita a diverse interpretazioni cantautorali (l'intrigante impetuosità voce-piano da metà "Vater" in poi, la sinuosità elegiaca di "Voyage Voyage", cover slow-ballad che poco spartisce con la hit-dance di Desireless, e il saldissimo controllo melodico di "Wonder" – la migliore di questo "Narrow" – bellissima nei contrappunti delle voci corali e nel mood invernale che emana). Superati questi, quello che emerge nel resto dell'album, purtroppo, è la perdita pressoché totale di quella anarchia compositiva che aveva reso tanto grande l'esordio "Lovetune for Vacuum", tutto un groviglio di improvvisazione timbrica, isterismi teatrali, ritornelli aggraziati, urli, spari, ninna-nanne e sinfonie barocche. Il formato canzone sta stretto nelle vesti dell'imprevedibile Anja, i brani appaiono come bozzetti poco ispirati, non decollano mai veramente, e complice anche la brevità generale dell'album, scivolano via senza lasciare traccia: "Cradlesong" e "Lost", per dire, poco o nulla aggiungono alla scrittura della giovane, svolgono il compitino accennando qualche nota del pianoforte (rigorosamente polveroso e scordato, come in "Lovetune for Vacuum") e fanno spazio a una voce, tra il ventilato e il metallico, decisamente troppo piatta per come eravamo abituati.

 Sembra avere le mani legate la nostra Anja, non osa più con squarci lirici di fervente tensione emotiva o con esperimenti elettronici: di quest'ultimi, solo "Deathmental" con la sua deviazione industriale o "Big Hand Nalls Down" con l'apertura di battiti gravi e stridori acuti intervallano un po' la produzione, altrimenti cantautorale in pieno. Ma anche in questo caso, la sensazione è che si tratta semplicemente di pezzi mal riusciti, confusionari e inconcludenti. L'unico pezzo che rimanda a "Lovetune for Vacuum" è "Boat Turns Toward the Port", tutto incastrato sui versi registrati di una macchina da scrivere e una sfiancante sessione di urli liberatori carica di pathos. Un album che non dispiace del tutto ma che convince a metà.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 14 voti.
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gull 7/10
Teo 6/10
target 6/10
REBBY 7/10

C Commenti

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gull (ha votato 7 questo disco) alle 0:33 del 4 febbraio 2012 ha scritto:

D'accordo solo in parte. Vero che l'esordio è di un altro livello, però anche qui non mancano le dimostrazioni del talento cristallino e peculiare di questa artista. "Vater", ad esempio, è magnifica con quel crescendo vocale disperato (non ci sono spari, ma gli urli si! ).

Ma anche il resto mi piace, eccezion fatta per i due pezzi, "Cradlesong" e "Lost", da te particolarmente criticati (ed in effetti dispensabili).

Trattandosi di un mini album non mi delude. Interlocutorio, in attesa di un progetto più corposo, ma a mio parere per nulla male.

Filippo Maradei, autore, alle 0:48 del 4 febbraio 2012 ha scritto:

Sì, sono stato particolarmente severo con lei perché ha capacità straordinarie e può fare molto ma mooolto di meglio, e non voglio che si perda per strada. Piccole sgridate paterne, chiamiamole così.

hiperwlt (ha votato 6 questo disco) alle 9:37 del 4 febbraio 2012 ha scritto:

mi piace "voyage voyage" (rufus?) e, soprattutto, "boat turns toward the port", che per me era già uno dei migliori pezzi del 2011. a Fil "Wonder", a Simone "Vater": un bel vantaggio per la anja, no? nel senso che, nella - tutto sommato - organicità del lavoro (che possiamo dividere in: a) bozzetti di piano goth/dark; b) industrial-piano che fa il verso a se stesso - "ddmmyyyy"- e a certo electro-goth sulla scia di zola jesus ecc) ci sono sfumature che possono attirare in modo diverso. sul secondo punto: ampiamente mal strutturato, per me ("deathmental" tremenda; ancora ancora "big hand nalls down"). in attesa di un lavoro più compiuto: parziale involuzione - come fai notare ad inizio rece: bravo Filip!:

target (ha votato 6 questo disco) alle 12:08 del 4 febbraio 2012 ha scritto:

Io sono invece d'accordo su tutto quanto scrive Filippo, parola per parola. Metà disco cestinabile, dai bozzetti 4 e 6 (che anche a sentirli più volte non arrivano mai a dire nulla), a "Deathmental" (un aborto, più che un bozzetto) e "Big Hand Nalls Down" (mezzo aborto, mezzo bozzetto). Poi, c'è "Vater", che è una canzone assoluta, e la delizia di "Wonder" e di "Voyage Voyage". Splendido il modo in cui la Plaschg riesce a stornare e deviare l'originale. Le farei reintepretare un po' di pezzi eurodance belli torvi ("Omen III" dei Magic Affair è lì che la aspetta, eheh): ne uscirebbe un gran disco, mi sa. Insomma, è proprio il caso di dire "mezza delusione", anche se l'altra metà dimostra che da lei possono uscire ancora grandissime cose.

salvatore (ha votato 8 questo disco) alle 12:31 del 4 febbraio 2012 ha scritto:

Io rientro tra quelli d'accordo solo in parte poiché ritengo che su otto brani almeno 4 (Vater, Voyage voyage, Wonder e Boat...) rasentano la perfezione e i restanti non li trovo così poco ispirati. Cradlesong, per esempio, è la più delicata del lotto e al centro dell'album ci sta benissimo. Lost effettivamente va sulla stessa scia, ma ha una melodia meno riuscita, quindi risulta un po' inutile. Le sperimentazioni semi industrial (Death metal sembra una canzone degli Xiu xiu) le trovo interessanti, pur dando l'impressione di essere un po' abbozzate...

Lavoro interlocutorio che conferma il talento della Plaschg...

Voto 7,5

REBBY (ha votato 7 questo disco) alle 15:55 del 3 maggio 2012 ha scritto:

Questo mini-album sembra ancora più funereo ed impregnato di sofferenza dell'album d'esordio! Anche a me non piacciono tutti i brani, ma Vater, Wonder e Boats turns toward sono emozionanti (malinconia e bellezza) e confermano il talento e l'originalità di questa giovanissima musicista.

tramblogy alle 23:19 del 21 luglio 2012 ha scritto:

Che brava ieri a Ferrara...e' pure mezza svenuta.

Gio Crown (ha votato 7 questo disco) alle 18:33 del 2 dicembre 2012 ha scritto:

E' il primo che sento di questa giovanissima...mi è piaciuta perché mi ha ricordato tantissimo Nico e perché assomiglia a Cat Power e un po' (anche se il genere è diverso) ad Anna Calvi. Concordo con il recensore, non tutti pezzi sono riusciti... ma è così giovane ha tempo per maturare e il talento è indiscutibile.