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R Recensione

7/10

Zola Jesus

Conatus

La regina del gotico targato Sacred Bones è di nuovo tra noi. Una coerenza invidiabile, un percorso lineare nel quale la Danilova si è imposta come una delle più promettenti e curiose performer dell'underground elettronico. La creatura di Zola Jesus è un ibrido tra più generi, l'ideatrice di acts non facilmente catalogabili dove elettronica, goth, minimal wave, drone, musica da camera si intrecciano in pastose e lente suites oscure.

 

Il progressivo distaccamento dai shittismi degli esordi si è ora sedimentato in una messa a fuoco che privilegia un rigore glaciale nella composizione e una grande attenzione rivolta ad un cantautorato cupo, opprimente, ma con un retrogusto malinconico e labilmente profumato. Una formula ormai riconoscibile e personale che trova in questo Conatus una prima sistemazione organica. Lo dimostra la compostezza austera di Avalanche, litania dove la voce trova finalmente una sua dimensione piena, spiccando su una base freddissima a base di percussionismi robotici, eco e synth fluttuanti. Lo conferma pienamente il gioiellino di Vessel, che allaccia effettistica industrial-glitch (vicina al Patrick Wolf più minimale) a cantautorato goth, costruendo una profondità di vedute di notevole spessore, tra rintocchi gravi di piano e gonfiamenti enfatici dove ancora una volta il lirismo della Danilova conquista spazio con ferma severità. Certo, non si può non notare la grande attenzione spesa nel tentativo di innovare la proposta musicale lavorando maggiormente sulle basi e sugli arrangiamenti (come dimostra il raffinato approccio da camera di Hikikomori, o le affascinanti sperimentazioni glitch di Shivers, o ancora le incursioni (deca)dance presenti nelle pulsanti Seekir e In Your Nature), ma è difficile anche non notare come il loro scopo ultimo sia quello di sottomettersi alle esigenze della vocalist, fornendo cornici e sfondi più che elementi costituenti dei pezzi.

 

La vera protagonista dell'ultimo lavoro di Zola Jesus è quindi la ricerca di una nuova canorità dark dalle forti tinte evocative, dove l'imponente presenza della Danilova sappia costituire il perno su cui tutto possa riconvergere. Il processo risulta però spingersi più a fondo, non incappando nel rischio di risultare fuori fuoco. Invero è già più che soddisfacente la cura con cui sono messe in scena le articolate dinamiche melodiche (prendiamo Ixode, anello mancante tra Siouxsie e i Cocteau Twins), la personalità con la quale è generato uno degli amalgami sonori più affascinati degli ultimi anni. Da tutte le supposizioni traiamo una certezza: la Danilova è in pieno fermento e non dà alcun segno di cedimento. Che il bello debba ancora arrivare?

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Voto degli utenti: 7,7/10 in media su 12 voti.

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benoitbrisefer (ha votato 9 questo disco) alle 1:27 del 9 novembre 2011 ha scritto:

Disco stupendo, gran balzo in avanti della nostra Danilova, che si è quasi del tutto sbarazzata dell'ombra siouxsie (via join hands) e infila una serie di brani uno più convincente dell'altro. Mi colpiscono specialmente l'incedere epico e dolente di in your nature che richiama un po' atmosphere e un po' all my colours e lo struggente minimalismo pianistico di skin. Ma tutto il disco è una goduria.

Bella la rece ma un pochino di più si poteva dare....

Dr.Paul (ha votato 8 questo disco) alle 14:10 del 9 novembre 2011 ha scritto:

svolta decisamente apprezzabile! bello bello!

NathanAdler77 (ha votato 7 questo disco) alle 22:53 del 9 novembre 2011 ha scritto:

Bello! A tratti suona come Siouxsie che canta gli abissi dei Dead Can Dance prodotta da Trent Reznor: talento vero, un dark-electro-pop da leccarsi i baffi.

REBBY (ha votato 6,5 questo disco) alle 16:26 del 2 aprile 2012 ha scritto:

Si domanda Matteo alla fine della sua appassionata, ma equilibrata, recensione: "Che il bello debba ancora arrivare?". Io credo (spero) di si! Al di la di una produzione più pulita e curata non penso che Conatus sia, nella sostanza, un'album migliore di Stridulum II, che anzi continuo a preferire. Ottima comunque la scelta del singolo (Vessel), che mi sembra il brano più convincente.

forever007 (ha votato 9,5 questo disco) alle 9:46 del 20 dicembre 2012 ha scritto:

Secondo me riesce contemporaneamente ad avvicinarsi a tutte quelle a cui l'avete paragonata ed a fuggire da un mondo troppo limitato e circoscritto ad un unico "tipo" di musica: quest'album mostra che può far proprio tutto e rappresenta un ottimo epilogo esempio minimalista delle sue doti. Pensare che riesce a passare dal lo-fi di The Spoils, al noise-pop frenetico e agghiacciante di Tsar Bomba, all'egregio e apocalittico pop di Stridulum II per poi mescolare tutto e creare Conatus, in cui arriva a toccare persino un pò la dance (Lick The Palm Of The Burning Handshake), sembra pazzesco. Ecco perchè in poco tempo è diventata la mia cantante preferita. Il pezzo migliore secondo me non era Vessel, io avrei fatto uscire come singoli In your nature (la più commerciale assieme a Skin), Avalanche e Collapse. Ma sono tutte perfette, scusate l'esaltazione