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R Recensione

6/10

Black Lips

Arabia Mountain

“Bamboccioni” un paio di palle. Sei album pubblicati in un decennio – e due dal vivo fors’anche più devastanti e significativi – e i tre quarti di loro non hanno nemmeno trent’anni. Alla faccia di quelli che vi dicono che farsi buttare fuori da scuola (per il timore che potreste scatenare un’altra Columbine) e passare tutto il tempo a bere e a commettere atti osceni – musicali e non – con i vostri amici sfigati e pervertiti non vi porterà da nessuna parte. Si scherza, ovviamente, don’t try this at home. Era solo un modo un po’ colorito per rimarcare l’eccitante e carnascialesca parabola con cui Black Lips hanno solcato la decade appena trascorsa, in brutale anacronismo con un universo indie che sembrava farsi di anno in anno più asettico, sincretico, educato, perfettino. Piaccia o no, quel sound marcio e fuori di testa da Nuggets meets Back From The Grave meets GG Allin ha lasciato il segno nella nostra, e non solo nella loro, corteccia cerebrale.

Tutto questo ha funzionato a meraviglia per i primi quattro lavori, circa, ma già dal precedente, e più che apprezzabile secondo noi, 200 Million Thousand traspariva una maggior rifinitura nei pezzi, un ventaglio di sonorità leggermente più ampio, l’intenzione di lasciare meno al caso e al caos. Mai però, in passato, lo stacco si era palesato in modo così netto come nel nuovo Arabia Mountain. L’album che, a meno clamorosi ripensamenti, sarà ricordato come quello della “svolta pop” dei Black Lips, qualunque cosa significhi. La scelta di affidare la produzione ad un fighetto di talento come Mark Ronson, d’altronde, parla chiaro. Il produttore e musicista, fra gli altri, di Amy Winehouse, Lily Allen e Christina Aguilera, da sempre a suo agio col vintage, si limita a tamponare un po’ di sporcizia, a dare una limata alle chitarre arse e sbrecciate, a lucidare le melodie che affiorano con maggior sfacciataggine e, insomma, a rendere il tutto più accessibile, meno eccentrico e scollacciato.

L’idea dell’incontro fra un produttore dandy (ma sotto sotto un po’ gangsta) e un gruppo garage-punk con la bava alla bocca rimanda volenterosamente a quello fra i Phil Spector e Ramones.

E, sebbene i termini del paragone siano parecchio distanti da quelli originali, la riuscita di brani come “Spidey’s Curse” e “Raw Meat” ne sono la migliore testimonianza. Qua e là il quartetto di Atlanta non rinuncia a tocchi bizzarri e perturbanti come il sax viscido e serpentesco che rinforza il riff della prima, la “sega musicale” (musical saw), una vera sega da falegname suonata con un archetto generando un sibilo quasi identico a quello di un theremin, nella seconda o il tintinnio di xilofono appena percettibile in sottofondo nell’esecuzione di “Modern Art” . Ma l’easy listening ha decisamente la meglio nel clappin’ surf di “Bone Morrow” e “New Direction”, più Fleshtones che Fuzztones, negli accenti british e quasi mod di “Go Out And Get It”, “Time” o “Bicentennial Man”.

Bilanciando il nuovo con un po’ sixties punk vecchia maniera, anche se più controllato del solito, che sembra uscito da uno di quei filmacci in bianco e nero sulla delinquenza giovanile con protagonisti una qualche banda di tossici assassini (“Mad Dog”, l’acida e disturbata “The Lie”, “Mr Driver”, “Noc-A-Homa”). Anche se la vera chicca arriva per ultima, quando forse è un po’ tardi, e s’intitola “You Keep On Running” : lenta, stridula, allucinata, bluesy, desertica. Non basta però, a mio parere, a cancellare un po’ di malcelata insofferenza per un disco, pure ben fatto e congeniale alle corde di un gruppo ormai “adulto”, che fa rimpiangere i baccanali più promiscui e sguaiati degli esordi.

V Voti

Voto degli utenti: 6,7/10 in media su 12 voti.
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Noi! 8/10
ciccio 6/10
salvatore 6,5/10
Sor90 7/10

C Commenti

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Ivor the engine driver (ha votato 7 questo disco) alle 13:09 del 15 giugno 2011 ha scritto:

secondo me non è male sto disco, per quanto pop, ha, come al solito per i Lips, le canzoni. Che si siano ripuliti era chiaro già due dischi fa, però secondo me sto disco è quasi perfetto nella sua fruibilità. Il dubbio grosso, come per i due precedenti) è la longevità. Ma chi se ne fotte, in caso mi ributto su Let It Bloom

ozzy(d) (ha votato 7 questo disco) alle 20:41 del 19 giugno 2011 ha scritto:

concordo con ivor

DonJunio (ha votato 8 questo disco) alle 23:05 del primo luglio 2011 ha scritto:

A me e' piaciuto parecchio, nonostante si avverta chiaramente una certa patina di accessibilita'. Sono quasi tutti potenziali singoli e trovo che cio' sia un pregio. The Lie, Spidey's Curse, e il garage strascicato di Mr Driver le mie preferite.

ozzy(d) (ha votato 7 questo disco) alle 14:17 del 3 agosto 2011 ha scritto:

li stanno passando pure su radio deejay. sarebbe degrado, ma in fondo se iniziano a fare soldi davvero se lo meritano.

simone coacci, autore, alle 15:33 del 3 agosto 2011 ha scritto:

RE:

Massì, anch'io. Alla fine sono dei grandi. E il disco sa rivolgersi a quel tipo di pubblico con intelligenza. Fermo restando che per me è discreto e nulla più. Ronson, comunque, è un mago. è lui che ha sfilato la bacchetta magica a Mourinho...ghghgh

Federico Colocresi (ha votato 6 questo disco) alle 20:34 del 22 agosto 2011 ha scritto:

banalino, abbastanza inutile, ma divertente

ThirdEye (ha votato 5 questo disco) alle 20:01 del 28 luglio 2012 ha scritto:

Nulla di che. I primi due album restano comunque molto fighi pour moi, soprattutto il secondo, We Didn't Know The Forest Spirit..., che a mio parere resta il loro più bello!

salvatore (ha votato 6,5 questo disco) alle 11:56 del 14 gennaio 2013 ha scritto:

"Family tree" è energia allo stato puro! Ma tutto l'album è fresco, leggero e piacevole. I brani scritti da Alexander sono quelli che preferisco (Spidey's Curse, Mr. Driver, Raw Meat, la stessa Family tree)...

Sor90 (ha votato 7 questo disco) alle 16:46 del 14 gennaio 2013 ha scritto:

Family Tree è anche la mia preferita, dovresti vederli in concerto! Una follia!

Sor90 (ha votato 7 questo disco) alle 16:46 del 14 gennaio 2013 ha scritto:

Family Tree è anche la mia preferita, dovresti vederli in concerto! Una follia!