R Recensione

7/10

Julian Cope

Skellington 3: The All New 21st Century Adventures Of Skellington

Un anno dopo “Drunken Songs” si compie il ritorno dell'arcidruido. Avviene in maniera discreta, senza grossi proclami, accompagnato unicamente dal rumore che fanno gli stivali mentre calpestano l'erba delle sterpaglie della brughiera ancora umide al mattino. Uno degli artisti più completi nel panorama musicale britannico degli ultimi trenta-trentacinque anni, un intellettuale tutto tondo, forse più bravo e influente come autore letterario e scrittore, critico (cosa ne sarebbe della musica alternative degli ultimi vent'anni senza Krautrocksampler...) al punto che i giapponesi stessi riconoscono la storia della loro tradizione musicale rock solo grazie al suo prezioso lavoro di recupero in Japrocksampler. Di conseguenza un vero e proprio storico e appassionato di archeologia e antiquariato, tanto considerato e brillante da essere stato chiamato in causa da istituzioni importanti come il British Museum.

Tutto questo traccia un profilo appena sufficiente della grande personalità di Julian David Cope. Classe 1957, semplicemente noto come Julian Cope, nato in Galles, luogo che ha sviscerato fino alle sue radici più profonde (come, del resto, tutto l'immaginario celtico) nel corso del suo excursus artistico e le cui ambientazioni riconosce e ha rappresentato in ogni sua sfumatura all'interno delle sue canzoni, intrise tanto di folklore, occultismo, paganesimo quanto di ironia e critiche sul piano sociale alla società contemporanea. Homo erudito del suo tempo e perfettamente inserito nel contesto sociale contemporaneo, anche in questo nuovo disco (forse più dei precedenti) intitolato “Skellington 3: The All New 21st Century Adventures Of Skellington” e pubblicato ovviamente su Head Heritage, affronta tematiche rilevanti come la Brexit, il conflitto generazionale e i nuovi valori nel declino della società occidentale, il terrorismo, il femminismo, l'emancipazione sociale.

Sono considerazioni e tematiche che qui vengono trattate anche con un taglio particolare, astratto e allo stesso tempo concreto, con quella ironia caratteristica che di certo non gli manca e che comunque sa dosare nella giusta misura, senza scadere nel ridicolo. Apparente è il contrasto con lo stile quasi scanzonato di queste ballads folk psichedeliche scritte e registrate tutte di suo pugno, in collaborazione con il fido Philippe Legènde (da menzionare la presenza di Hornette Weinstein che suona il corno celtico in Stop Harping on About the Way Life Used To Be”), dove fa il verso ai Clash di “Career Opportunities”, riprende Bob Dylan e il super-classico “It's All Over Now, Baby Blue” e i Rolling Stones più psichedelici.

Avvicinabile alle sue più recenti produzioni discografiche, da “Psychedelic Revolution” a “Revolutionary Suicide” a “Drunken Songs”, “Skellington 3: The All New 21st Century Adventures Of Skellington” segna il ritorno di Julian Cope al mondo di Skellington quasi vent'anni dopo la prima volta. Molte cose sono cambiate da allora: oppure hanno semplicemente cambiato faccia.

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