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R Recensione

9/10

Bauhaus

In The Flat Field

Quando si parla di gothic o di dark-wave vengono alla mente, prima di tutto, tre nomi storici: Joy Division, Cure e Bauhaus. Senza nulla togliere ad altre importantissime formazioni del movimento sono stati questi i tre mostri sacri del genere, durante quello splendido periodo di rinnovamento musicale che si pose tra il finire dei 70s e l’inizio degli 80s.

Nucleo costitutivo del gruppo londinese i fratelli Haskins (il batterista Kevin e il bassista David Jay) e il chitarrista Daniel Ash, che dopo una serie di esperienze amatoriali di scarsa importanza ( Craze , Submerged Tenth ) fanno il botto completando la formazione con Peter Murphy: uno spilungone dall’aspetto cadaverico e inquietantemente magro che in breve tempo diventò la personalità trainante del gruppo che, ispirandosi al movimento artistico tedesco inizialmente prese il nome di Bauhaus 1919. Nel maggio 1979, dopo aver tolto il “ 1919 ” i Bauhaus raggiungono la notorietà grazie al singolo Bela Lugosi’s Dead, una cavalcata tanto epica quanto lugubre e funerea che consacrò il gruppo come una delle rivelazioni del panorama new wave e il brano come un inno del gothic nella stessa proporzione di Stairway to heaven per l’hard rock o God save the queen per il punk.

Il successo di Bela Lugosi’s Dead procurò un solido contratto con la Beggars Banquet, con cui finalmente nell’ottobre 1980 pubblicarono il loro lp d’esordio.

La copertina del disco, una foto artistica in bianco e nero rappresentante un nudo maschile, fa subito capire che oltre a un gusto morboso per il proibito aleggia una certa irriverenza vitalistica di fondo, caratteristica che differenzierà notevolmente i Bauhaus dai propri compagni di reparto.

In effetti il gruppo, sia dal punto di vista sonoro che caratteriale, prende molto di più da gruppi come Gang of Four e Pil, e pure il fitto intreccio di chitarre che li accomuna ai Joy Division va ricercato nell’influenza primordiale esercitata dai Velvet Underground di cui si accentua tra l’altro notevolmente il lato glam. Insomma più che di dark-gothic sarebbe in realtà più opportuno parlare forse (almeno per questo primo album) di post punk con tendenze verso il gothic.

D’altronde sarebbe riduttivo cercare di delimitare un disco che consente molti approcci diversi e che merita un’analisi approfondita alla quale ci apprestiamo.

Double Dare apre le danze con un riff primordiale distorto accompagnato da una pulsazione che ricorderà agli intenditori qualche riflesso dei Pink Floyd (ci riferiamo in particolare a Echoes). La batteria circolare e il riff diabolico creano un’atmosfera da sabba infernale in cui Murphy con il suo tono lugubre si eleva a Minosse della situazione. Si nota subito come il frontman si differenzi da altre icone dark come Curtis e Smith: il suo cantato è sì decadente, ma mai laconico o lamentoso. Piuttosto prevalgono una forte carica glam patinata e una potente rabbia vitalistica (da qui la “doppia sfida” del brano), elementi che fanno pensare a un incrocio tra David Bowie e Iggy Pop.

In the flat field è una scarica epilettica forte di una batteria frenetica, di escursioni chitarristiche acide e lisergiche piene di dissonanze, distorsioni e effetti di ogni tipo e di un basso ipnotico, il tutto in una tipica impostazione post punk. Il testo mostra elementi di malessere (“I do get bored, I get bored In the flat field”) dovuti a un certo spaesamento (“Find me out this labyrinth place”) e alla volontà di tornare sui binari giusti della vita (Assist me to walk away in sin […] Transfer me to that solid plain).

God in an alcove è un altro pezzo tirato in cui assume posizione di rilievo un marcato basso che accompagna le solite chitarre malate e irregolari di Ash e il cantato anarchico di Murphy, che mostra il suo eclettismo passando da toni istrionici a urla quasi isteriche fino a tornare a timbri vocali più lugubri e possenti. È questa sua capacità di non prendersi troppo sul serio che rende più malleabile la musica dei Bauhaus e mantiene un equilibrio perfetto tra spirito dissacratorio e dramma.

We're going down to the kamikazi dive Like insects in a Chinese lantern now “ è il messaggio critico molto pessimista di Dive, punk anarchico con cui si chiude l’iniziale poker di brani al fulmicotone.

Spy in the cab infatti rallenta notevolmente i toni entrando in una dimensione malinconica più piatta. Di fatto è il primo brano davvero dark del disco con la sua lenta andatura dominata dalla passione travolgente di Murphy che racconta un possibile percorso verso la pazzia attraverso una banale ossessione di essere costantemente spiati. La batteria e la chitarra alienante non vengono però messi completamente in disparte se si considera lo splendido convulso finale rumoristico quasi noise.

Small talk stinks, brano a cui dovranno molto i successivi Depeche Mode, è una delle pecche dell’album: la personalità di Murphy e un riff accattivante non riescono a far passare in secondo piano un ritornello un po’ imbarazzante e in generale una struttura senza nerbo.

St.Vitus Dance è un ritorno ai ritmi frenetici di God in an alcove, con il suo ritmo eccitato carico di distorsioni e la sua batteria avvolgente e interminabile. Chitarra e basso sono frammentati e spezzettati, in un brano in cui Murphy mostra ancora una volta la sua irriverenza terminando con uno scimmiottare grottesco che inevitabilmente riporta alla mente l’Iggy Pop di Fun House.

Stigmata Martyr offre l’ormai ben nota cupola di suoni ma in versione più gothic: basso ammaliante e voce di nuovo profonda e spettrale mentre riff infernali portano spiritualmente all’ennesima danza eccitante e demoniaca, il tutto mentre vengono evocate macabre immagini della Passione (“In a crucifiction ecstasy Lying cross chequed in agony Stigmata bleed continuously”) con tanto di preghiera latina biascicata in latino (“In nomine patri et filii et spiriti sanctum”) tanto profana quanto sacrilega.

Nerves è il gioiello che suggella il disco: rintocchi funebri, rumori di oggetti metallici vari (a ricordare I remember nothing dei Joy Division), diverse schitarrate e note singole buttate lì a casaccio quasi come fosse un soundcheck. L’insieme crea un’atmosfera inquietante piena d’angoscia al termine della quale parte la solita splendida batteria post punk che sembra non poter portare in nessuno luogo e che invece trascina una tastiera straniante e essenziali riff spettrali sui quali troneggia ancora una volta il cantato epico di un Murphy di nuovo decadente (“Sense of serenity is shattered in the glint of splintered glass”) e magniloquente. Il finale schizofrenico è però ancora una volta sintomatico dello spirito della band e del suo leader. L’accelerazione che chiude il brano di fatto rovina il clima di epicità e conferma la tendenza a non volersi prendere eccessivamente sul serio, neanche nelle composizioni più drammatiche.

Aldilà delle etichette rimane un album straripante e eccitante, inizio di una splendida carriera (anche se breve) di un gruppo sentito fin da subito come fondamentale. E noi non possiamo esimerci dall’essere d’accordo.

V Voti

Voto degli utenti: 9,3/10 in media su 34 voti.

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ozzy(d) (ha votato 10 questo disco) alle 13:05 del 11 maggio 2007 ha scritto:

capolavoro

la recensione non è male, ma questo è un album da 5 stellette piene! Qui c'è la lacerante essenza dark!

Peasyfloyd, autore, alle 14:09 del 11 maggio 2007 ha scritto:

Indubbiamente capolavoro

però come esposto sopra a mio avviso bisognerebbe rivedere il disco in maniera neutrale per trovare che in realtà non è poi così essenzialmente dark, benchè in molte parti sia indubbiamente una componente evidente.

Gimmy (ha votato 10 questo disco) alle 18:24 del 14 maggio 2007 ha scritto:

Hey ma...

...solo 4 stelle e mezza? Per uno dei massimi capolavori dark (e non solo) di tutti i tempi?

barkpsychosis alle 15:10 del 15 maggio 2007 ha scritto:

non ci sono dubbi

è impossibile non innamorarsi di un disco come "In the flat field"

Hexenductionhour (ha votato 10 questo disco) alle 17:44 del 8 novembre 2007 ha scritto:

In nomine patri et filii et spiriti sanctum

indispensabile

Mr. Wave (ha votato 10 questo disco) alle 13:07 del 8 giugno 2008 ha scritto:

...semplicemente B A U H A U S

...quando il rock diventa un cabaret dell'orrore, con tanto di maschere e trucchi... In questo straordinario lavoro, i toni macabri e dissonanti del dark-punk e l'atteggiamento teatrale, costantemente sopra le righe del glam diventarono con i Bauhaus una cosa sola: ben lontano dalle lancinanti depressioni esistenziali del rock gotico, quì il sound dei Bauhaus mirava sì a dipingere incubi lugubri e incalzanti danze orrorifiche, ma caricandole in ogni attimo di un'enfasi quasi esagerata, forti di un senso dell'effetto spettacolare particolarmente sviluppato. Immensamente dark!

Moonlight Love alle 16:51 del 4 settembre 2008 ha scritto:

Uno dei miei dischi preferiti!

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 18:32 del 6 ottobre 2008 ha scritto:

Anche qui l'intervento di Sig. Wave è copiato da Onda rock.

rubens alle 18:42 del 6 ottobre 2008 ha scritto:

RE:

Mah. Tanto valeva non commentare ...

Paranoidguitar (ha votato 10 questo disco) alle 9:24 del 5 gennaio 2009 ha scritto:

capolavorone! da avere originale.

Mi chiedo sempre se i Joy Division debbano considerarsi gothic / darkwave o meno. Io li considero post-punk, o semplicemente li considero i Joy Division. Che poi abbiamo introdotto mostrato una parte degli elementi dark è fuor di dubbio. Secondo me il darkwave vero e proprio ruota attorno ai banshees ai cure e ai bauhaus. Per il resto concordo appieno, soprattutto sulle scariche epilettiche e i riff primordiali! Bravo!

Belzebù (ha votato 10 questo disco) alle 2:26 del 26 aprile 2009 ha scritto:

Narcotico

Come ogni narcotico che si rispetti abbina ad un fascino indiscusso una pericolosa propensione al dare dipendenza.La dà.Ormai mi risulta impossibile toglierlo dallo stereo (semplicemente cambio stereo ma In the Flatfield non lo tolgo!!)...Album irripetibile, perfetto, non una sola traccia sottotono e svariate perle di inaudita bellezza.Post punk e ghotic sicuramente,dark un pochino meno, ma impossibili da etichettare univocamente in un genere. I Bauhaus sono un pò di tutto questo e lo sono in un modo così onnicomprensivo che se penso ad un gruppo dark o post punk o gothic non penso ai Joy Division o ai Banshees o ai primi Cure ma a loro.

Ascoltarlo è immergersi in una straordinaria atmosfera oscura ed inquietante (Stigmata Martyr,

Nerves,In the flat field...)ma nient'affatto deprimente; come mi risulta Unknown Pleasures, peraltro splendido. E nel finale, in Crowds, la voce di Murphy da i brividi lungo la schiena. Inevitabilmente è un 10.

stefabeca666 (ha votato 8 questo disco) alle 16:14 del 25 maggio 2011 ha scritto:

A una persona può anche non piacere abbastanza sto disco no? Per carità, è un disco importante, ma se il criterio è il gusto allora le stelle possono essere anche due. E questo è il mio caso, non ho mai adorato questo disco. E comunque, post-rock? Dove?

Dr.Paul alle 17:18 del 25 maggio 2011 ha scritto:

non lo hai mai adorato e gli dai 8???

loson (ha votato 10 questo disco) alle 20:27 del 25 maggio 2011 ha scritto:

Una volta ho fatto un incubo in cui mi obbligavano a dare meno di 5 stelle a questo disco.

stefabeca666 (ha votato 8 questo disco) alle 8:14 del 26 maggio 2011 ha scritto:

beh i dischi che adoro sono da 9, 10. Dischi da 7, 8 sono dischi che mi piacciono ma per cui non mi strappo i capelli.

Utente non più registrato alle 14:17 del 21 ottobre 2014 ha scritto:

Proprio non li reggo, proprio...

swansong alle 11:42 del 22 ottobre 2014 ha scritto:

Anch'io sono fra quelli che non ne hanno mai subito il fascino. Ad essere precisi, posso dire che, in generale, è tutta la scena dark wave di fine '70 primi '80 (salvo rarissime eccezioni) che non riesce a conquistarmi.

( I Cure, per esempio, li preferisco di gran lunga nel loro periodo a cavallo dei novanta..)

B-B-B (ha votato 10 questo disco) alle 22:43 del 15 giugno 2015 ha scritto:

Questo album si mangia tutto il resto della new wave e del goth rock...

Eccezionale!

ThirdEye (ha votato 9,5 questo disco) alle 20:30 del primo giugno 2016 ha scritto:

Uno dei dischi della mia vita.

shadowplay72 alle 3:21 del 25 novembre 2017 ha scritto:

Una delle migliori band dark.primo cd e primo capolavoro!

zagor (ha votato 9,5 questo disco) alle 12:28 del 25 novembre 2017 ha scritto:

sì, disco clamoroso. " a spy in the cab" da pelle d'oca