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8/10

Erland & The Carnival

Erland & The Carnival

Love Is a Killing Thing, con il suo farsi avanti timidamente, quasi chiedendo il permesso, ci fa subito capire chi abbiamo di fronte: nonostante la levatura di un personaggio come Simon Tong (The Verve, The Good, The Bad & The Queen) gli Erland & The Carnival si propongono in tutta umiltà all'ascoltatore, mettendosi interamente in gioco sfruttando con calma e pazienza i loro svariati assi nella manica.

Si parlava di Love Is a Killing Time, appunto. Gli umori del brano si dipanano lentamente, tra una manciata di accordi reiterati, cori riverberati, anima psichedelica e noir. Poi l'organetto e il ritmo sempre più calcato, l'incendiarsi del tutto in una schitarrata distorta e inesorabile (i Verve di A Storm in Heaven mescolati ai Pentangle...). Una spirale, un rito iniziatico di matrice psych folk che apre il sipario ad uno stordente marasma carnivalesco, acido e multisfaccettato.

L'atmosfera si anima con il tripudio di My Name is Carnival (cover del brano omonimo di Jackson C. Frank), zingaresco rincorrersi di accenti e battute in levare, capace di viaggiare su una linea elettronica “cosmische” (o space rock) che aggiunge profondità ad un brano dai deliziosi sentori oppiacei, dai tratti sfumati e dissolventi.

La filastrocca di You Don't Have To Be Lonely, dal gancio melodico a base di organetto da fiera, è impreziosita dal lavorio alla chitarra di Tong, dalla voce calda e matura di Erland Cooper e dalla pressante sessione ritmica (Danny Wheeler al basso e David Nock alla batteria). Ad alleggerire il tutto la leggera anima indie pop di Trouble In Mind, ben infarcita da un senso dell'armonia ricco e variegato, sempre in grado di dare morbida pienezza al dispiegarsi dei brani.

The Derby Ram ritorna a dare vigore all'album con la sua spigliatezza e il suo procedere circolare, sorretto da linee elettroniche e dall'onnipresente (e piacevolissimo) organetto. La gentile fanfara di Disturbed This Morning è poi qualcosa di incantevole. Agli arpeggi folk della chitarra si affiancano presto pulsazioni cosmiche ipnotiche (grazie al synth di Andy Bruce) unite ad una fragrante sessione di fiati capace di gonfiare il ritornello e di aggiungere calore al tutto.

Un marchio di fabbrica, di già, quello del sound Erland & The Carnival: Was You Ever See traccia un colorato miscuglio psichedelico di organetto e vibrazioni rigonfie, Everything Came Too Easy dà vita ad un western-rock galoppante, One Morning Fair dipinge un altro paesaggio acido dove una potente anima rock si mescola alle liquide soluzioni di organetto e strumenti elettronici.

Un disco di gran classe, ponderato e misurato ma vitale e passionale. Un ottimo compendio di acid-folk a base di synth, un graziosissimo lavoro “alternative” che offre la giusta dose di fragranze sonore per salutare come si deve la primavera.

 

C Commenti

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tarantula alle 8:00 del 8 aprile 2010 ha scritto:

Ascoltato circa un mese fa: grandissimo disco, molto emozionante e, soprattutto, non ha cali nella tracklist. Una delle migliori uscite del primo trimestre 2010.

target (ha votato 7 questo disco) alle 15:58 del 8 aprile 2010 ha scritto:

Davvero un bel disco: nel genere psych-folk tradizionale inglese, rivisto però - come dici tu - con spirito carnevalesco-zingaresco, supera di brutto quello dei Midlake, sia per varietà (non ti sembra di ascoltare sempre lo stesso pezzo) che per scrittura. E "Love is a killing thing" è deliziosa!

Roberto Maniglio (ha votato 7 questo disco) alle 23:57 del 8 aprile 2010 ha scritto:

niente male...

hiperwlt alle 18:55 del 9 aprile 2010 ha scritto:

"love is a killing thing" è l'amore sbocciato tra i fleet foxes e i qotsa (che provano "no one know" in una sala prove insonorizzata dall'altra parte del quartiere). l'album lo sto ascoltando ora: impressione buone, genere nelle mie corde.

bill_carson (ha votato 8 questo disco) alle 10:44 del 13 aprile 2010 ha scritto:

disco bellissimo

uno dei migliori dischi ascoltati in questo 2010.

bella rece.

il classico caso di disco di cui parlerebbero tutti se fosse stato tirato fuori da qualche band modaiola.

Folk, pop, arrangiamenti psichedelici, sapore new-wave, melodie, bluegrass, garage, suono vivo.

Ivor the engine driver (ha votato 8 questo disco) alle 10:29 del 29 aprile 2010 ha scritto:

bello, l'avevo lasciato perdere un po' di tempo fa, ora me lo sto godendo, anche perchè la mia autoradio ha deciso di non far più uscire il cd quindi, volente o nolente, lo sto sentendo a ripetizione. Mi ricorda molto i Coral dei primi due/tre dischi per la capacità sincretica 60's. Bel dischetto, proprio.

REBBY (ha votato 8 questo disco) alle 18:52 del 3 maggio 2010 ha scritto:

Mi unisco anch'io al coro di elogi per questa proposta che recupera in chiave rock (e cazzuta

eheh) melodie della tradizione popolare europea

(non solo britannica). 5/6 brani, soprattutto

all'inizio, sono letteralmente contagiosi, ma

tutto l'album mi sembra su ottimi livelli. La

sensazione ora è quella che questo CD stazionerà

a lungo accanto al mio lettore...Bravi tutti: Cas,

gli utenti qua sotto e soprattutto la band.

fabfabfab alle 21:32 del 31 maggio 2010 ha scritto:

"Trouble In Mind" candidata come "canzone dell'estate"...

Fender (ha votato 8 questo disco) alle 21:26 del 19 luglio 2010 ha scritto:

Oh finalmente qualcosa di un pò meno "elettronico"!!!

jackforjack (ha votato 8 questo disco) alle 18:53 del 26 ottobre 2010 ha scritto:

folk legnoso easy e variegato, un bel quadretto d'insieme, creativo e pulsante. Su tutte "Was You Ever See" è la mia prediletta.

REBBY (ha votato 8 questo disco) alle 16:54 del 18 novembre 2010 ha scritto:

Sembri avere buon gusto, dal mio punto di vista, ma se vuoi votare senza commento fallo, che la funzione esiste. Se non lo sai fare mandami un pm

che te lo spiego.

facco (ha votato 9 questo disco) alle 17:02 del 18 novembre 2010 ha scritto:

sì volevo solo votare, ho scoperto solo ora come si fa. scusate e complimenti per il sito..

P.s. gran disco.