R Recensione

7/10

Van Cleef Continental

Red Sisters

Che ci sia voglia di wave non è certo una novità, anzi lo vediamo ormai quotidianamente da un decennio, ma che questa riesca ad ammaliare pure l’Italia è un dato certo non così scontato. E invece pure il Belpaese ha i suoi motivi di vanto e orgoglio, e dopo il gioiello (Blanking generator) realizzato nell’indifferenza generale dai Key-Lectric troviamo un’altra forte dimostrazione di affetto per gli 80s. Oddio non che i Van Cleef Continental si fermino del tutto agli anni ’80, d’altronde è innegabile che la loro prima fonte sia quel rock noir reduce dall’esperienza dark che ha trovato in Nick Cave il suo maggiore rappresentante.

La cosa sorprendente è che i Van Cleef Continental, pur essendo bresciani, suonano squisitamente anglofoni, e non ci si stupirebbe se venissero da qualche cittadina desolata dell’America meridionale più desertica. E invece il combo guidato da Andrea Van Cleef (voce e basso, già nei Bogartz e Brother K, nome d’arte scelto in omaggio al famoso attore di spaghetti western) viene da Brescia e la cosa più sconvolgente è che questo Red Sisters con cui esordiscono è uscito dapprima in America (ottenendo peraltro ottimi riscontri di critica) e solo ora, ad un anno di distanza, arriva in Italia, grazie all’impegno dell’etichetta indipendente Casa Molloy.

La solita fuga dei cervelli insomma, niente di nuovo sotto il sole. Abbiamo detto che Red Sisters riporta profonde influenze di Nick Cave (vedi soprattutto il noir-blues ballabile, spigliato e istrionico di Then she said, gioiellino del disco), la cui presenza aleggia su tutto il disco come un avvoltoio sulla preda nel deserto. Non a caso parliamo di deserto, cui si riallaccia un’attitudine molto vicina ai Thin White Rope (Catherine walks on the water, Fear of walking up to find you gone) e più in generale ad atmosfere spesso rarefatte e fumose.

Ma nel malloppo si trovano davvero tanti altri rimandi interessanti: dagli Stooges (evidente il debito nel boogie martellante di White woman, più nascosto il legame con il rock’n’roll robusto ed energico di Fire in my bones e Junior bonner) ai Grant Lee Buffalo (l’appassionante apertura di Dry queens), fino ad un gruppo italiano di gran classe, ingiustamente dimenticato e che andrebbe riscoperto: i Carnival of Fools (di qui l’incantevole blues noir di In a red room e Skulls).

La ciliegina sulla torta è la splendida cover di Moonlight shadows: l’hit di Mike Oldfield viene spogliata e rivestita con un elegante manto darkeggiante, con risultati davvero sorprendenti. Grande merito del successo di Red Sisters sta nell’evocatività della voce di Andrea Van Cleef, ma tutta la band mette in evidenza livelli di professionalità davvero buoni.

Il risultato è un disco che appare una splendida summa di noir-rock classico, un po’ sulla scia dell’ultimo lavoro dei Piano Magic (Ovations). Con la piccola differenza che per una volta l’Italia è arrivata prima. Anche se per farlo ha dovuto traslocare all’estero. Uno a uno e palla al centro? O mani nei capelli e solito stato di catatonica disperazione per il livello culturale e musicale (e mi fermo qua sennò sforiamo) del paese? Fate voi.

Sito: http://www.vancleefcontinental.com/   Myspace: http://www.myspace.com/vancleefcontinental   Video:    White woman - http://www.youtube.com/watch?v=nlsvfAb5hP4   Dry Queens - http://www.youtube.com/watch?v=hzzW0CO3-Hs  

Moonlight Shadow - http://www.youtube.com/watch?v=0JzhSkvAhGI

V Voti

Voto degli utenti: 5/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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hiperwlt alle 13:10 del 2 novembre 2009 ha scritto:

interessante il gruppo e la recensione: una fortuna che siano scoperti fuori dall'Italia!ps: il 28 novembre suonano alla latteria artigianale molloy (bs).