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R Recensione

7/10

Chelsea Wolfe

The Grime And The Glow

Nell’anno del semi-bluff witch house, arriva Chelsea Wolfe. Non con un synth o un pc, ma con una chitarra stravolta. Cacciatrice delle pieghe funebri nascoste in vita, doom lady bruciata dal sole, psych-girl in trance per eccesso di rumore, riesce a sapere di terra, immersa com’è tra suoni grezzi e abrasivi, e assieme farsi poesia che sfugge alla presa. Nell’arco di un anno e mezzo ha scritto di tutto, e pubblicato un Ep (“Advice & Vices”), un disco reperibile soltanto in formato digitale (“Ἀποκάλυψις”) e un altro, questo, uscito in vinile per la Pendu il 28 dicembre scorso. Alla faccia delle classifiche di fine anno. D’altronde il suo pezzo più intenso, tanto per non sbagliare, Chelsea non l’ha inserito in nessun disco. Ed è una torch-song da brividi (“Gold”), roba da classico subito.

The Grime and The Glow”, pur se pubblicato dopo “Ἀποκάλυψις” (che ha visto una sorta di instant-release, non essendo passato attraverso il filtro di un’etichetta), si deve considerare, a stesso dire della Wolfe, il suo primo disco. A segnalarlo basterebbe, in realtà, l’aspetto sfaldato e dissonante, lo sviluppo pieno di spaccature e borri, la disomogeneità tipica dell’opera prima. A scheletriche ballate da lutto si succedono squarci noise, a elegie sul pianoforte momenti di caos performativo e di industrial calato nel deserto, a melodie vocali ‘popular’ schizzi gotico-caciaroni urticanti, ma gli sbalzi non stonano mai. Ci sono Pj Harvey e Carla Bozulich, Scoutt Niblett, Siouxsie e i Sonic Youth. L’odore è mefitico, anche grazie a una produzione volutamente claustrofobica, tutta escoriazioni e raschiature: “The Whys” è una melodia surf-rock su un’elettrica svangata con la cazzuola (e zero batteria!), “Moses” (anche in “Ἀποκάλυψις”, ma in una versione più accomodata) una marcia biblica sfregiata nella distorsione, “Widow” un carillon cimiteriale. Il tratto comune dark pialla gli scarti.

Ma è solo l'orlo del baratro: è già notte piena quando in "Cousins Of The Antichrist" la Wolfe intona versi sbattezzati a una luna che è specchio dei suoi pallidi tormenti di chitarra, e che in "Benjamin" si gonfia a spettro di risonanza per gli accordi accavallati di un pianoforte scordato, scanditi a quattro mani con Soap&Skin. Col tempo, i lamenti della giovane californiana suonano sempre distanti, imprigionati nelle pareti di vetro di "Noorus" assieme a un basso al tetano e a un ritmo da sincope, o nella vecchia cameretta a serrande abbassate di "Halfsleeper", da Tiny Vipers affittata, in cui rimbombano i tocchi di una chitarra dolente e gli echi di una ninnananna rarefatta. Una voce, la sua, che è partecipe testimone delle contaminazioni a bassa fedeltà che permeano l'intero lavoro e che solo nel "Fang" trovano la loro consistenza e forma più adatta, al seguito di percussioni scardinate e corde sfibrate di chitarra; perché solo il fango può sporcare così bene, e solo l'acido puro corrodere meglio delle distorsioni al cherosene di "Deep Talks".

E dopo la notte più nera, l'alba più mera: muto raccoglimento per noi e i gelsomini. E una gola incavata nella nuda pietra attraverso la quale, ci pare, la prossima America 'death underground' dovrà passare.

 

V Voti

Voto degli utenti: 6,9/10 in media su 6 voti.
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gull 8/10
Teo 7/10

C Commenti

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hiperwlt alle 0:21 del 26 gennaio 2011 ha scritto:

su questa wolfe si sta puntando parecchio qui su storia: non ho ancora ascoltato nulla ma, sembra, possa rientrare nelle mie corde (la sezione ritmica è ridotta all'osso?): cercherò. bel lavoro ragazzi !

gull (ha votato 8 questo disco) alle 9:16 del 26 gennaio 2011 ha scritto:

Grandissima artista davvero. Questo mi piace anche più (un filino) di Aποκάλυψις.

Per me "Halfsleepers" e "Deep talks" su tutte (ma c'è davvero l'imbarazzo della scelta).

Che avari questi recensori

Tra i dischi dell'anno! Ah no, è del 2010. Peccato!

Bellerofonte (ha votato 8 questo disco) alle 11:03 del 26 gennaio 2011 ha scritto:

Io avrei dato un po di più. Come per gull vale lo stesso per me, lo preferisco ad Apocalypse. Peccato piuttosto sia arrivato proprio agli sgoccioli del 2010

Filippo Maradei, autore, alle 12:46 del 26 gennaio 2011 ha scritto:

La sottile differenza con "Aποκάλυψις" sta tutta nel diverso approccio alle due produzioni: paradossalmente, proprio per "The Grime And The Glow", che è filtrato attraverso una label, si può cogliere una minore compattezza e rifinitura dei brani, che rendono l'opera tutta più ruvida e istintiva, e per questo più immatura, proprio per contrappasso a una egocentricità di foga. L'autoprodotto "Aποκάλυψις", invece, mostra più sicurezza e lavorìo melodico, contemporaneamente a un'amalgama strumentale stratificata, a scelte ritmiche ben studiate, e un profilo d'assonanze e dissonanze, dunque, molto più di spessore. Credo di parlare a nome mio e anche di Francesco nel rimarcare comunque la bontà genuina di quest'ultimo disco, forse meno fine ma egualmente valido.

target, autore, alle 14:12 del 26 gennaio 2011 ha scritto:

Sì, dai, è un 7/8. Il 7 sta per: a noi piace di più l'altro. L'accoppiata, folgorante, sarebbe anche da 9 Ecco, qui mostra di poter giostrare più registri ("Halfsleeper" fa quasi Linda Perhacs), ma di là ci sono pezzi lancinanti ("Movie screen", "Pale on Pale") che sbaragliano tutto. Roba che, se solo se ne parlasse un po' (lei continua a essere ignorata negli States - in realtà un po' ovunque), scuoterebbe non poco, secondo me, l'undeground americano, sbatacchiandolo dalle nostalgie '80 alla 'wasteland' '90. Poco cambia, per noi: emozioni intensissime.

gull (ha votato 8 questo disco) alle 16:25 del 26 gennaio 2011 ha scritto:

Volendo dare i numeri: 8+ a quest'ultimo ed 8 a Aποκάλυψις.

E' vero che "The Grime And The Glow" ha un'anima ancora più ruvida ed istintiva. Ed è proprio questo che mi affascina. Questo essere sull'orlo del precipizio, senza paracadute. Un'opera istantanea, grezza ed urgente. Ha ragione target, alla fine poco cambia, quando sono le emozioni a regnare!

target, autore, alle 21:21 del 26 gennaio 2011 ha scritto:

Ah: la ragazza è passata per queste pagine e dice che spera di venire a suonare in Italia entro l'anno. Speriamo

salvatore (ha votato 6 questo disco) alle 13:52 del 7 maggio 2011 ha scritto:

Finalmente sono riuscito ad ascoltarlo. Devo confessare che anche questo lavoro mi ha lasciato un po' tiepidino: al di là dell'atmosfera quasi funerea che riesce a creare, di canzoni ce ne sento poche e, alla lunga, trovo il tutto un po' monotono. Ci sento anche io la prima PJ Harvey, la Niblett e Soap & Skin (quest'ultima un po' meno, a dire il vero), ma meno personalità rispetto alle altre tre. Forse, però, è solo questione di tempo...

target, autore, alle 14:09 del 7 maggio 2011 ha scritto:

Secondo me, Salvo, a te piace molto "Gold" (è linkata nel primo paragrafo della recensione). O no?? Comunque, sì, questo disco, ancora più del successivo (ma precedente nella pubblicazione) "Apocalypsis" (che peraltro quest'anno verrà finalmente edito anche fisicamente), ha sopra il cartello 'lavori in corso'. Il talento per sbocciare alla grande ce l'ha.

salvatore (ha votato 6 questo disco) alle 16:14 del 7 maggio 2011 ha scritto:

Sì Fra', ora ragioniamo: mi piace eccome!!!

Intenso e soprattutto GENUINO.

Il problema di questo "The Grime..." è che lo sento ostentatamente "grezzo". Perché se si tratta di riuscire a veicolare in modo ottimale il proprio talento, ci siamo. Se invece si tratta piuttosto di una scelta estetica precisa (e per me discutibile), lo sento un po' forzato e poco personale. Un discorso simile, sebbene su due piani artistici, musicali ed estetici opposti, a quello che si potrebbe fare per la Calvi: paradossalmente, vista la tipologia di proposta presentata, li sento entrambi poco istintivi e un tantino (per la Calvi anche qualcosa di più di un tantino) artefatti. Ad ogni modo, resto in ascolto per futuri sviluppi e per ascoltarmi Ἀποκάλυψις (che bello il copia/incolla per titoli tipo questo )...

Jacopo Santoro alle 0:28 del 2 settembre 2013 ha scritto:

Intensità incredibile in questo brano live..