R Recensione

2/10

The Stooges

The Weirdness

di Gabs

Eccolo qui finalmente. Dopo essere stato annunciato e pompato dalla produzione del guru Steve Albini alla fine è arrivato il nuovo disco. Gli Stooges come un Lazzaro risorto sono usciti dalla tomba del tempo, che li ha relegati per quasi trent'anni nelle pagine di innumerevoli enciclopedie del rock e dintorni.

Iggy lo amo. Ero un adolescente quando ho comprato il primo disco degli Stooges. Il loro suono disadattato e malato, la noia e il caos, l'alienazione e l'insofferenza che fuoriuscivano da quei solchi del vinile hanno profondamente influenzato il mio disagio giovanile. Mi sono pienamente identificato in quel suono, in un certo senso ha dato una valenza alla mia rabbia poi ritrovata nel punk del ‘77. Gli Stooges hanno musicalmente accompagnato i vari momenti della mia vita fino ad oggi.Già, i loro dischi a casa mia girano sempre, sono ancora l'ideale prolungamento di me stesso, come il braccio del giradischi...

Inutile dire che di Iggy ho tutto e di più, l'ho sempre seguito e ammirato con devozione, quella del fan incallito, anche quando le sue prove non erano propriamente all'altezza, perchè scialbe e confuse. L'ho sempre giustificato in qualche maniera, gli ho sempre perdonato tutto e di più.

Iggy è Iggy dicevo, perchè mi affascina la sua carica esplosiva, la sua aria di teppista da strada, pericolosa e difficilmente addomesticabile, la sua insolenza, l'assoluta mancanza di qualsiasi inibizione.

Con tre dischi gli Stooges hanno realmente distrutto il sogno Americano e sono saliti con cattiveria nel forum del r'n'r definitivo, quello puro e vero senza mezze misure perchè lì non si sta scherzando e lo sappiamo.

Quando si parlò di reunion, dopo così tanti anni, mi sono chiesto il perchè di questa cosa, nel senso che non c'erano più i presupposti. Quali? La droga, la violenza, il nichilismo anzitutto! Io sono solo un vecchio fan cinquantenne; cos'è che mi accomuna a un 17enne che comprerà questo disco? Non so, o forse non voglio rispondere a questa domanda. Eppure l'influenza degli Stooges sulle generazioni del rock che si sono succedute è veramente reale e tangibile, nessun dubbio.La storia è storia e in quanto tale va rispettata. L'ho aspettato con curiosità anche se con malcelato sospetto questo disco.

Sentivo già puzza di bruciato lontano un chilometro. L'assaggio del precedente skull ring mi aveva fatto pensare che, un conto era ritrovare i fratelli Asheton per bere un bicchierino insieme, magari suonare in concerto come hanno fatto, ben altra cosa era chiudersi in studio di registrazione per produrre cose nuove. Cosa c'è di nuovo allora? Non c'è niente purtroppo e si percepisce. Niente rabbia, niente vigore, cose che alla fine magari avrebbero salvato in extremis l'operazione. Su queste basi credo che sia il peggiore disco che Iggy potesse fare, e alla fine ha fatto suo malgrado.

E' pur vero che a 60 anni suonati è difficile, se non impossibile, cavalcare ancora l'onda dopo una vita passata a consumare eccessi di ogni tipo, tra abusi d'alcol e droghe, che lo hanno portato a vedere la morte da vicino più di una volta.

Decisamente inutile parlare delle canzoni di The Weirdness, che sono assolutamente inconsistenti sia nei testi che nei suoni: la prosecuzione logica e scontata di Skull Ring, qui però tutto è molto più banalizzato e stucchevole.Ron Asheton, che adoro come la madonna dei chitarristi, venerato alla pari di Johnny Thunders e James Williamson, è stravolto e irriconoscibile lì in mezzo a suonare, è compresso e ingabbiato sia da Iggy che da Steve Albini (guarda caso è un chitarrista pure lui). Non c'è il senso dell'elettricità, nessuna cattiveria, nemmeno una scontata specie di continuità con gli Stooges del passato, cose che avrebbero in qualche maniera dato decenza all'operazione.

Mike Watt non mi ha mai convinto pienamente, pur rispettandolo non è uno -Stooge- ho sempre pensato.

La produzione di Steve Albini è inconsistente e mi fa urlare all'oltraggio perchè in fondo non è da Stooges neanche lui: chi se ne frega se nel suo palmares ci sono centinaia di collaborazioni, la presenza di Pixies e Nirvana e Jesus Lizard... Che senso ha la tecnica del suono, la raffinatezza alla console di comando: non c'è niente da plasmare, non c'è materia grezza. Solo canzonette annacquate che alla fine non ti girano neanche come ritornello nelle orecchie e la voce di Iggy non graffia più.

Dov'è la delinquenza dei fratelli Asheton, che di Iggy sono stati il contr-altare? Dov'è la regia di John Cale, l'unico vero produttore che li ha meravigliosamente assecondati? Sono degli -ex- a tutti gli effetti. The Weirdness è allora inutile perchè fuori luogo, non doveva essere registrato questo lavoro. Pur se contrario alle reunion, e questo è chiaro, preferisco di gran lunga l'ultimo disco delle New York Dolls tanto per restare in tema. Johansen e Sylvain sono stati più sinceri e non così pretenziosi negli intenti; dimostrano di invecchiare bene e con dignità anche senza Johnny Thunders. Quel disco riesco ad ascoltarlo tutto sommato; questo non riesco a digerirlo.

In sostanza Iggy ha ormai perso se stesso, è in agonia artistica, totalmente e irrimediabilmente distaccato dalla concezione del r'n'r che lo ha sempre contraddistinto: alla pari di Lou Reed (n.d.r) rimane a questo punto per lui il pensionamento forzato.

Qualcuno si aspettava un capolavoro, di ritrovare cioè i fasti e l'antico splendore di fun house, e lo ha anche scritto nella recensione: io, che sono solo un fan, ho provato ascoltandolo una profonda tristezza.

Il business musicale è una brutta bestia, e questa -reunion infame- ha finalmente un senso se il loro merchandising da pressoché limitato (meglio dire di nicchia) si vuole decisamente allargare nella fascia di utenza.

Qualcuno ha creduto di poter coinvolgere i vecchi fan di un tempo, e i nuovi, per i quali Iggy è comunque un nome importante.

La storia è storia e non si discute. Però alla fine i conti tornano anche nel r'n'r: se iggy deve pagare un pegno al suo glorioso passato qui ha commesso un vero e proprio crimine. Non lo doveva fare questo disco perchè ha perso così la sua credibilità!

Se devo essere profeta allora tra un anno il cd lo troveremo negli scaffali a prezzo speciale perchè invenduto...(?)

Si odia tanto quanto si è amato, nella vita come nella musica. iggy con gli Stooges ha scritto le più belle pagine della storia: con questo disco l'ha totalmente rinnegata. Nessun perdono per lui stavolta.

V Voti

Voto degli utenti: 3,1/10 in media su 6 voti.
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ThirdEye 2,5/10

C Commenti

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malley alle 9:41 del 7 marzo 2007 ha scritto:

giusto, nessun perdono

bravo gabs, hai detto tutto quello che c'era da dire con amarezza e con misura. Il tuo "Non c'è il senso dell'elettricità, nessuna cattiveria" fotografa la situazione, e lo sapevano anche loro. qui c'è premeditazione e una cosa così non si perdona, specialmente a chi una volta (iggy) aveva affermato che "phony rock'n'roll is a crime"...

Peasyfloyd (ha votato 2 questo disco) alle 11:42 del 7 marzo 2007 ha scritto:

Totalmente d'accordo purtroppo

Da enorme fan degli Stooges quale sono speravo che potessero ancora dare qualcosa, specie dopo averli visti dal vivo in una forma strepitosa all'idroscalo di milano pochi mesi fa. Purtroppo però ormai è evidente che gli Stooges non hanno più motivo di essere. Un disco piatto, assolutamente indecente, per canzoni, suoni, cantato (Iggy sembra afono), attitudine persa e quant'altro. Gabs hai pienamente colpito nel segno. Massimo dei voti a te per una rece sofferta scritta col cuore. Minimo dei voti agli Stooges e a Iggy per un disco assolutamente disastroso.

ozzy(d) (ha votato 2 questo disco) alle 20:26 del 30 marzo 2007 ha scritto:

bravissimo

un disco veramente osceno, chitarre inesistenti. Il buon Iggy a forza di frequentare sum41 e gentaglia varia si è proprio bevuto il cervello. Grandissima delusione, disco sciatto piatto e inconcludente. Pronti per l'ospizio.

Marco_Biasio (ha votato 3 questo disco) alle 17:59 del 9 maggio 2007 ha scritto:

L'ho ascoltato, purtroppo...

Tu quoque, Iggy?