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R Recensione

5/10

Frightened Rabbit

The Winter Of Mixed Drinks

I conigli spaventati stanno tentando di fregarci. Loro sono conigli, ergo pavidi roditori. E poi sono doppiamente pavidi, visto quel “frightened” messo come monito prima del sostantivo.

Eppure l'aria che ha la musica contenuta nel loro nuovo The Winter of Mixed Drinks ha un'aria radicalmente diversa dal precedente lavoro, il grazioso The Midnight Organ (2007), quello sì timido, delicato e gentile.

Fanno la voce grossa, o almeno ci provano, gli scozzesi Frightened Rabbits... Chissà se la trasformazione in leoni avverrà con naturalezza o parrà forzata.

Già dalla prima Things possiamo trovare un anticipo di risposta: lo slancio e il fiero gonfiare il petto fanno pensare alla truffa. Insomma, alla fine di un brano in costante crescendo, interamente teso verso un balzo decisivo che non giunge mai, si finisce coll'esaurire tutte le forze in uno sgonfiarsi su se stesso, in un rattrappirsi per lasciare posto al pezzo successivo.

Un seguito più degno in questo caso: Swim Until You Can't See Land è meno enfatica, meno supponente, si accontenta di seguire i ricami cristallini della chitarra e il brio calcato dai piacevoli risvolti melodici, tutti intenti a portare alla mente il lavoro precedente.

Ed ecco però ancora quell'incedere esponenziale, dove ogni strofa sembra doversi per forza allacciare a quella successiva per stare in piedi, in un tentativo, non riuscito, di mozzare il fiato in una salita vertiginosa. Il baccano coristico e simil-tribale invece è quello che ci aspetta nel finale di The Loneliness and The Scream.

Il saliscendi continua con la successiva The Wrestle dove il cantato enfatico di Scott Hutchison è sorretto da un basso solido e roboante, arricchito dal solito prezioso senso della melodia dai richiami al gusto canadese: enfasi sommessa e coralità diffusa, per un folk-rock barocco e arioso.

La ricerca di sviluppi maggiormente complessi si fa sentire in Skip The Youth, brano trascinato e dalla forza conservata in potenza e liberata a piccole dosi, la quale però sfocia nella solita confusione che, peccando di urgenza, discioglie troppo in fretta la tensione accumulata. Dei Wolf Parade campagnoli con la voglia di afferrare le arie barocche degli Arcade Fire, questa sembra essere la ricerca di brani, anche riusciti, come Nothing Like You o Man/Bag of Sand.

Purtroppo però è sempre presente quella ricerca non padroneggiata di sviluppi mozzafiato a rovinare e a sovraccaricare, anche se di buoni intenti, tutto l'album.

Arriviamo a Not Miserable esausti e tesi, come dopo una pedalata in collina, dove a sfiancanti salite seguono ripetutamente vane discese con l'unico risultato di raffreddare i muscoli rendendoli rigidi per la subitanea risalita.

Tanto fumo e niente arrosto questa volta.

Niente di grave, si sa che “il secondo album è sempre il più difficile nella carriera di un artista”... Quindi aspettiamo il terzo.

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Voto degli utenti: 5,7/10 in media su 3 voti.
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babaz 7/10

C Commenti

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babaz (ha votato 7 questo disco) alle 14:17 del 17 aprile 2010 ha scritto:

Mah...a me non è dispiaciuto affatto!!uno dei miei ascolti più frequenti di questo 2010!!

tarantula alle 9:25 del 21 aprile 2010 ha scritto:

Conosco bene quella fastidiosa sensazione di crescendi che non arrivano mai ad esplodere e, riguardo a questo album, ho letto più di una recensione che ha sottolineato questo aspetto. A me non ha fatto lo stesso effetto tuttavia l'impressione non è ugualmente positiva: ogni brano di questo cd ha una melodia non disprezzabile ma sembra perdersi in una insulsa insipidezza; non si può dire che le canzoni siano brutte, ma non emozionano e si perdono in giri e ritornelli banali.

Peasyfloyd (ha votato 5 questo disco) alle 11:56 del 24 aprile 2010 ha scritto:

d'accordo con Cas. Brutto e incapace di portare avanti il bell'esordio di un paio d'anni fa.

hiperwlt (ha votato 5 questo disco) alle 14:50 del 24 aprile 2010 ha scritto:

molto, molto piatto, ma "swim until..." è davvero un bel pezzo.