R Recensione

8/10

Diaframma

Siberia

È un album molto particolare e molto affascinante questo Siberia, opera prima dei fiorentini Diaframma, capitanati dal poetico Federico Fiumani.

Identificandolo come capolavoro della dark-wave, bisogna precisare però che si tratta di un capolavoro strettamente italiano, in quanto alla sua uscita, nel dicembre del 1984, la musica dark, ed in particolare quella dei Joy Division, era già un genere affermato e consolidato almeno dal 1979. Niente di nuovo quindi, sul fronte musicale, solo la conferma del fatto che questa band, che si era fatta conoscere proprio grazie all’esecuzione delle cover dei Joy Division, era pienamente in grado di padroneggiare lo stile del gruppo inglese. E questo semplice fatto potrebbe già bastare per costituire un motivo d’orgoglio italiano.

Ma quando si parla dei Diaframma non si parla solo di processo di copia-incolla, e allo stesso modo non si può ridurre Siberia ad una mera imitazione dei suoni altrui: c’è dell’altro, ci sono altri atteggiamenti, altre sfumature, altre caratteristiche che fanno di questo album qualcosa di così suggestivo ed emozionante, qualcosa di importantissimo per lo sviluppo della cultura rock nostrana.

E queste caratteristiche sono principalmente due.

Primo: al contrario della dark-wave britannica di Ian Curtis e soci non vi è qui la presenza di rimandi al macabro, al lugubre o alla violenza urbana. In Siberia troviamo undici cristallini quadretti, estremamente decadenti, ma impregnati di poesia, di romanticismo e di idealismo. Non c’è (solo) abbandono e disperazione, ma si può sempre scorgere una tensione verso qualcosa che sconfigga la morte ed il nulla.

Secondo: i testi di Fiumani fanno la vera differenza, regalandoci forse i più bei testi del rock italiano.

 

Ed ecco che la nostra creatura prende forma, materializzandosi in una dark-wave ovviamente cupa, ma anche romantica e poetica, che reinterpreta le angosce e la vuotezza di quegli anni, non avendo la pretesa di costituire una pietra miliare nella storia del rock mondiale, ma certamente in quella italiana si.

 

Lasciamo finalmente partire la prima traccia, la splendida Siberia, dove la voce lirica di Miro Sassolini declama al meglio le parole di quel poeta che è Federico Fiumani. Sono paesaggi freddi e tenebrosi quelli che ci accolgono, che sembrano non lasciare spazio se non alla disperazione ed allo spleen più nero. Ma ecco che quella irrefrenabile tensione speranzosa fa contrasto con le prime impressioni grazie al verso: “poi in un momento coprirò le distanze per raggiungere il fuoco che vive sotto la neve”. Questo è il senso di tutto l’album, ovvero la ricerca del fuoco, del calore, dell’amore, che seppur celato da ghiaccio e oscurità è sempre ben presente.

L’altro grande capolavoro è Amsterdam, dove le atmosfere si fanno più minacciose, stimolate da un basso cupo ed incalzante e ad accordi di chitarra secchi e gelati. Qui la poesia giunge al massimo della bellezza, sfociando nello stra-celebrato verso: “dove il giorno ferito impazziva di luce”, immagine di incredibile immediatezza ed efficacia, ottimo esempio della capacità evocativa del Fiumani.

Di questa traccia è poi presente una versione eseguita in collaborazione con i Litfiba, dove si vengono a perdere le atmosfere rallentate e fosche tipiche dei Diaframma, per un apprezzabile assaggio dei ritmi più vitali e “tzigani” di Pelù e soci.

Il resto dell’album è un viaggio affascinante tra toni drammaticamente cupi e melanconici, caratterizzati dal basso presuntuoso ed estremamente cupo di Leandro Cicchi, come in Delorenzo, intenso elogio, di evidente ispirazione Baudelairiana, della noia, “la mia sola alleata che mi ha seguito ovunque”, oppure in Memoria, dove rispunta quell’elemento salvifico che permette alle angosce ed alle paure di trovare uno sbocco in un “oceano di luce”, qui rappresentato da “il filo che mi lega alle cose, il suono della sua voce”, o ancora a quell’aspirazione pericolosamente autodistruttrice presente in Desiderio Del Nulla.

Con Neogrigio e Specchi D’acqua il tutto si fa più veloce e minaccioso, grazie alle affilate intuizioni della chitarra di Fiumani, e dai ritmi trascinanti e drammatici, mai abbandonati da un notevole senso della poesia, al culmine in versi come: “ il tuo candore sta svenando i miei giorni, ferendo il bagliore della luce notturna che si allontana in un sogno racchiuso nel buio”.

Con Elena e Ultimo Boulevard, ultimi due quadretti dai tratti retrò, di minore vocazione dark ma ugualmente colmi di malinconia, giungiamo alla fine di Siberia.

Abbiamo scoperto che nonostante il ghiaccio c’è sempre un fuoco che brucia, e che l’oscurità può essere squarciata da un oceano di luce.

Ed è soprattutto di questo che dobbiamo essere grati ai Diaframma.

V Voti

Voto degli utenti: 8,4/10 in media su 14 voti.
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bps74 8/10
egon72 10/10
zagor 8/10
PehTer 9/10

C Commenti

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Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 11:10 del 19 giugno 2008 ha scritto:

Album cupo, diretto ed essenziale, con atmosfere profonde e malinconiche di chiara matrice "post-punk"... Una decadente Firenze dei primi anni 80, fotografata magistralmente dal gruppo, mentre è intaccata dalla tristezza, dalle malinconie e dalle ansie della dark-wave. Grande opera! Complimenti per la recensione

Hexenductionhour (ha votato 8 questo disco) alle 20:16 del 24 luglio 2008 ha scritto:

New Wave Italiana

Sicuramente uno dei migliori album italiani in assoluto,una gemma della new wave italiana rappresentata da noi solamente da pochissimi nomi al contrario di quello che successe all'estero alla fine degli anni 70, album fondamentale per un certo tipo di suono cupo e malinconico da molti definito dark-wave, nonostante le qualità tecniche non eccezionali sono stati comunque un grande gruppo che ha scritto grandi canzoni e qusto granissimo album,merito soprattutto della vena poetica di Fiumani grande compositore di testi e di poesie e libri autobiografici in seguito.

In italia sono stati uno dei pochissimi gruppi coerenti che non è mai sceso a compromessi per avere un pò di successo e per questo motivo (ma non solo per questo) è un gruppo che andrebbe stimato e apprezzato, l'unica cosa che mi è dispiaciuta è che lo spirito degli esordi e il loro stile malinconico e romantico è andato un pò a perdersi con il tempo, questo ha fatto in modo che Siberia rimanesse il loro solo ed unico capolavoro,nessun album successivo è riuscito più ad avvicinarsi alle composizioni del loro primo lavoro ed è un peccato che sia finita così perchè altrimenti ad oggi non avremmo sentito parlare solo dei Litfiba, molto probabilmente i Diaframma sarebbero stati altrettanto grandi.

Norvegese (ha votato 8 questo disco) alle 9:26 del primo febbraio 2011 ha scritto:

Il primo album prodotto dall'IRA e vero e proprio punto di partenza per il rock italiano. Basterebbe questo per far entrare nella storia questo lavoro, ma a tutto ciò si aggiunge un contenuto musicale di eccelso livello. Atmosfere dark alla Joy Division, testi cantautorali e basso in evidenza sono gli ingredienti per queste 8 canzoni (più 2 della ristampa). I momenti migliori Siberia, Neogrigio, Amsterdam, Specchi d'Acqua

zagor (ha votato 8 questo disco) alle 0:18 del 30 agosto 2013 ha scritto:

disco ital-wave per eccellenza

Mattia Linea (ha votato 8 questo disco) alle 15:11 del 19 agosto 2014 ha scritto:

Gran bel disco. La voce di Miro Sassolini è a metà fra il cantato e il parlato, mentre la chitarra di Fiumani è gelida, affilata. I testi sono eccezionali, tutta l'atmosfera è cupa e malinconica, con una batteria dritta quasi a confermare ulteriormente il carattere oppressivo del disco. Se si possono avanzare due piccolissime critiche, eccole qui. La base musicale è, più o meno, sempre la stessa. Inoltre, prende troppo spunto (e spudoratamente) dai Joy Division: forse, conveniva osare un po' di più nei suoni. Anyway, album godibilissimo e importante. Da avere. Assieme a "In Perfetta Solitudine", a mio parere, il loro miglior disco.

luca2112 alle 20:00 del 29 settembre 2015 ha scritto:

capolavoro assoluto della new wave italiana

ANGELOSKA (ha votato 9 questo disco) alle 15:13 del 25 agosto 2016 ha scritto:

Si, proprio un gran bel disco. Non me ne voglia Miro Sassolini, ma Fiumani al canto, seppur meno dotato quanto a voce, lo trovo più espressivo e coinvolgente. 'Siberia' era già meravigliosa qui, ma la versione di 'Da Siberia al prossimo weekend' senza il sax e con la reinterpretazione di Fiumani è eccellente.

shadowplay72 alle 0:49 del 27 novembre 2017 ha scritto:

Anche in Italia c'erano grandissime dark-Wave band.mitici diaframma.capolavoro!