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R Recensione

6,5/10

Midlake

Antiphon

L’ album è una risposta a quello che è successo con Tim. Antifonte (“Antiphon”, ndr) era un oratore dell’Antica Grecia che faceva parte dell’oligarchia e si batteva contro la democrazia. Ma non siamo stati noi a spodestare Tim! Non è lui Antifonte.

(Eric Pulido chitarrista e nuova voce solista dei Midlake)

In genere i gruppi che perdono in un colpo solo il loro cantante, leader e unico songwriter hanno due sole strade davanti, entrambe piuttosto strette: o si sciolgono oppure cambiano nome. Sperando magari un giorno, chissà, in una reunion. I Midlake, eccezione che conferma la regola, hanno scelto invece una terza via, la più coraggiosa, dopo l’abbandono unilaterale del Tim – Tim Smith il componente più noto e autorevole del quintetto originale –  a cui fa riferimento la dichiarazione riportata sopra. Facile a dirsi molto meno a farsi. Azzerare quasi due anni session preparatorie per il nuovoalbum, buttare via tutto il materiale sopravvissuto alla separazione (non consensuale), in una parola: ricominciare da capo confidando solo nelle proprie forze, nella raggiunta maturità di musicisti e nel fatto che l’unione fa la forza, che il lavoro collettivo di un gruppo quanto mai affiatato (e preparato) talvolta può sopperire le superiori qualità del singolo, sia in fase di scrittura che di realizzazione. Dopo tre album di ottimo livello (l’ultimo il discusso “The Courage Of Others” è del 2010), senza contare la fondamentale con collaborazione con John Grant per il (giustamente) celebrato “Queen Of Denmark”, album interamente prodotto, arrangiato e suonato dai Midlake, il gruppo texano non solo non passa la mano ma anzi rilancia, certo di poter vincere da soli, cioè tutti insieme, questa nuova ambiziosa scommessa.

Con il chitarrista Eric Pulido e il suo timbro più dimesso, sottovoce ma comunque efficace a farsi carico delle parti vocali (ben assistito dall’assiduo controcanto del bassista Alexander) e l’ingresso in formazione di Jesse Chandler (fondamentale il suo contributo a tastiere, piano e flauto) e Joey McClellan (chitarra), i Midlake hanno imposto al loro sound una direzione coerente con il loro retroterra di musicisti: meno folk-rock cantautorale e barocco sospeso fra le due sponde dell’Atlantico e una netta accentuazione degli elementi psichedelici e prog, d’ispirazione molto pink floydiana e anni 70, già in parte presenti negli album precedenti. Ne è uscito fuori un lavoro, “Antiphon” appunto, ben bilanciato, tecnicamente all’altezza, molto curato nei suoni da una produzione nitida e impeccabile (tipicamente Bella Union) e sostenuto, complessivamente, da una vena compositiva robusta e pregevole, come se le forze fresche di strumentisti in precedenza meno coinvolti nel fulcro del processo creativo abbia rinforzato anziché indebolito l’identità del gruppo. Le tastiere vintage (organo, moog, piano elettrico) ben si amalgamano con le chitarre liquide, rarefatte ed effettate, su una ritmica solida e attenta ai cambi e alle variazioni (soprattutto la batteria dell’ottimo McKenzie Smith), dando vita a melodie diafane, assorte e sognanti. La struttura circolare dei brani non viene messa in discussione come dimostra l’incedere innodico e ben temperato della title-track, la languida e agreste “Provider”, la distorsione agrodolce dell’ombrosa “This Weight”, il morbido e ammaliante giro d’organo sui controtempi della bellissima “It’s Going Down”, la semiacustica e solenne “Aurora’s Gone”, vicina agli ultimi Fleet Foxes ma con raddoppi corali meno complessi. Altre volte le composizioni si espandono leggermente, aprendosi a variazioni ben assestate, come nella marcia in levare per psichedelia melodica e vellutata di “The Old And The Young”, in “Vale” che dopo un attacco in dissolvenza e una prima parte strumentale si fa acustica e soffusa con un flauto d’annata in bella evidenza, altre ancora puntano su una dimensione più avvolgente e atmosferica come nell’arrangiamento classicheggiante di “Provider Reprise”, nel folk-prog di “Corruption” o nelle armonie eteree di “Ages”.

Rinati da quelle che potevano essere le loro ceneri, tenendo viva la fiamma che evidentemente covava sotto, i Midlake inaugurano degnamente il loro nuovo corso con un disco che sembra avere tutte le carte in regola per mettere d’accordo chi li segue da tempo (e con un buon seguito specie in Inghilterra) con chi, come il sottoscritto, li ha scoperti in anni più recenti. 

V Voti

Voto degli utenti: 6,8/10 in media su 4 voti.
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motek 8,5/10

C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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doopcircus (ha votato 6,5 questo disco) alle 8:26 del 16 gennaio 2014 ha scritto:

Sono riusciti ad atterrare (quasi) in piedi ma l'ulteriore virata prog, dopo che già The Courage of Others aveva rincarato la dose in tal senso, è tosta da digerire, specie se uno ripensa a The Trial ... Col senno di poi quel primo disco rimane davvero su un altro pianeta

bill_carson (ha votato 6 questo disco) alle 21:36 del 16 gennaio 2014 ha scritto:

rece a fuoco su un disco non più che discreto. non capisco le lodi sperticate lette da altre parti. il suono è pedestre e muffoso. va bene gli anni '70, ma mettetici anche qualcosa di vostro. mi sembra un arretramento sul terreno del revival. non necessariamente fare revival vuol dire fare qualcosa di misero, anzi, però loro immaginavo un altro tipo di percorso. boh. comunque, brutto non è.