R Recensione

7/10

Fanfarlo

Reservoir

«Ma... sembra di ascoltare gli Arcade Fire!». Quante volte lo abbiamo detto, pensato, scritto, negli ultimi anni, per una canzone, un disco, un gruppo? Parecchie. Spesso in equilibrio tra un sotterraneo entusiasmo e uno sconforto fomentato dall’eterno desiderio di cose nuove. Stavolta il primo prevarrà sul secondo: assicurato.

Attivi già da quasi tre anni, ma per lo più attraverso Ep e singoli pubblicati con discreta parsimonia, i londinesi Fanfarlo debuttano finalmente sulla lunga distanza, e lo fanno autoproducendosi e autopromuovendosi durante la tournée iniziata a metà febbraio; una scelta tanto tenacemente autonomista quanto bizzarra, se si considera che, come ammettono loro stessi, sono numerose le etichette che se li stanno contendendo. Una scelta che da sola è sufficiente per scansare la band dall’intera scena musicale londinese, per lo più stancamente appesa al cappio delle cravattine indie rock e degli elogi sbrodolosi in stile NME alla next big thing di turno. Il registro dei Fanfarlo, si intende, è diverso.

Sarà che Simon Balthazar, il leader della band, è svedese, e sarà che ormai le geografie musicali sono sempre più disorientanti, tant’è che questo disco non suona come nulla di britannico, ma tutt’al più come un curioso incrocio tra Win Butler & Co. e Clap Your Hands Say Yeah!, tra folk rock americano e scena indipendente canadese, con tutto lo strascico di fisarmoniche, trombe, violini, organi, clarinetti e mandolini che questi riferimenti implicano. E proprio di strascico si può parlare per l’incipit fracassaro del disco, con un tom battutto rozzamente e accompagnato da battiti di piedi e claps pesanti, a mimare l’ingresso in scena di un collettivo invadente e scalcagnato. Piano e basso, poi, lanciano la melodia, fino a quando l’attacco vocale di Balthazar, seguito da una massa di violini, non riunisce tutto sotto un segno di nostalgico calore (sentitevi, anche solo per curiosità, l’«all the time» pronunciato al secondo 31: si fatica a crederlo, ma non canta Win Butler).

Lo stile del disco è estremamente compatto, nonostante le strutture dei pezzi molto spesso tendano a indebolirsi dopo un paio di minuti per lasciare spazio a variazioni che spazzano qualsiasi rischio di monotonia melodica. Lo dimostra alla perfezione “Ghosts”, che dopo una prima parte guidata da violini e basso (due costanti forti dell’intero album) e tenuta come sulla corda, sfocia in una seconda parte trascinante, con la tromba e l’intera atmosfera di folk a briglie sciolte che non possono non ricordare certe cose recenti degli Okkervil River.

E così via scalpitando: i momenti morti latitano. Dalla spaccatura in due, sfrenamento + elegia, di “Luna”, il cui segmento elegiaco è supportato da clarinetto, violino, tromba e tastiera a fiato (!!), al tenue contrappunto di “If It Is Growing”, dalle partiture festose color autunno di “Fire Escape” al piano martellante di “Drowning Man” (“Rebelliondocet) col suo apice di voci che si rincorrono e finale orchestrale alla Sigur Rós: i Fanfarlo si dimostrano musicisti con le contropalle e onesti compositori. “Comets”, forse, nel coniugare arrangiamento pieno e songwriting avvolgente, è la vetta del disco.

Ecchissene se assomigliano ai primi Arcade Fire. Hanno fatto un gran bel disco: e di next big thing, stavolta, parliamo noi.

V Voti

Voto degli utenti: 7,8/10 in media su 17 voti.

C Commenti

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REBBY (ha votato 9 questo disco) alle 8:56 del 26 marzo 2009 ha scritto:

Recensione ben fatta che a mio giudizio spiega

perfettamente il disco (Ivor tieniti lontano eheh)

Sono proprio un "curioso incrocio tra Win Butler

& c e CYHSY!". Album d'esordio molto interessante.

Bravo Francesco. Vedremo adesso cosa sapranno fare

... speriamo non facciano come le "vere" next big

thing che al secondo disco sono spesso fiacche).

Cas (ha votato 7 questo disco) alle 14:52 del 24 aprile 2009 ha scritto:

Mah...questi sono gli Arcade Fire uniti ai Beirut! Somiglianze a parte, il disco è carino, con una serie di ottimi pezzi pop capaci di raggiungere i maestri (non di superarli però). Vedremo se matureranno!

simone coacci (ha votato 7 questo disco) alle 15:56 del 5 agosto 2009 ha scritto:

Notevoli. Sulla scia di quel pop bandistico e corale a cui il Canada deve ormai la sua meritata nomea più dell'hockey e dello sciroppo d'acero.

Non fossero arrivati dopo gente Arcade Fire e Okkervil River, con cui le somiglianze sono forti e a tratti castranti, sarebbero top class. Comunque se questi, poverini, non meritano un contratto, in Italia (ad es.) il 99% dei gruppi dovrebbe andare a spalare la m... malta da muratore, per mantenersi.

Utente non più registrato alle 13:27 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

D'accordo con la recensione, ci sono dei potenziali singoli dal mordente internazionale. Ormai Harold T. è entrata in perenne playlist.

hiperwlt (ha votato 7 questo disco) alle 19:06 del 20 gennaio 2010 ha scritto:

lo sto ascoltando in questi giorni; prime impressioni: davvero buone. oltre ai, già citati, rimandi agli okkervil e arcade fire, sento un substrato fortissimo di neutral milk hotel. circa i brani: il basso di "ghosts" mi fa letteralmente impazzire, "fire escape" è quella che mi ha preso di più.di negativo (ma non troppo) c'è che l'insieme risulta, forse, un po' troppo lineare. efficace e preciso target (come al solito).

hiperwlt (ha votato 7 questo disco) alle 11:52 del 23 gennaio 2010 ha scritto:

confermo le mie impressioni, specificando che, quella linearità che avvertivo durante i primi ascolti , si è tramutata in una notevole compattezza d'insieme. sopraelevo l'ispirata (dagli arcade!) "i'm a pilot". ottimo debutto. 7,5

Charisteas (ha votato 8 questo disco) alle 19:26 del 24 settembre 2010 ha scritto:

Ottima recensione, ampiamente condivisibile il commento finale del recensore. Harold T. Wilkins è da mettere in loop per giorni.

pegaso (ha votato 10 questo disco) alle 9:29 del 10 febbraio 2011 ha scritto:

Bella recensione

Premetto che non sono un esperto...

Ma da quando li ho sentiti la prima volta nella colonna sonora di un film (going the distance) non posso smettere di ascoltarli, mi sono entrati nella pelle e nelle ossa, avvolgendomi di brividi...

Non conosco gli altri gruppi citati, ma mi sto apprestando a scaricarli tutti, perchè questo è il genere musicale che mi coinvolge più di tutti.

Questo guazzabuglio di trombe, archi, violini, misto a basso, tastiera, mi sta penetrando letteralmente insieme al timbro vocale di Simon Aurell o Balthazar, che sembra a tratti David Byrne, che vi devo dire beata ignoranza, ma io continuo a ascoltarli ed ascoltarli e non ho ancora trovato una canzone che non mi piaccia appena un pò

Giuseppe Ienopoli (ha votato 10 questo disco) alle 1:10 del 30 settembre 2011 ha scritto:

Anch’io fan fanfarlo!

… come può capitare al cercatore d’oro che setaccia il fondale del fiume e, dopo tante pagliuzze, eccoti una pepita grossa quanto una patata!

Inutile discriminare i pezzi preferiti … meglio tenerli tutti e godersi l’ennesimo ascolto integrale. Unica perplessità … manca la pennellata critica di Maradei … qualcuno lo informi.

Filippo Maradei alle 1:24 del 30 settembre 2011 ha scritto:

Presente prof, scusi il ritardo. Quanti bei votoni... recupero? Recupero.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 10 questo disco) alle 22:28 del 22 ottobre 2011 ha scritto:

Simili solo a se stessi

... mi fa meraviglia che solo pochissimi abbiano testimoniato dell'esistenza di questo disco e per giunta perdendo tempo a scandagliare rassomiglianze sommarie e improbabili (galeotto il recensore per una volta? ... ) ... i fanfarlo sono piuttosto una piacevolissima realtà da imitare!!

Giuseppe Ienopoli (ha votato 10 questo disco) alle 13:53 del 28 luglio 2013 ha scritto:

... nuntio vobis gaudium magnum! ... il Papa sta bene! ... il gaudium è che i Fanfarlo stanno per ultimare il loro terzo disco (... sarà pronto per l'autunno ...) e sarà 'na roba da sconvolgere finanche Darwin!! ... si accettano scommesse!

"Intanto i Fanfarlo ci deliziano con un assaggio estratto dal nuovo disco. Gratis! Si tratta della canzone “Myth Of Myself (A Ruse To Exploit Our Weaknesses)”, che viene offerta gratuitamente in download sul sito ufficiale della band, semplicemente lasciando il proprio indirizzo email".

Fanfarloni di tutto il mondo unitevi ... ma a ferragosto sparpagliatevi!

PS. (per gli impreparati che purtroppo ci sono sempre) ... nel frattempo ripassate il primo e il secondo per "l'esame" di settembre.

Giuseppe Ienopoli (ha votato 10 questo disco) alle 21:44 del 25 maggio 2017 ha scritto:

Se c'è da riascoltare ... non ho dubbi:

... Reservoir_Fanfarlo forever con tris di "Harold T Wilkins, Or How to Wait For A Very Long Time"!

Simon Balthazar ... un vero fuoriclasse, direi il Dybala dell'Indie!