R Recensione

8/10

Lau Nau

Nukkuu

L’incanto di un sogno, la grazia delle fredde distese nordiche, il fascino evocativo di tradizioni perdute e miti arcani, il molle abbandono dei sensi a cerimoniali pagani, a morbide litanie…Tutto questo appare, marcato e fuggevole allo steso tempo, nell’ultimo album di Lau Nau, artista proveniente dalla Finlandia e dedita ad un folk psichedelico impregnato di sfumature etniche. Niente di diretto, di sbarazzino o di freak, al contrario, Nukkuu (che significa “sonno” o “dormire”) procede lentamente tra paesaggi cristallini e trame spigolose e secche, tra intellettualismo invalicabile e abbandono sensuale.

Il lento e ferruginoso flusso di Lue Kartalta, con il freddo suono metallico del kantele estone, strumento a corde ancestrale, e la flebile voce di Laura Nakkarinen, fornisce una prima dichiarazione di intenti: il retroterra culturale non è solo quello nordico, ma anche quello più etereo e metafisico delle sonorità orientali che traspaiono qua e là nel pezzo.

Queste sonorità si fanno più evidenti nel successivo Painovoima, Valoa, dominato da sinuosi fiati asiatici, da corde pizzicate e dalla splendida litania vocale, capace di sfruttare le “correnti” strumentali per planare dolcemente sul brano, per librarsi mollemente sul diffuso ed espanso dispiegarsi del pezzo. Si tratta di musica contemplativa e meditativa questa, è bene dirlo, l’intrattenimento non c’entra assolutamente, è lo spirito a giovare di queste composizioni. Ruususuu rende ancora più delicato il tutto con toni sempre più soffusi, accarezzati dal fruscio dei sonagli, dalla permeante cantilena e dalle chitarre intente ad un pacatissimo arpeggiare, cui si aggiunge una semplicissima quanto attraente linea di violino. Rubiilinasia raggiunge l’apice della sublimazione per un pezzo da “terzo orecchio”, un accadere di sonorità diffuse fortemente religioso, spezzato nella sua volatilità solo dai secchi rintocchi del kantele.L’effetto psichedelico qui ottenuto mischia le ottime influenze di certi Charalambides con le suggestioni orientali dei Fursaxa e con il folk ambientale dei Grouper.

Decisamente più elettrica e scorrevole la successiva, bellissima, Lahtolaulu, sviluppata a partire da una ripetitiva ed ipnotica sequenza di accordi di chitarra, presto arricchiti dai brulicanti e cromatici effetti di un’altra chitarra elettrica. Il tutto presto si trasforma in un flusso di droni ruvidissimi, ma costantemente tenuti sotto controllo dall’arte canora della Nakkarinen. Ancora eterei rimandi etnici con Maapahkinapuu, pezzo che sembra composto da dei Paavoharju sotto tranquillanti, ed ecco un po’ di musica concreta con la breve Mooste, composizione collagistica a base di ninna-nanna, campanelli e strumenti giocattolo. Alla cupa e opprimente Jouhet, forse la più ambient delle composizioni di Nukkuu, segue la tenue litania di Vuoren Laelle, duetto in cui compare per la prima volta una voce maschile, impegnata in un soffice canto d’altri tempi. Le linee melodiche sono ridotte all’osso, spolpate fino cercare il nucleo essenziale della loro espressività, riuscendo a regalarci un ultimo splendido ed arcano finale.

La Locust ha sapientemente saputo puntare su questa straordinaria artista che, oltre ad ampliare un succoso catalogo sperimentale ( Black Vatican, Gazheart, Hello Blue Rose, Nalle…), offre al panorama musicale una piccola gemma incantata, ricca di fascino e di originalità. Un lavoro forse difficilmente accessibile ai più ma sicuramente in grado di illuminare chi con pazienza si lasci penetrare dalle evocazioni di questa fata di nome Lau Nau.

V Voti

Voto degli utenti: 6/10 in media su 2 voti.
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REBBY 6/10

C Commenti

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fabfabfab (ha votato 6 questo disco) alle 14:10 del 18 settembre 2008 ha scritto:

C'è tutto un nuovo giro di "finnish-drone-folk" che sta affiorando. Islaja, Kuupuu, ES, Kemialliset Ystavat. Suonano tutti questi madrigali psych improvvisati, senza tempo e senza ritmo. Questa Lau Nau (aka Laura Naukkarinen) è tra i migliori, insieme ai Grouper (che sono americani). Interessante e suggestivo, ma a me il tutto sembra una deriva noiosetta delle intuizioni dei Sigur Ros e, soprattutto, dei Mum.

Complimenti a Matteo per aver messo le mani tra queste lande glaciali.