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R Recensione

7/10

Rover

Let it Glow

C’era curiosità attorno a Rover per il suo secondo lavoro. L’esordio aveva diviso la critica, ponendo il sottoscritto decisamente dalla parte degli acclamatori. Chansonnier moderno dalla forte impronta retrò, suoni maliziosi, movenze sinuose, lui carismatico pur nella sua imponente, forse goffa, presenza fisica. Abile sebbene per alcuni, semplicemente, ruffiano nel produrre suoni puliti, ovattati in un cupo riverbero, ma spesso accattivanti e appiccicosi.

Il secondo album (1. non dire sophomore; 2. non citare Caparezza) è un piacevole percorso di assestamento. Nessuna rivoluzione, né sonora né emotiva, fatta eccezione per l’elettrosintetica mini scossa alla John Grant di Along. Forse meno episodi proprio belli/ruffiani ma l’insieme sta decisamente meglio insieme, giovando all’armonizzazione e all’eleganza del prodotto finale.

C’è sempre tanta malinconia barocca nell’area, c’è sempre tanto nuvoloso riverbero in cui immergere e nascondere le debolezze presenti nel cammino verso capolavoro (se mai ci sarà), e il falsetto che riesce ancora a tenere dolcemente abbada il testosterone del gigante d’oltralpe, probabile frutto dell’insospettabile incontro amoroso tra un diversamente lucido Gerard Depardieu e Susanna Camusso. Ci sono più tasti di pianoforte, c’è più John Lennon (“Trugar”), c’è un atteggiamento maturo di chi sa di piacere per quello che fa, per niente imbarazzato delle facili critiche per l’evidente rimando ai mostri sacri del recentissimo, eterno, passato (David Bowie, come sempre, su tutti, ascoltare la meravigliosa HYCD per credere). 

Un voto alto, ancora una volta, per motivi differenti ma con la stessa certezza. Quella di avere a che fare con un artista, che forse non sarà mai un grandissimo, ma che nella terra di mezzo tra underground e mainstream ha già un suo dignitoso, sempre in crescita, seguito. Quello di chi non ha particolari timori ad avvicinarsi a della buona musica.

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Voto degli utenti: 8,5/10 in media su 1 voto.
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C Commenti

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Truffautwins (ha votato 8,5 questo disco) alle 16:38 del 24 giugno 2016 ha scritto:

Grande segnalazione, grande personaggio e grande album. Una commistione di ricordi, dal cantautorato pop anni '70 ai primi Coldplay, da Sebastien Tellier a Gavin Friday fino all'indie anni '90. Prime sei tracce meravigliose (Odessey e Innerhum su tutte), cala un po' nel finale, pur restando su buoni livelli. Una musica che suona familiare senza annoiare mai.