32 - Il post punk inglese dal goth rock al p funk (1/6)

Con il termine post punk ci si riferisce normalmente a gruppi che portano avanti il discorso musicale cominciato dal punk e lo portano in direzioni musicali nuove, andando tendenzialmente ad identificare l’area inglese del fenomeno new wave: è importante capire che se, fin da subito, in America il del punk-rock era solo uno dei tanti frutti sbocciati dall’ondata del 1975-77, con, accanto ai Ramones artisti come Television e Suicide, in Inghilterra i suoni che emergono nel 1977 sono quelli dei Sex Pistols e dei Clash, cioè del punk in senso stretto: solo così si può spiegare e capire il fenomeno della new wave inglese che ha sempre il punk come suono e punto di partenza e che, nonostante la fusione con la lezione musicale di gruppi storici della tradizione inglese come David Bowie e Roxy Music e le sperimentazioni con generi più esotici, come il dub e il kraut rock, mantiene una sua impronta caratteristica che si fa sentire in tutte le sue infinite e tortuose diramazioni.
Il primo disco a poter essere definito post punk è “Pink Flag” dei Wire, del 1977, un disco che introduce nel punk-rock una complessità, un’ironia, ma anche una vena pop fino ad allora sconosciute al fenomeno, rivelandosi influenza imprescindibile per tutta la musica la new wave inglese a venire, arrivando poi ad introdurre i sintetizzatori, apparentemente antitetici al suono del punk inglese, in “Chairs Missing” del 1978 e nel capolavoro, “154”, del 1979.
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