R Recensione

8/10

James Taylor

October Road

La musica di James Taylor è come la seta: piacevole, raffinata, fresca epperò anche sfuggente, inconsistente, stucchevole. L’uomo ne ha fatte di tutti i colori nella sua vita, in particolare con la sua prolungata voglia di tossicità che gli ha fatto trascorrere lunghe stagioni di pericolosa dipendenza narcotica, mandandogli all’aria pure un matrimonio (con la bella collega Carly Simon) e diverse altre cose, eppure il suo aspetto, la sua voce, il feeling che emana è quello di un tranquillone che prende le cose della vita sempre in una prospettiva contemplativa, defilata, mai animosa.

Gran musicista, con un approccio personale e delizioso alla chitarra acustica, fatto di sapienti pizzicate e cicliche indulgenze verso collaudati ed efficaci passaggi armonici, James è amatissimo dal giro dei jazzisti disponibili a scendere dal loro piedistallo e contaminarsi con il rock e con il folk, finendo in questo modo per affollare i suoi album, questo compreso.

Con un percorso artistico simile a quello della sua amica ed ispiratrice Joni Mitchell (un’altra figura folk rock adorata dal mondo jazz), James ha attraversato la giovanile fase settantiana, più acustica, lineare ed ispirata, per poi imbastardirsi e banalizzarsi con i sintetizzatori, il funky e l’AOR degli anni ottanta, e poi per fortuna risorgere in età ormai matura con una fase di carriera, a partire dagli anni novanta, tipicamente più diradata e attenta ma comunque consistente e piacevole: un album ogni cinque o sei anni, ben concepito, magnificamente suonato e superbamente prodotto, con canzoni deliziose e formalmente perfette, assolutamente incapaci di scavare a fondo e di disequilibrare e colpire duro l’animo di chicchessia, pur tuttavia veri gioielli di gusto, attenzione, classe.

Anche i testi sono sempre dalla parte giusta, James è quel che si dice un progressista, uno che si rende conto delle scempiaggini che combina il suo paese in termini di politica estera, di energia, di ambiente, di integrazione sociale. Lodevole il suo impegno ed il suo semplice coraggio nel comporre liriche che dicono il giusto su argomenti concreti, ma la sua forma ed il suo stile soffusi ed intimisti finiscono per lasciare una patina di “politically correct” e nulla più su tutto ciò che racconta e propone.

Questo disco risale al 2002, suona alla grande nello stereo perché Taylor è uno scafatissimo songwriter, un navigato cantante che manovra la sua voce nasale ed inconfondibile con perizia e raffinatezza, inseguendo melodie inconsuete, dal lieve sapore jazz, accompagnato dalle sapientissime spazzole di Steve Gadd, vero gigante della batteria anche quando deve solo accarezzarla, da Jimmy Johnson al basso, da Michael Brecker al sax, da Ry Cooder, Mark Knopfler e Mike Landau (mamma mia che trio!) alle chitarre elettriche e da tanti altri.

Come è giusto che sia, i brani migliori sono quelli nelle prime posizioni del CD, in particolare “September Grass” in apertura, la romanticissima “On The 4th Of July” che descrive il suo incontro colla sua attuale moglie, la (moderatamente) fiatistica “Whenever You’re Ready”, la politicizzata “Belfast To Boston”. Tutto sprizza raffinatezza e classe, equilibrio e pacatezza, maturità e attenzione, siamo agli esatti antipodi di Kurt Cobain, di Nick Drake, di tutti quelli che il malessere e la depressione li hanno fatti passare senza (quasi) filtri attraverso il loro strumenti e le loro voci, stupendo e ammaliando generazioni di appassionati. James Taylor dalla sua depressione giovanile è invece riuscito ad uscirne, a prezzo forse di rendere se stesso e la sua musica un tantino lontani, impalpabili, sottili.

Ma è arte anche questa, defilata e leggera, abile e squisita, sensibile e contemplativa, senza drammi, senza fuoco. Ma ciascuno è fatto a modo suo, James Taylor è qui vivo e vegeto, anche se come sempre un filino malinconico, un pochino inutile, ma infine maledettamente bravo nel suo genere. È proprio questione di gusti, i miei mi portano ad ascoltare molto volentieri, ogni tanto, questo bell'album.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 3 voti.
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C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Giuseppe Ienopoli (ha votato 6,5 questo disco) alle 13:37 del 4 settembre 2012 ha scritto:

... Belfast to Boston fa da insulina al resto dell'album ... pertanto l'ascolto integrale può essere effettuato da chiunque ... finanche dagli affiliati di Lester ...

nebraska82 (ha votato 6,5 questo disco) alle 11:23 del 17 gennaio 2013 ha scritto:

il lato più rassicurante del west coast sound.