R Recensione

8/10

Fresh Maggots

Fresh Maggots

Perfetto e stravagante distillato di folk e psichedelia,"Fresh Maggots",dell'omonimo duo inglese costituito da Mick Burgoyne e Leigh Dolphin,vide la luce nel 1971 ;sebbene critiche positive e consensi ne accolsero l'uscita,modeste furono però le vendite a causa della contemporanea sovrabbondanza di gruppi più o meno maggiori che interessavano l'area folk e psichedelica dell'epoca.

Ciò nonostante,tanto bastò per far diventare il loro album oggetto di culto da parte dei collezionisti;giovani di età(appena diciannovenni) i Fresh Maggots riuscirono a realizzare un prodotto dallo stile variegato e solcato da influenze e "lezioni" molteplici nonostante l'apparente semplicità delle composizioni. Melodie fresche di un folk acido,come la track di apertura "Dolesong" testimonia: una sferzata di chitarra elettrica,un blues lisergico dall'ondeggiante cantato che si dipana tra un panico flauto e un intreccio acustico-elettrico;diversi sono i mutamenti ritmici ma l'andamento è circolare,nello stile consono ai Forest,così come in "Quickie",breve componimento ma parimenti nervoso,tutto giocato su un acustico fraseggio di chitarra e impercettibile tamburello.

"Rosemary Hill" è  invece una classica e malinconica ballata tipicamente folk,sottolineata da una viola che tanto sa di certi pezzi dei Beatles.Ancora riff di chitarre quasi hard sono quelle che ritornano nella canzone di protesta "Everyone's gone to war",che nei momenti meno acidi sia per il cantato che per il tono,tanto ricorda gli Em'tidi.Brioso è il flauto che accompagna la romanza psichedelica "When she laughs",spensierate,a tratti pacate le vocals di Burgoyne,in un'agreste dichiarazione d'amore.Di stampo meno psichedelico ma molto più marcatemente sixties che non può non richiamare,soprattutto nell'uso degli archi e nei cambiamenti di tempo gli Spyrogira,è la successiva "Spring";severa,composta entra la voce a cui si accodano presto fluttuanti e drammatici violini,accentuati da un lungo assolo di chitarra acustica.

La seguente "Ballons song" ne smorzerà la tensione con le sue scosse "elettriche" di chitarra,nuovamente placate nella brevissima,tenue "Guzz up".Un poco sconcertati lasciano invece gli orrorifici archi che introducono la lunare "Who's to die",un accattivante contrappunto di serenità e di sgomento,che lasceranno il posto alla bellissima,strumentale "Elizabeth R.",fluttuante su un'acusitca chitarra,in bilico tra i Led Zeppelin più romantici e dimessi e gli Amazing Blondel.

Ma è la "Frustration" di nevrotici passaggi di chitarre elettriche, che chiude l'opera :il quieto ma fermo monologo-cantato di Mick Burgoyne,ribadito da una sezione ritmica a volte sommessa,con improvvise ondate frenetiche travolge e definitivamente sommerge l'ascoltatore.Ricco nella sua straordinaria semplicità,"Fresh Maggots",risorse come una fenice dalle ceneri del folk, finalmente riscoperto e ristampato,seppure in una limitatissima edizione in 500 copie. E come per moli altri gruppi che si persero nelle costellazioni dell'immenso firmamento folk,non ci fu,ahimé, un seguito all'opera omonima.

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