C Capitolo 16 - Il progressive rock e Canterbury - pagina 1 di 8

16 - Il progressive rock e Canterbury (1/8)

Fin dai tardi ’50, quando i 45 giri rhythm’n’blues e rock’n’roll cominciano ad arrivare dagli Stati Uniti alle nebbiose lande inglesi, tra le due coste dell’oceano si crea un gioco di reciproche influenze che sarà stato responsabile di gran parte delle evoluzioni del rock degli anni ’60; nonostante il gioco di specchi e i paralleli non possano essere messi in discussione, bisogna comunque tener conto di quanto i presupposti ed il background delle rispettive scene musicali siano diversi: in America alle spalle di una determinata scena musicale c’è spesso un movimento , da quello controculturale di Greenwich ai figli dei fiori di San Francisco e la musica è un’espressione spontanea e (inizialmente) sotterranea di quelle aggregazioni sociali.

In Inghilterra ci sono sì delle scene musicali cittadine, come quella blues di Londra o quella del Merseybeat di Liverpool, ma spesso il diffondersi di nuovi stili è privo di risvolti sociali e spesso è il risultato di una fortunata idea manageriale ( come l’importazione del Light show nel 1966 che lancia per breve tempo il movimento psichedelico).

Tutto questo non va inteso come una critica, quanto piuttosto come una chiave di lettura per capire le coordinate stilistiche che da sempre si accompagnano all’“inglesizzazione” degli stili americani: una maggior libertà interpretativa a cui spesso si è associato un maggior arricchimento ( o ammorbidimento, a seconda dei punti di vista) in chiave melodica.

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Spakka1985 alle 8:11 del 23 marzo 2016 ha scritto:

E poi???... l'autore è collasso mentre scriveva?....o finisce veramente così??

zagor alle 20:30 del 23 marzo 2016 ha scritto:

sotto l'articolo c'è la finestra delle pagine successive, clicca li.

Paolo Nuzzi alle 11:00 del 24 marzo 2016 ha scritto:

Stavo per scriverlo io, grazie Zagor