V Video

R Recensione

10/10

Jefferson Airplane

After Bathing at Baxter's

1967, l'anno in cui tutto esplode.

L'underground esce definitivamente alla luce del sole, anche grazie al crescente interesse del mercato, la controcultura è più consapevole, forte e fiorente che mai, la California è la terra promessa per artisti, intellettuali e attivisti politici. La musica rock americana ha saputo riportare tutto a casa (Bringing It All Back to Home...) alcuni anni prima grazie all'impegno di Bob Dylan, strappando alla Gran Bretagna il ruolo di centro culturale che ha mantenuto per tutta la prima metà degli anni '60.

L'America degli hippie e dei freaks ha saputo imporre la musica come esperienza totale, ha saputo nobilitare il rock facendolo diventare fenomeno sociale e politico, oltre che culturale, trascendendo i connotati di semplice passatempo che questo aveva sempre avuto, rivestendolo di spessore cerebrale e letterario, rendendo l'ascolto qualcosa di estremamente impegnativo, connotante e coinvolgente.

Gli eroi di questa rivoluzione sono molti: dalla satira colta e poliedrica di Frank Zappa, al decadentismo metropolitano dei Velvet Underground, all'esistenzialismo mistico dei Doors fino agli esperimenti acidi dei Grateful Dead...Un vero pullulare di intuizioni e illuminazioni, una irrefrenabile foga espressiva e creativa.

In questo contesto si inserisce un altro celebre gruppo, vero e proprio testimone del comunitarismo hippie: i Jefferson Airplane. Già conosciuta dal 1965 e con all'attivo due album, Jefferson Airplane Takes Off e Surrealistic Pillow, la band di San Francisco decide di andare oltre alla psichedelia in forma canzone dell'ultima splendida prova, contenente inni quali White Rabbit e Somebody To Love, per avventurarsi in un acid blues ancora più sperimentale ed azzardato, dando spazio a sensibilità che non erano ancora state pienamente sfruttate.

Qui sta la grandezza della band, nel saper incarnare l'ideale comunitario non avendo una sola figura di riferimento nella propria line-up. Certo, il fascino di Grace Slick ne faceva un elemento riconoscibile e caratterizzante, ma sul piano artistico la carriera dei Jefferson Airplane si è sempre delineata in modo tale che ogni album risentisse dei contributi dei diversi componenti, in una sorta di rotazione del ruolo di mente creativa. Il gruppo per eccellenza, mi verrebbe da dire, in cui ogni elemento pesava allo stesso modo di tutti gli altri.

Così After Bathing At Baxter's è l'album dove viene fuori più che mai la matrice sperimentale e psichedelica del chitarrista Paul Kantner, vero protagonista di questo lavoro insieme alla Slick, entrambi interessati a fare qualcosa di “meno commerciale” rispetto al precedente successo. Se infatti Surrealistic Pillow era dominato dall'approccio folk e cantautorale di Balin, il nuovo sforzo stava nel superare i limiti dei tre minuti di durata dei brani per concentrarsi maggiormente sul contenuto e sulla sperimentazione.

Lo studio di registrazione, una villa di L.A. affittata per 5000$ al mese, diviene il laboratorio dove per sei mesi (invece dei 13 giorni che richiese la creazione del precedente) i Jefferson Airplane mettono alla prova la loro perizia e la loro fantasia, consolidando oltre all'impegno artistico anche la vita di gruppo.

In After Bathing At Baxter's la linearità dei brani si fa sempre più intricata e traballante, per sviluppi imprevedibili, armonie complesse, dilatazioni surreali e massicci utilizzi di feedback ed effetti sonori.

 

Ed ecco che con la prima The Ballad of You & Me & Pooneil appare tutta in una volta la carica immaginifica di Kantner per un brano dagli sviluppi mozzafiato e imprevedibili. Un baccanale dove le voci in coro sono trascinate e sospinte da una ritmica incalzante e sregolata, da un costante fiorire di assoli e da una lead guitar più acida che mai. Gli sviluppi dicevo...Rallentamenti riflessivi e cavalcate elettriche, in un continuo sussulto febbrile incapace di dare attimi di tregua. Il vagheggiamento tenebroso di metà brano, a cui è affidato il compito di concedere qualche istante agli altri strumenti, non fa però che darli la carica per un finale ancora più corrosivo e coinvolgente di prima, per un tripudio estatico che segna uno dei migliori esempi di acid blues anni '60.

Se il buon giorno si vede dal mattino...

Segue A Small Package of Value Will Come to You, Shortly, episodio tanto breve quanto straniante rispetto all'hype del primo brano. Un collage schizofrenico di suoni sparsi esplicitamente studiato per rendere omaggio al grande re del genere, il mitico Frank Zappa.

Solo uno stacco freak però, perché Young Girl Sunday Blues torna a catturarci in maniera quasi commovente, grazie anche al vuoto creato dall'insolito intermezzo, fornendoci un'irresistibile sintesi frutto della collaborazione di Marty Balin, capace come al solito di nobilitare il brano col suo magico lirismo, e Paul Kantner e le sue visioni psichedeliche. Altro brano dall'immediata potenza immaginifica, mollemente adagiato sul basso supremo di Jack Casady, direttamente ispirato dalle soffici composizioni del precedente Lp.

Martha segue cambiando nuovamente tono al tutto, dando vita ad un leggero arpeggio folk, subito inacidito dalla chitarra elettrica e elevato dalla voce della Slick. Un flauto ad aggiungere leggerezza al pezzo, per una composizione onirica ed ipnotica, caratterizzata per il suo raccoglimento intimista ed ermetico, giocata su un alternarsi cromatico raffinato e complesso.

La successiva Wild Tyme (H) si scrolla di dosso la quiete in cui ci eravamo appena adagiati per da r sfoggio ad un tipico pezzo di battaglia alla Somebody To Love: calcato e velleitario, slanciato e accelerato da un Kaukonen in grado di dare il meglio di sé, imbevuto da un senso di immanenza e fatalità, profetico nel dipingere con straordinaria passione lo spirito degli anni '60 più battaglieri e combattivi. Kaukonen si cimenta subito dopo nell'infiammato blues di The Last Wall of the Castle, velocissimo e immediato, ultimo slancio di aggressività prima di quello che sarà uno dei brani più raccolti della carriera dei Jefferson.

Rejoyce vede Grace Slick alle prese con una ballad colta, ispirata allo stream of consciousness dell'Ulysses di Joyce, dominata da un piano grave e lento, precipitato in una vorticosa discesa dall'intervento di una ritmica jazzata e marziale, volta allo sviluppo orientaleggiante e mistico che ci stordisce dopo vari saliscendi melodici, per riportarci, sotto la guida del basso plastico di Casady, verso un crescendo di somma perizia, esemplare nel far convergere ogni elemento in un'armonia totale e perfetta, virtuosa e altamente poetica.

E ancora Kantner a rimembrare i toni di Wild Time nella cavalcata di Watch Her Ride, prima che l'atmosfera venga del tutto stravolta dalla monolitica stazza della spaventosa suite di Spare Chaynge. L'efferatezza e la visionarietà di questa nuova prova dei Jefferson Airplane appare qui in tutta la sua grandezza. Un lento affiorare di sonorità sfocate e vaghe, un lento prendere consistenza tutto teso ad una combustione spontanea causata dall'inesorabile arroventarsi dei suoni. Un tira e molla stordente, una serie di rallentamenti e riprese caustiche e dagli esiti imprevedibili, un potenziale immaginifico mai sperimentato frutto della esemplare sintonia di Casady, Dryden e Kaukonen. Chiedete ai Quicksilver Messenger Service da chi hanno tratto ispirazione per le scorribande desertiche di Happy Trails. Gli apici raggiunti in questo brano non torneranno più, perlomeno non sotto queste spoglie, rappresentando un inimitabile esempio di sregolatezza e genialità, uno dei vertici del rock psichedelico di sempre.

Le sorprese non sono finite ovviamente, gli ultimi due brani hanno ancora molto da dire. A partire da Two Heads, altro capolavoro targato Grace Slick, sorta di White Rabbit rivisitata e stravolta, capace di unire ritornelli soffici, delicati e vellutati a strofe gravi e ruvide, per un dualismo vertiginoso e traballante.

Ma è l'ultima Won't You Try/Saturday Afternoon, indelebilmente legata a quella splendida esecuzione a Woodstock all'alba, a chiudere degnamente le danze. Un morbido e sospeso incedere ci accompagna per mano nel suo invito ad espandere la coscienza, all'esperienza lisergica, alla trascendenza totale. L'ennesimo inno involontario, scaturito da una creatività strabordante e da una passione senza freni, da un idealismo capace di imporsi con fermezza sfrontata sulla realtà.

L'anima degli anni '60, questo è After Bathing at Baxter's, dunque immenso ed emozionante, enfatico, senza freni, immaginifico, radicale, sfrontato, ambizioso e capriccioso, superbo.

La grandezza di quella generazione sta tutta qua, intimamente legata con questi suoni che danno effettivo potere all'immaginazione. Una testimonianza più preziosa di quanto si possa immaginare.

Grazie Grace, grazie Jorma, Marty, Spencer, Paul e Jack. Di cuore.

Peace.

V Voti

Voto degli utenti: 9,3/10 in media su 29 voti.
10
9,5
9
8,5
8
7,5
7
6,5
6
5,5
5
4,5
4
3,5
3
2,5
2
1,5
1
0,5
sarah 10/10
magma 9/10
REBBY 9,5/10
tecla 9/10
alekk 10/10
Mandrake 10/10
ThirdEye 9,5/10
MrMayo 9,5/10
Robio 9/10
B-B-B 9,5/10
Lelling 9,5/10

C Commenti

Ci sono 20 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
Effettua l'accesso o registrati per commentare.

sarah (ha votato 10 questo disco) alle 12:47 del 7 dicembre 2009 ha scritto:

Proprio ieri nel forum si parlava di "white rabbit", che coincidenza. Che dire, ogni singola nota dei Jefferson Airplane negli anni 60 è legge per quanto mi riguarda. Disco splendido e perfettamente descritto da Matteo, il perfetto tassello alla botta psichedelica del "cuscino", alle febbrili dilatazioni della "corona" e alla rabbia e al disincanto dei "volontari".

TheManMachine (ha votato 9 questo disco) alle 0:30 del 8 dicembre 2009 ha scritto:

Pulcherrimo. Del resto, l'intera discografia dei JA nel decennio Sessanta è di incomparabile e assoluta beltà. Quale sia il migliore da "Takes Off" a "Volunteers" è esclusivamente una questione di gusti personali. In "Baxter's" è l'Acid Blues a fare di sé mostra sgargiante, nella sua forma più splendida e senza tempo: ascolti questo disco e non sai dire da quale era provenga. La potenza del classico. Il genio creativo di Grace Slick che si disvela qui in tutto il suo fenomenale splendore. L'eccelso lavoro delle chitarre. Il concetto di "filler" o "riempitivo" che dir si voglia che con "A Small Package of Value" acquista elevato valore intrinseco e compiuta dignità artistica. L'artwork memorabile, la casa volante dei JA, uscito dalla matita del fumettista Ron Cobb. Tutto è fantastico, qui. Ancora applausi a scena aperta dopo 42 anni. Queasi 43. E complimenti davvero anche a te, Matteo!

Peasyfloyd (ha votato 10 questo disco) alle 20:21 del 8 dicembre 2009 ha scritto:

il loro miglior disco

o perlomeno quello che preferisco. Non c'è paragone con le canzonette di Surrealistic Pillow in ogni caso, anche se certo massimo rispetto per Somedoby to love e White rabbit

DonJunio (ha votato 9 questo disco) alle 14:16 del 9 dicembre 2009 ha scritto:

Ad avercene di canzonette da botta psichedelica come "white rabbit" e "somebody to love", poi in piena summer of love eh!

dalvans (ha votato 8 questo disco) alle 15:14 del 23 settembre 2011 ha scritto:

Buono

Buon disco

magma (ha votato 9 questo disco) alle 18:54 del 5 marzo 2012 ha scritto:

Bellissimo. Che gruppo i J.Airplane, che voce, e che donna la Slick, che compositori in questo gruppo. Grace e il compare Katner soprattutto, almeno in questo disco, ma anche Balin. "Rejoice" è fantastica così come Spare Chaynge. Forse il loro migliore. Certo se la Slick, in Surrealistic Pillow, cantava "Feed Your Head"-nutri la tua mente, in Inghilterra un certo Barrett stava facendo indigestione, tanto per dire, e anche i Grateful dell'amico Garcia erano su un altro livello, ma senza alcun dubbio i Jefferson rientrano con merito tra i grandissimi della scena psichedelica anni '60.

glamorgan alle 13:16 del 9 gennaio 2013 ha scritto:

mi piace molto questo lavoro dei jefferson airplane,lo metto sullo stesso piano di volunteers,seguiti a breve distanza da pillow e crown of creation

alekk (ha votato 10 questo disco) alle 16:53 del 25 aprile 2013 ha scritto:

Straordinario!capolavoro con la c maiuscola

ThirdEye (ha votato 9,5 questo disco) alle 3:30 del 5 luglio 2015 ha scritto:

Il capolavoro assoluto dell'aeroplano, a parere di chi scrive. Magico ed antico...

wooden ships forever (ha votato 9,5 questo disco) alle 13:50 del 3 giugno 2017 ha scritto:

Oltre ad essere un CAPOLAVORO ad oggi risulta per troppi "misconosciuto": Supera di mille miglia i beatleseniani tentativi del sergente Pepe che, in confronto, appare come un maldestro tentativo di rinnovarsi oltre il ritornello orecchiabile...Incomparabile la frescheza musicale e vocale dei JA e la ricerca di un suono davvero totale. Si parla di riferimenti, spesso, a forme musicali più nobili (jazz, blues...) in molti dischi sopravvalutati, ma After Bathing semplicemente è una musica nuova che, come accade ai precursori, non avrà imitazioni. valore 10 E LODE ....!

Giorgio_Gennari alle 10:20 del 25 marzo 2018 ha scritto:

Giustissimo. Andiamo, fan dei Beatles di SDM, riascoltate SGTPepper's e poi questo, quale dei due è più innovativo, surreale e psichedelico? Ma il confronto si puó benissimo fare anche con Piper at the gates of dawn. E ancora c'è gente (tanta, tantissima) che definisce SGT il disco più innovativo del rock psichedelico di sempre.. robe da matti

Cas, autore, alle 10:31 del 25 marzo 2018 ha scritto:

ma ha senso fare un paragone del genere tra due album di due band che distavano l'una dall'altra 9mila chilometri, usciti in contesti radicalmente differenti? insomma, a che serve?

unknown alle 12:14 del 25 marzo 2018 ha scritto:

i beatles c'è poco da fare sono figli del loro tempo e come tale hanno influito tantissimo sulla musica e sul modo di vivere sulle mode e quanto altro

hanno inventato il rock? no.... ma lo hanno aiutato a crescere ed insieme ad altri grandi gruppi ( alcuni da te citati) hanno innovato il modo di fare musica

in realtà e la domanda che è sbagliata non bisogna chiedersi se hanno inventato il rock

bisogna piuttosto chiedersi se hanno inventato il pop ..ed in questo caso la risposta è si senza ombra di dubbio

non c'è nota di pop oggi che non sia derivativa della loro musica

e comunque anche in questo caso mi pare improbo fare paragoni tra due grandissimi gruppi con stili cosi diversi

Giorgio_Gennari alle 16:36 del 25 marzo 2018 ha scritto:

Sono stati influentissimi sulla scena pop, appunto, non sul rock psichedelico: lì i veri maestri erano Pink, Grateful e Jefferson. Tra l'altro l'influenza dei Beatles nel rock a venire ha avuto lati positivi ma anche lati molto, molto negativi.

Giuseppe Ienopoli alle 12:23 del 27 marzo 2018 ha scritto:

... ad uso e consumo di estimatori&detrattori_FabFour, potresti fare degli esempi di influenza rappresentativi dei lati positivi e di quelli molto_molto negativi? ... Please&Tenchiù

Giorgio_Gennari alle 13:11 del 27 marzo 2018 ha scritto:

L'influenza sui gruppi pop - e qui apro una parentesi, i Beatles erano principalmente un gruppo pop: chi afferma il contrario, ovvero chi dice che ogni sotto genere del rock (e ne ho sentite di tutti i colori, tipo che con Helter Skelter inventarono il metal) ha volente o nolente imparato da questi Maestri, spesso non sa di cosa sta parlando; influenzarono principalmente la musica pop - come ho detto ha lati positivi e altri molto negativi, mi spiego. Positivi se consideriamo la voglia di arricchire semplici ritornelli con impalcature orchestrali prima impensabili, o la sperimentazione verso canzoni sì canoniche (strofa, ritornello, strofa..) ma con suoni ed effetti ben estranei al concetto di "canzonetta".. penso a Tomorrow Never Knows oppure Strawberry Fields; anche se purtroppo ad inventare questi effetti era spesso George Martin (si pensi alla genesi di Strawberry F.), quindi non erano loro ad essere geni. I loro difetti sono però molteplici: discografia densa con le canzoni migliori sparse in mezzo a diversi brani minori, il rifiuto di andare oltre il concetto di canzone di tre minuti (e quando sforarono questo muro non furono mai geniali come in Revolution 9 (influenzata certamente dall'artista-strega Yoko Ono), penso ad esempio a Hey Jude allungata in maniera imbarazzante), alla mediocrità strumentale, all'incapacità di fare a meno di un produttore geniale capace di arrangiamenti originali. Gli Stones avevano nella formazione Brian Jonas, un tipo che in una settimana poteva imparare a suonare gli strumenti più disparati in funzione di un brano già formato, i Beatles questo arrangiatore geniale non ce l'avevano e avevano bisogno di Martin. Insomma, più o meno ogni gruppo esistente dichiarerà di aver imparato dai Beatles, ma in realtà gli artisti migliori non si sono fermati alle sperimentazioni (moderate) dei Beatles, hanno fatto ben altro

wooden ships forever (ha votato 9,5 questo disco) alle 13:47 del 27 marzo 2018 ha scritto:

Sono molto d'accordo con Gennaro. In effetti la mia voleva essere una piccola provocazione visto che, nel corso del 2017, si sono sprecati gli elogi, i libri, le trasmissioni rediotelevisive etc., per un album che ho dovuto comprare per convincermi di quanto fosse inferiore ad altri straordinari brani di quegli anni che ruotavano, gurda caso, proprio attorno alla California. Fra questi, per l'appunto, c'è il meraviglioso After Bathing at Baxter's (del quale per errore ho cliccato 9,5/10 quando, come avevo scritto, per me vale ...11!!), di cui però - salvo in questo intelligente "social" si sia parlato ben poco (a parte il mitico Bertoncelli degli anni storici...Pop story intendo...). Il problema che mi pongo spesso è come mai negli ann'70 eravamo (per chi c'era, intendo) così selettivi ed oggi mi sembra che sia tutto sdoganato ...cpompreso Sanremo. Capisco tutto ma, almeno, diamo un valore alle cose poi uno decide se sia meglio un buon Chianti o un tavernello, etcc... (ma si dirà i gusti son gusti...). Siccome, viceversa, io titengo che si debba ascoltare solo quello che ognuno di noi ritiene interessante, ho cercato di provocare una discussione ...perchè il tempo è limitato : meglio ascoltare roba buona che ... I Jefferson Airplana hanno una singolarità da evidenziare: hanno costruito 8 album meravigliosi (direi) da Surrealisti Pillow (66) a Baron Von Talboth (73) (incluso quindi Blows against The Empire e Sunfighter) che sfido chgiunque a trovare nell'ambito pop o rock un altro gruppo così straordinariamente prolifico, utilizzando una struttura armonica (vocale e musicale) complessa ma sempre molto organica, nei singoli pezzi ma anche nello sviluppo dell'album sebbene gli autori siano stati molti con ottimi arrangiamenti perlopiù di loro competenza. Ma ancora di più è stata la loro capacità e volontà di coinvolgere i migliori musicisti della West Coast, a cominciare dal genio assoluto di Davids Crosby, passando per Jerry Garcia, etc... con il risultato che ognuno di essi si adeguava ai JA apportando però qualcosa di inconfondibile che spesso non riusciva a produrre all'interno del proprio gruppo musicale o, tantomeno, negli album solo. Si pensi alla versione di Wooden Ships o agli assolo di Garcia che, a differenza di quelli presenti negli album dei Grateful Dead (peraltro straordinari), sono qui misurati, densi e perciò inconfondibili. Ma chi si ricorda che Astral Weeks di Van Morrison (il suo capolavoro assoluto) fu registrato in una settimana dalle parti di California nel 1967...? continua...

Giuseppe Ienopoli alle 15:46 del 27 marzo 2018 ha scritto:

unknown alle 23:31 del 28 marzo 2018 ha scritto:

il vostro problema e che ritenete che una canzone semplice o comunque nei canoni non possa essere rivoluzionaria allo stesso tempo

i beatles oltre ad avere inventato il pop ..hanno preso il rock e le innovazioni che sentivano in dischi di altri gruppi e le portavano nei loro dandogli la luce..perchè vendevano milioni di dischi ed era un veicolo importante decisivo per le nuove sonorità visto che milioni di ascoltatori ne venivano a conoscenza...il loro successo inoltre ha contagiato molti ha fatto venir voglia di suonare di creare gruppi ....

i jefferson aiplane era un gruppo psichedelico ed innovatore ma in quel periodo ce ne erano molti gruppi cosi

tutti bravissimi tutti grandissimi e tutti hanno scritto un pezzo di storia della musica

nel 1967 i vari sg peppe doors pik floyd hendrix velvet cambiaro per sempre la musica.. quello che c'era prima dopo non c'era più.... fu un cambiamento epocale..più ancora di quello del 1977

eppure mentre c'era il rinnovamento totale...c'era che addirittura faceva salti nel futuro..ad esempio i silver apples se ne uscirono con un album già proiettato negli anni 80...eppure era solo il 68

unknown alle 23:33 del 28 marzo 2018 ha scritto:

rispondo a me stesso ..è tardi sono di corsa scusatemi per gli errori grammaticali tipo pik floyd al posto di pink........ sigh