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R Recensione

10/10

Joy Division

Closer

Closer” non è solo il disco postumo dei Joy Division, il testamento di Ian Curtis, il canto del cigno di un artista scomparso troppo prematuramente: è un viaggio nei meandri della sofferenza, dove non riluce nessun sole, dove la speranza è sepolta agonizzante sotto metri di terra, lasciata senza respiro. Claustrofobico, allucinante, lacerante: questi i primi tre aggettivi per descriverlo.

Uscito nel 1980, “Closer” è divenuto uno dei manifesti goth, ma definirlo esclusivamente dark sarebbe eccessivamente limitativo. Quando i Joy si apprestavano a incidere il loro album definitivo, avevano alle spalle l’esperienza di “Unknown Pleasures”, rabbiosa e angosciosa testimonianza del malessere esistenziale di Ian Curtis. “UP” era ancora avvolto nelle nebbie nichiliste del punk dal punto di vista musicale, lo testimoniano i riff che, pur non avendo la linearità estrema del genere, ne portano inconfondibilmente i semi. Naturalmente un punk appesantito da uno spleen grave e insostenibile come un gas mortifero. “Closer” si distacca ancor di più dagli stilemi del punk, proiettandosi al di fuori dei generi, quasi a crearne uno ex novo.

Il disco si apre con la macabra “Atrocity Exhibition”: percussioni tribali e ossessive che sorreggono tutta la canzone, il basso che le abbraccia macabramente e una chitarra rumorosa, tormentata su tutta l’ampiezza delle sue sei corde: un tappeto di rose nere su cui la voce spettrale di Curtis marcia in pompa magna con le sue liriche meravigliosamente oscure e attraenti: “This is the way step inside” viene ripetuto più volte, e siamo sicuri di non volere più abbandonare l’abisso cui ci conduce questo disco sin dalle prime note.

Isolation” è un convulso brano di synth-pop, preludio a quel che sarà il sound dei New Order, ma è un synth-pop malato, depresso: il poeta Curtis invoca la madre, impaurito, solitario, isolato. Note metalliche di tastiera sorreggono la struttura di questo ballabile. “Passover” è un brano apocalittico: “This is the crisis I knew had to come destroying the balance I’d kept”. Quante persone possono riconoscersi in questi lucidi versi? Il cantato freddo insieme alla batteria ripetitiva causa una profonda e ipnotica alienazione nell’ascoltatore: la musica dei Joy Division ha il potere di trasmettere dolore anche in chi è soltanto un ascoltatore, materializza spettri e le parti più cupe del nostro animo.

Colony” è un lacerante brano sulla triste condizione esistenziale di Ian, un ennesimo mattone che va a costituire il muro che egli aveva eretto con il mondo esterno, consolidato dal suo suicidio.

A Means To An End” è caratterizzata da un monocorde cantato e parla di una fiducia tradita: “I put my trust in you”. Il crollo di ciò in cui crediamo di più può avere effetti devastanti, far perdere tutte le nostre certezze qualunque esse siano.

C’è poi la struggente “Heart And Soul” che espande malessere attraverso i diffusori, un vibrante brano dove la simbiosi dei quattro raggiungi vertici di assoluta perfezione. “Heart And Soul” spalanca le porte per quella che è considerata da chi scrive una delle migliori sequenze di brani mai apparse su un cd: “Twenty Four Hours” e “The Eternal”. La prima è un adrenalinico brano vicino al punk, che rimanda alle atmosfere malate del primo disco, una montagna russa infernale, dove si alternano improvvise accelerazioni a parti più tenebrose e oscure, in un saliscendi emozionale devastante. “The Eternal” è una lugubre marcia funebre, quasi come se Ian descrivesse senza pathos il dipanarsi di un corteo funebre, del suo corteo funebre. Arriva il termine, “Decades”: quale miglior finale si potrebbe immaginare per un disco? Un lento ballo a base di synth, che offre ancora uno spaccato della sofferenza esistenziale del leader dei Joy Division. Un brano avvolto in un’aurea da limbo eterno, dove l’emozioni appaiono filtrate, distanti e sfumate anche grazie agli effetti applicati alla voce e alla strumentazione. “Closer” è un requiem, il più triste requiem rock che vi possa capitare di ascoltare, una sublime opera d’arte.

 

A Ian Curtis (1956-1980)

V Voti

Voto degli utenti: 9,5/10 in media su 65 voti.

C Commenti

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greg ranieri (ha votato 10 questo disco) alle 15:18 del 27 aprile 2007 ha scritto:

mi sbilancio: 10

uno dei dischi più belli che si possano sentire nell'arco dell'esistenza.

paolo63 alle 0:08 del 18 maggio 2007 ha scritto:

Incommensurabile

qua bisogna andare oltre i giudizi e i voti... sono l'anima e il cuore di Ian che escono dai solchi! ARTE è quando un opera si identifica appieno col suo creatore.

barkpsychosis (ha votato 10 questo disco) alle 0:01 del 6 giugno 2007 ha scritto:

meraviglioso. nessun altra cosa da aggiungere. meraviglioso.

Hexenductionhour (ha votato 10 questo disco) alle 17:47 del 8 novembre 2007 ha scritto:

Cuore o anima una brucerà

un opera d'arte,assolutamente uno dei dischi più belli di sempre

matteomac (ha votato 10 questo disco) alle 15:46 del 25 aprile 2008 ha scritto:

Un viaggio nell'anima, non un disco come gli altri: tocca profondità che la musica raggiunge davvero molto raramente. Un capolavoro.

Moonlight Love alle 16:52 del 4 settembre 2008 ha scritto:

Bisognerebbe fare un monumento a Ian Curtis!

4AS alle 15:34 del 24 ottobre 2008 ha scritto:

Da PELLE D'OCA. E oltretutto è un disco molto influente...

Roberto_Perissinotto (ha votato 10 questo disco) alle 9:29 del 16 novembre 2008 ha scritto:

Glaciale e stupendo. Un disco che si scolpisce nella mente di chi lo ascolta e che raggiunge livelli di intensità impensabili per il 97% dei gruppi di oggi. Da ascoltare assolutamente.

Paranoidguitar (ha votato 10 questo disco) alle 14:14 del 21 novembre 2008 ha scritto:

Certe volte il sito dovrebbe dare la possibilità di votare fino a dieci stelleil primo lato è splendido, il secondo lato sembra suonato da delle divinità spaventose. Talvolta con questo disco ho come la percezione di nuotare a stile libero nell'Acheronte.

Roberto_Perissinotto (ha votato 10 questo disco) alle 20:37 del 21 novembre 2008 ha scritto:

Bellissimo commento Paranoidgiutar!!!

marcot (ha votato 9 questo disco) alle 13:13 del 22 dicembre 2008 ha scritto:

come unknown pleasures 9,5

veramente dei precursori...

dario1983 (ha votato 10 questo disco) alle 3:32 del 5 gennaio 2009 ha scritto:

lo inserirei nella top ten degli album più belli di sempre.

RIP Ian

bargeld (ha votato 10 questo disco) alle 15:10 del 28 gennaio 2009 ha scritto:

sotto di 0,1 rispetto a unknown pleasures... nell'annoso dibattito tra i due credo conti il cuore più di ogni altra cosa. tra i 5 dischi che considero vitali

Cas (ha votato 9 questo disco) alle 20:26 del 13 agosto 2009 ha scritto:

emozionante a livelli esasperanti.

Mr. Wave (ha votato 9 questo disco) alle 15:26 del 28 ottobre 2009 ha scritto:

La più grande rappresentazione musicale del "mal di vivere". Voto: 9/10

Alfredo Cota (ha votato 9 questo disco) alle 14:20 del 19 novembre 2011 ha scritto:

RE:

Quoto Mr.Wave

Nucifeno (ha votato 10 questo disco) alle 13:10 del 15 novembre 2009 ha scritto:

Agghiacciante e disperato.

Roba da gelare il sangue nelle vene.

Kid-A-Rock (ha votato 10 questo disco) alle 3:30 del 26 febbraio 2010 ha scritto:

Idillio senza tempo

Questo album dice tutto, anche nelle parti esclusivamente strumentali. I testi di Ian in particolare, e le musiche così cupe e struggenti ma paradossalmente vive e vibranti sono l'epitaffio di una generazione che cerca le risposte consapevole di non trovarle mai, e Ian Curtis lo sapeva bene. Nonostante la sua giovanissima età, era stato capace di farsi carico del disagio della crescita [.."but I remember when we were young"..] con un distacco e assieme una nostalgia veramente sorprendente, come se fosse padrone di un segreto ma impossibilitato a rivelarlo. E così il suo canto, unito alle musiche degli altri tre artisti, non possono che produrre un'espressività che ti penetra ed emoziona ad ogni ascolto. Una bellezza che fa male. Quando ascolto Atmosphere ho sempre il cuore a mille.

Complimenti a Francesco per questa recensione impeccabile

bart (ha votato 8 questo disco) alle 16:51 del 7 maggio 2010 ha scritto:

Ian Curtis era forse esageratamente depresso, ma magari tutti gli artisti depressi riuscissero a fare un disco del genere.

egon72 (ha votato 10 questo disco) alle 17:34 del 21 agosto 2010 ha scritto:

disco seminale

ascoltandolo provo un senso di freddo distacco dalla vita,non solo malinconia,ma anche drammaticità,la maliconia rende immobili,il dramma è rottura obbliga a muoversi,morire,cambiare,il problema sorge quando non si hanno le capacità ,la volontà o la forza per farlo,per il carattere o perchè in fondo per qualcuno non vale la pena lottare per questo mondo.Curtis e la sua arte rappresentano una generazione angosciata dal futuro,alienata in un malessere esistenziale.

Liuk Pottis alle 10:44 del 15 novembre 2010 ha scritto:

L'energia di una stella che muore

Disco unico nella storia del rock. Inimitabile e (al contrario del suo predecessore) lontano da qualsiasi tentativo di imitazione.

Un disco pubblicato dopo la morte di Curtis, e scritto dopo la sua morte. Basta leggere i testi e ascoltare le musiche scarne e abissali per capire che Curtis, durante le registrazioni, era già un fantasma, che disperatamente cercava di lasciare la sua ultima traccia a noi fragili viventi.

Curtis è stato un artista unico nel suo genere, e Closer è il suo manifesto.

Mirko Diamanti (ha votato 10 questo disco) alle 20:30 del 18 novembre 2011 ha scritto:

Raramente il rock appare e suona così importante, così vitale e così impossibile da resistere e ignorare. Questo eguaglia (e per me supera) Unknown Pleasures.

ThirdEye (ha votato 10 questo disco) alle 19:17 del 6 marzo 2012 ha scritto:

Per me, IL DISCO dei Joy Division. Fa sembrare Unknown Pleasures robetta questo.

Fertuffo alle 11:16 del 14 marzo 2012 ha scritto:

Errore imperdonabile

Ho un unico rammarico: avere scoperto questo disco a 32 anni. Dannati preconcetti sulla musica oscura e lugubre per gente depressa. Proprio per niente. Questo disco è suonato con stile e trasmette emozioni. Quello che l'arte dovrebbe fare. E Closer ci riesce. Ora mi resta la parte di analisi delle liriche, che per ora non ho approfondito.

Una canzone su tutte: Twenty Four Hours. Pensare che una volta visitai il cimitero di Staglieno, consapevole del nesso con il disco. Ma ancora lo snobbavo. Magari me lo sarei ascoltato nel frattempo per sprofondare nell'atmosfera.

Voto 10 su 10.

Carminetb (ha votato 9,5 questo disco) alle 13:36 del 2 novembre 2012 ha scritto:

Credo sia l'album più triste di tutti i tempi...sublime, atroce e devastante. Il post- punk migliore al mondo: 9.8 su 10.

Carminetb (ha votato 9,5 questo disco) alle 13:37 del 2 novembre 2012 ha scritto:

Credo sia l'album più triste di tutti i tempi...sublime, atroce e devastante. Il post- punk migliore al mondo: 9.8 su 10.

nebraska82 (ha votato 10 questo disco) alle 13:41 del 2 novembre 2012 ha scritto:

"Credo sia l'album più triste di tutti i tempi...sublime, atroce e devastante"...quoto, quando si arriva a the eternal e decades si è già oltre questa vita.

Paul8921217 (ha votato 10 questo disco) alle 15:10 del 11 novembre 2012 ha scritto:

This is the way, step inside.

alekk (ha votato 10 questo disco) alle 14:28 del 19 aprile 2013 ha scritto:

le ultime quattro canzoni sono stratosferiche. Decades una delle canzoni più belle che abbia mai sentito.

loson (ha votato 9 questo disco) alle 9:51 del 20 aprile 2013 ha scritto:

Anche per me supera "Unknown Pleasures", che pure resta imprescindibile.

FrancescoB (ha votato 10 questo disco) alle 9:54 del 20 aprile 2013 ha scritto:

Un disco che mi ha costretto a rivedere le coordinate del mio universo musicale. L'equivalente di una lettera di suicidio, Curtis sembra camminare sull'orlo dell'abisso e poi si butta, per contemplare il proprio corteo funebre fra colonnati di ghiaccio.

lev (ha votato 9 questo disco) alle 10:02 del 20 aprile 2013 ha scritto:

è un disco che se sei un pò depresso, ti da una mazzata da lasciarti stordito! comunque bellissimo. pure x me leggermente superiore al precedente.

dissonante (ha votato 10 questo disco) alle 21:09 del 13 ottobre 2013 ha scritto:

Disco oltre oltre il quale non si può andare. La sofferenza e la vanità di stare al mondo rese poeticamente in una forma disperata e glaciale. Non un suono meno che perfetto in tutta l'opera. Ad ogni ascolto di Decades, ancor oggi, la pelle si accappona ed è noi stessi, la nostra condizione di mortali, a farci sgorgare quelle lacrime.

Mattia Linea (ha votato 6,5 questo disco) alle 19:24 del 15 agosto 2014 ha scritto:

Nettamente inferiore a "Unknown Pleasures". Ci sono canzoni bellissime come "Isolation", "Twenty Four Hours" o "A Means To An End" ma l'album appare (troppo) cupo rispetto al precedente, più angosciante. Difficile da digerire. Tuttavia, loro rimangono dei grandissimi: Peter Hook e Bernard Sumner sono, dopo Morrissey e Marr, la coppia compositiva migliore degli anni '80.

nebraska82 (ha votato 10 questo disco) alle 22:03 del 17 agosto 2014 ha scritto:

"nettamente inferiore" mi sembra esagerato, la sola "decades" è un capolavoro

Cas (ha votato 9 questo disco) alle 22:18 del 17 agosto 2014 ha scritto:

sì sono d'accordo. nel tempo mi sono reso conto che stabilire gerarchie tra i due album non ha senso... Closer è l'altra faccia della medaglia di Unknown Pleasures. entrambi totali. certo questo è spettrale, spesso impalpabile, mentre l'esordio conserva un alito vitale (il piglio post-punk) che per diversi anni mi è risultato più congeniale... ma, appunto, l'uno è preludio dell'altro, che a sua volta ne è l'epitaffio.

Paolo Nuzzi (ha votato 10 questo disco) alle 15:14 del 12 maggio 2015 ha scritto:

Due dischi, due capolavori. Oltre le stelle

antobomba (ha votato 10 questo disco) alle 17:10 del 24 marzo 2016 ha scritto:

Meraviglioso, e fortunatamente scoperto solo a 34 anni. Prima probabilmente mi avrebbe emotivamente travolto, c'è troppa sofferenza in questo album.

shadowplay72 alle 3:18 del 25 novembre 2017 ha scritto:

Capolavoro della musica in generale,assieme a unknown pleasures.il mio nickname è preso da una delle loro canzoni.mitici!