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R Recensione

8/10

Alice in Chains

Facelift

Gli Alice in Chains (ed il loro primo album) si riassumono presto così: essi furono la passione del grunge. Da abili raccoglitori di rimasugli heavy-metal perfezionarono presto un’immagine e quel suono che rappresentò in modo pressoché perfetto l’interiorità malata e annichilita del periodo. Stiamo parlando dei primi anni '90, ed il nostro scenario è - ancora - la sovrappopolata (in termini di bands e produttori) città di Seattle. 

Fin dagli albori la caratteristica del suono dei Chains fu dunque la potenza associata ad una compattezza già collaudata (a discapito dell'età). In questo il gruppo non si allontanò quasi mai dalla formula canzone tipica dell’heavy-metal dimostrando però fin dall'inizio una maturità ed un'intesa che pochi avrebbero saputo presagire. 

Facelift uscì nel '90 per la Columbia Records - già produttrice del loro primo singolo - e fu senz’altro l’esordio col botto. Il potenziale esplosivo del gruppo si concentrò tutto in quel lavoro. 

In copertina un volto deformato, e sul retro, l’immagine della band soffocata da un cellophane, un collage carico d'angoscia ma quantomai riuscito; fin dalle prime battute Facelift è infatti duro, soffocante ed inquieto. 

L'opener We Die Young è una scheggia di dolore eloquente e fulminea: la frustrazione di una generazione, condensata in tre minuti di denso heavy metal. La loro Smells Like Teen Spirits

Man in the Box canta le sofferenze dell’uomo in preda all’agonia della soggezione, intesa in questo caso come dipendenza. Un chiaro riferimento all’eroina, droga che portò via - nel 2002 - il cantante Layne Staley, una delle voci più intelligenti dell’intera scena, martire anch’egli del tris successo-droga-se stessi. 

Dalla grigia claustrofobia di Sea of Sorrow si passa alle successive Bleed The Freak e I Can’t Remember, canzoni caratterizzate dall’incedere lento e passionale. Tratti che divennero fin da subito il biglietto da visita del gruppo.

 

La complessa Love, Hate, Love, non a caso messa al centro della scaletta, è la sintesi del loro verbo musicale fatto di stacchi, lamenti e pause tesi ad innescare violente eruzioni metalliche. 

Interessanti i diversi approcci sonori in pezzi più singolari come la corale Sunshine - un miscuglio heavy-beatlesiano - e la contaminata I Know Something (about you) dove i Chains attingono a piene mani dal repertorio proto-crossover di gruppi del periodo quali Jane’s Addiction, Aerosmith e Motley Crue

Put You Down e Confusion pagano la pesante influenza dei guru Led Zeppelin: ma, per converso, saranno davvero in molti a trarre ispirazione da questo Facelift .

 

V Voti

Voto degli utenti: 7,4/10 in media su 24 voti.
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Vikk 7/10
Alesa 9/10
DANCICA 10/10
loson 5/10
D10S 7/10
Mushu289 8,5/10
Lelling 7,5/10
luca.r 7/10
PehTer 8,5/10

C Commenti

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DonJunio (ha votato 8 questo disco) alle 23:44 del 26 ottobre 2007 ha scritto:

Love, Sex ,Pain, Confusion, Suffering...

Grande album: comprato a Seattle nel mio pellegrinaggio grunge nel lontano 1995...la recensione non è male, ma avresti potuto aggiungere qualcosa, o quantomeno citare il mio pezzo preferito: "Real thing", uno dei brani più stranianti di Staley, con quel fosco presagio "I'm going down the steps on a white line straight to nowhere...". Il loro merito fu quello di inserirsi nel filone seattleiano hard-glam, parallelo a quello post-punk Sub Pop, di derivazione Mother Love Bone, e riverniciare il tutto con l'istrionismo dei Jane's Addiction e l'oscurità dei Soundgarden. E le uscite successive furono persino superiori, in particolare "Dirt".

PierPaolo (ha votato 7 questo disco) alle 6:54 del 27 ottobre 2007 ha scritto:

Seattle

A Seattle ci capitai nel 1999, nessuna traccia di grunge in giro, andai una sera allo Speakesy e c'era...un concerto country, due tizi sul palco con chitarre acustiche, cappelloni e camicie arabescate, a cantare fumare e parlare. Sotto al palco ragazze in adorazione, vestite con camicie piene di pizzi e capelli cotonati...per l"ennesima volta (in USA capita continuamente), la sensazione di stare dentro un film.

Buona recensione, ma ho la sensazione che ti sei ben impegnato nella prima parte mentre nella seconda hai come tirato via, per concludere.

Vikk (ha votato 7 questo disco) alle 15:09 del 31 ottobre 2007 ha scritto:

bel disco, ma non imprescindibile; hanno fatto mooolto meglio con i successivi

ThirdEye (ha votato 4 questo disco) alle 18:02 del 5 agosto 2008 ha scritto:

Il loro album peggiore...Troppo devoto ad un certo metal....I loro capolavori a mio avviso son Jar of flies e l'ultimo omonimo

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 14:47 del 29 gennaio 2009 ha scritto:

Man In The Box

Un album piuttosto acerbo, ma che comunque presenta all'interno di esso, alcuni episodi degni esser citati (We Die Young, Man In The Box, Sea Of Sorrow, e Love, Hate, Love) mio rating: [7.5]

lucagalla (ha votato 10 questo disco) alle 18:17 del 12 ottobre 2009 ha scritto:

MITICI ALICE IN CHAINS

Cari Amici, secondo me stiamo scrivendo di uno dei migliori dischi della storia del rock recente, a pari merito con album del calibro di "black album" dei MetallicA, Use your illusions I e II dei Guns ecc ecc...Praticamente ttte le tracks sono belle nessuna esclusa, in particolare man in the box, sea of sorrow, we die young sono straordinarie, ma anche le altre di cui non ricordo i titoli a memoria...Il loro genere per me è il miglior grunge in assoluto meglio ancora di nirvana, pearl jam o soundgarden, molto meglio...A mio avviso avevano tutto, un grandissimo cantante carismatico con una voce perfetta per lo stile, un chitarrista niente male per il genere grunge, secondo me avrebbe fatto la sua figura anche a suonare con gruppi come i guns per dire, un batterista che, non me ne vogliano gli amanti del genere, ma io lo paragonerei a lars hulrich dei metallica nel black album in versione un po' più lenta e un po' meno tecnica, ma anche quello degli Alice la cassa la sa usare...Il risultato è grandioso...Peccato che sia morto il cantante, il nuovo non è male ma non ha niente a che vedere con quello vecchio, quello li era davvero fenomenale, e poi dal vivo rendeva di brutto...grande album "face lift", il migliore della Band, anche se ci sono lavori niente male anche in altri album, ma questo è sicuramente il migliore...uno stile grunge che si va a mischiare con l'heavy metal che alla fine risulta esser diverso da tutti gli altri gruppi del genere...per gli amanti del grunge pesante cupo e malinconico un po' triste da endovena lo consiglio con tutto me stesso...Già ce ci sono volevo porre un quesito: Kurt Cobain è morto a 27 anni, Janis Jolin a 27 anni, Jim Morrison a 27 anni, il cantante degli Alice in Chains a 27 anni, Jimmy Hendrix a 27 anni e ce ne ancora un paio che non ricordo...secondo me dopo una vita al limite che va dai 15-16 anni ai 27 anni (quindi circa 10 anni) il corpo umano non ce la fa più e muore...cosa ne pensate?...

REBBY alle 17:12 del 13 ottobre 2009 ha scritto:

Che è meglio non farsi le pere ...

NisiDominus (ha votato 9 questo disco) alle 15:00 del 16 febbraio 2011 ha scritto:

Layne è morto a 34 anni, non a 27...

Alesa (ha votato 9 questo disco) alle 22:25 del 9 giugno 2011 ha scritto:

Stupendo!