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R Recensione

7/10

Speedy Peones

Karel Thole

Viscerali e senza compromessi.

Così si presentano gli Speedy Peones, band di Padova dedita ad una rilettura dei linguaggi punk nel nuovo millennio.

La formula, essenzialmente, è quella delle sgrammaticature di scuola weird-punk (Cheveu, Psychedelic Horseshit, Human Eye, Jay Reatard) unite ad un gusto per le sporcature lo-fi, riscritte però in salsa synth (Suicide uber alles).

Stile estetico nichilista-kraftwerkiano, suoni vintage e velocità elevate, la formula del loro nuovo Karel Thole mischia con efficacia tutti questi elementi per un risultato quanto meno trascinante e sufficientemente auto-ironico da poter essere preso poco sul serio, e quindi doverosamente apprezzato.

Roma è una bella esplosione di magma sonoro dominato da un synth granitico e granuloso e da un riff grezzo e sporco, per un punk modernista e velenoso, caotico e schizzoide. GT-Junior rappresenta un'altra mini creazione mutante, una scheggia impazzita che precede la ancor più mutante Mafia, dove il post-punk si sposa con lo spirito dei Liars e con il garage insalubre di scuola Sacred Bones. Una bella aggiunta di spessore la troviamo con Cinebrividus, oscura e malata, a tratti ossessiva, dotata di una forza più che convincente. Ancora garage spigliato e cazzeggiante con Die Neue Kindheit, impreziosita, se così si può dire, da un approccio canzonatorio all'elettronica, fonte di disimpegno e disturbo più che di intenti futuristici.

Scheggia dopo scheggia si susseguono brani trascinanti come la splendida Bleed (figlia del grande Jay Reatard), Brand New Girl (che in alcuni momenti ricorda, guarda un po', le schitarrate dei Feelies di Crazy Rhythms), A Bear e la splendida Grand Arab ok ok, forse la summa di quanto finora ascoltato, con i suoi riffoni al vetriolo, le sfuriate rumoriste, le ritmiche vorticose e le numerose dissonanze.

Un disco passionale, che incarna con devozione nichilista lo spirito garage-punk del nuovo millennio. Un nuovo millennio impazzito e velenoso, dove la fede nella tecnologia (qui rappresentata dal synth) è costantemente costretta a scontrarsi con i propri limiti e le conseguenti storture (dissonanze, divertissement cinici e dissacranti, furia e caos).

Eppure si cerca di inserirsi nelle discrepanze e nelle contraddizioni per deriderle e sbeffeggiarle, o per rappresentarle in tutta la loro insensatezza, con lo scopo di sfamarsi del senso del ridicolo insito in esse.

Benvenuti nel mondo degli Speedy Peones.

 

 

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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Peasyfloyd (ha votato 7 questo disco) alle 13:53 del primo maggio 2010 ha scritto:

questi non sono davvero niente male. Il voto in realtà è un 7,5 pieno, quasi tentato di dare 8