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R Recensione

6,5/10

Anthony D'Amato

The Shipwreck From the Shore

Anthony D'Amato approda all'album della maturità lavorando per la prima volta con un produttore (Sam Kassirer) e con un folto stuolo di collaboratori (tra cui Matt McCaughan dei Bon Iver, Brad Cook dei Megafaun, Jocie Adams degli Arc Iris). Lui suona chitarra, banjo, armonica, tastiere e percussioni, ma è grazie alle sinergie collettive che si da' vita ad un lavoro che dimostra una grande agilità nel masticare tanto i linguaggi pop quanto quelli più tradizionali. Ci si concede dunque, di tanto in tanto, ad ammiccamenti indie-folk, dimostrando però di saper padroneggiare una formula ben più strutturata e austera, senza per questo rinunciare alla melodia e alla freschezza.

The Shipwreck From the Shore rappresenta così un piacevole e variopinto canzoniere folk, in grado di spingersi oltre i canoni tipici dell'indie-folk (arrangiamenti ariosi a base di fiati, caracollare brioso, songwriting aperto ai crescendo melodici, tra Edward Sharpe e The Lumineers), strutturandosi in una proposta più raffinata e adulta. Certo, brani come “Was a Time”, “Back Back Back”, “Hard to Say”, sono dimostrazioni di come si possa ancora affrontare il genere con classe, ma i cambi di registro della scaletta hanno l'effetto di piacevoli boccate d'aria. D'Amato tratteggia una scaletta ricca, lanciandosi in convincenti incursioni soul (“Good and Ready”, dagli aggraziati fraseggi tra piano elettrico e chitarra fuzzosa), decise spinte folk-rock (“No Not Tonight”), e delicati pezzi in arpeggio (“Middle Ground”, “Calico, Alone”). A confermare la maturazione, poi, le eleganti ballate chiaroscurali “Ludlow”, impreziosita dal clarinetto di Jocie Adams, e “Cold Comfort”, dalle delicatissime tessiture di piano e dalle profumate inflessioni southern.

Laureato in letteratura con il premio Pulitzer Paul Muldoon, Anthony D'Amato regala testi curatissimi e suggestivi, tinti di una vena malinconica ed esistenzialista, dove i contrasti si riuniscono in una pacifica accettazione (“Even dams lose their grip / rivers flood and valleys shift /but in the end it's plain to se / that's how the land was meant to be”, canta in “No Not Tonight”). Un artista completo che ha solo bisogno di seguire una direzione precisa, buttandocisi a capofitto. In questo senso le prove di The Shipwreck From the Shore appaiono ancora come promesse, come pregevolissime bozze.

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