R Recensione

7/10

Dan Auerbach

Keep It Hid

Chi segue questo sito sarà di certo già a conoscenza dell’ottimo giudizio che il sottoscritto ha riguardo ai Black Keys, duo americano dedito a un garage-rétro tanto succoso quanto anacronistico. Ecco perché non starò a dilungarmi troppo sulla questione, limitandomi a ricordare ai neofiti che Dan Auerbach è il chitarrista/cantante del gruppo e che per l’occasione ha deciso di mettersi in proprio buttandosi in mischia con l’esordio da solista. Ovviamente nessuno stravolgimento stilistico ma il solito consueto consolatorio revival rock che pesca dal cestone del decennio 1965-75 con garbo e raffinatezza, mascherando con astuzia davvero notevole scopiazzamenti più o meno clamorosi.

Ad esempio When the night comes (cantata da Jessica Lea Mayfield) fa palesemente il verso al soul-rythm’n’blues di Stand by me, pur non arrivando mai a toccare i picchi vocali del buon vecchio Ben E.King ma limitandosi a offrirne una versione dimessa e malinconica. Street walkin’ invece ha un riff accativante che suona talmente in stile Ron Asheton che dopo tre secondi e mezzo ti accorgi che è parente fin troppo stretta di 1970 degli Stooges.

Ma queste d’altronde sono bazzecole che interessano relativamente quando poi ti ritrovi tra le mani brani fulminanti come Heartbroken in disrepair, dove emerge fino in fondo quel gusto per il low-fi viscido e ruvido, quel blues sporco che tra elettricità diffusa e assoli claptoniani non può non farti esclamare con clamore un fatidico “Oh Yeah!” lasciando basita la gente attorno a te che ti guarderà come un alieno. Si è citato Clapton non a caso dato che i rimandi ai Cream sono ben visibili anche nel ritmo di Mean monsoon e nell’epicheggiante Keep it hid.

Blues-rock spudoratamente ‘60s insomma, c’era da aspettarselo… Che però ha il pregio di non rimanere statico ma di spaziare tra le sfumature, accentuando l’aspetto heavy in The prowl o sublimando la lezione schiva e ombrosa di Mark Lanegan (quello degli Screaming Trees) in I want some more.

Qua e là spuntano anche brani che non ti aspetti: Trouble weighs a ton ad esempio sembra uscita da uno degli ultimi American Recordings di Johnny Cash con il suo country-folk essenziale e incisivo. My last mistake invece non può non rievocare i Creedence Clearwater Revival dei tempi d’oro, che spaziavano senza problemi tra country, blues e classic rock.

Ovviamente non poteva mancare il filotto di ballate, talvolta un po’ loffie (come la finale Goin’ home), talvolta fin troppo in stile “classic Black Keys” (When I left the room) ma in grado di raggiungere livelli notevoli con Real desire e Whispered words. La prima una romantic-song con tanto di organo che sembra il frutto di un Joe Cocker particolarmente sobrio e innamorato. Roba sopraffina che riesce a mettere in secondo piano perfino un assolo talmente d’annata da essere ai limiti del manierismo. Whispered words è anch’essa uno dei punti più toccanti e riusciti, in grado di conciliare le capacità evocative di un John Fogerty con l’essenzialità di un Jack White.

Tutto qua? Tutto qua. Solo un altro disco di pregevole classicità rock. Per chi si accontenta e accetta di tanto in tanto anche cose non per forza sperimentali e originali. Oh Yeah!

V Voti

Voto degli utenti: 7,1/10 in media su 11 voti.
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REBBY 6/10
rael 2/10
krikka 7/10
Tizio 9/10
inter1964 7,5/10

C Commenti

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fabfabfab (ha votato 7 questo disco) alle 22:56 del 11 febbraio 2009 ha scritto:

Effettivamente ad un primo ascolto prometteva ben altro. A conti fatti concordo con il recensore. Bel disco, comunque.

REBBY (ha votato 6 questo disco) alle 16:55 del 29 aprile 2009 ha scritto:

Come ben dice Peasy, classic american rock,

soprattutto versante rock blues, ma non solo.

A me "cala con gli ascolti" e quindi è meglio

che io smetta. L'impatto iniziale, come già

per Fabio (mizziga che raffinato che sei),

prometteva di più. Porto con me Heartbroken in

disrepair.

Gengis il Kan (ha votato 8 questo disco) alle 17:49 del 29 aprile 2009 ha scritto:

ottimo

inter1964 (ha votato 7,5 questo disco) alle 10:09 del 29 novembre 2012 ha scritto:

Buon disco, ottima "attitudine". Per me 7,5.