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R Recensione

9/10

Pearl Jam

Vitalogy

Realizzato in un periodo in cui la tensione tra i componenti della band era alle stelle, Vitalogy, nel suo raggiungere certi limiti dell’espressione sonora e portarli all’estremo, nell’intensità e insieme violenza delle emozioni che vuole e suscita, nella denuncia totale ma anche personale e privata dei suoi testi, è tutto e contemporaneamente il suo esatto opposto, Vitalogy è il capolavoro assoluto dei Pearl Jam e, per me, l’essenza della comunicazione.

Comunicazione di sentimenti, idee, paure: morte, vita, fato, follia, incubi si incrociano tra di loro su ritmiche che passano dal convulso, frenetico andare di Spin the Black Circle, Last Exit, Whipping, all’avvolgente benché drammatico trascinarsi di Immortality, o Better Man, lanciando accuse e insieme richieste di pace per se stessi e per gli altri.

“P.R.I.V.A.C.Y. is priceless to me” biascica e poi grida Vedder, prima che attacchi Corduroy, dove scarica tutta la sua rabbia contro la stampa invadente e pettegola, colpevole di intrufolarsi nella sua vita per nutrirsi delle sue vicende private, mentre Not For You critica la ribellione dei giovani oramai mercificata: “All that sacred, comes from youth/dedication, naive and true/ with no power, nothing to do/ I still remember, why don’t you?”.

L’onirica Bugs; la stralunata Aye Davanita; Nothingman, che ti si appiccica addosso con la tenacia e la sofferenza causata da una medusa, narrando della delusione derivata dalla rottura di un rapporto; Immortality, non definibile come una semplice ballata, bensì come The Ballad, che angosciante e rassegnata ti porta verso la fine del cd, ricordando che “Some die just to live”; sfumature, totalità di intenti e sentimenti, ma molto e molto altro, contribuiscono a fare di Vitalogy uno dei migliori album degli anni novanta, raggiungendo vette e limiti tali da costringere i suoi creatori a reinventarsi nell’album successivo, rompendo, con No Code appunto, linee e stili seguiti fino ad allora, e che erano riusciti a portare ad un margine di rottura, ma anche di perfezione e, quindi, in qualche modo, a un completo e appagato esaurimento.

V Voti

Voto degli utenti: 8,6/10 in media su 42 voti.

C Commenti

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Vikk (ha votato 9 questo disco) alle 1:10 del 29 maggio 2007 ha scritto:

disco della maturità, scritto e registrato rapidamente e che risente della morte del rivale e poi amico Kurt Cobain; i Pearl Jam al loro massimo splendore: potenti, melodici e sperimentali.

Senza contare lo splendido packing che rimane uno dei più belli nella storia della musica (soprattutto se parliamo di CD)

PierPaolo (ha votato 8 questo disco) alle 10:38 del 18 dicembre 2007 ha scritto:

Grandissimo gruppo...

...di cui preferisco i risvolti più melodici (che qui non mancano, ma sono più in secondo piano del solito). Un album che non ho ancora ascoltato abbastanza. Complimenti per la rece Cathy...credo che se appartenessi al tuo sesso troverei massimamente sexy la voce di Vedder.

fabfabfab (ha votato 9 questo disco) alle 14:22 del 9 luglio 2008 ha scritto:

L'ho sempre considerato il migliore dei P.J.

lev (ha votato 9 questo disco) alle 10:57 del 25 ottobre 2008 ha scritto:

dei pearl jam, solo ten è migliore di questo sraordinario disco.

dario1983 (ha votato 9 questo disco) alle 2:21 del 30 gennaio 2009 ha scritto:

grande album

bestropicalia (ha votato 9 questo disco) alle 18:19 del 3 dicembre 2009 ha scritto:

vitalogy

Il miglior lavoro in studio di Vedder e compagnia..quello più sperimentale e l'unico che dall'inizio alla fine si mantenga sempre a un ottimo livello. La frase “Some die just to live” è dedicata ovviamente a Cobain, scomparso proprio pochi mesi prima.

Roberto_Perissinotto (ha votato 9 questo disco) alle 18:06 del 7 giugno 2010 ha scritto:

Trascinante. Se è vero che a volte, durante gli ascolti, i momenti più rock mi lasciano una punta di dubbio, ci pensano poi le Ballate (con la B maiuscola) a entusiasmarmi di nuovo. Mi associo a Vikk nel dire che il packing è uno dei migliori mai realizzati per cd.

salvatore alle 18:18 del 7 giugno 2010 ha scritto:

Tutti questi cd "grunge" (PJ, nirvana, soundgarden, alice...)che ho apprezzato, mai amato, quando ero un teenager non li ascolto più. Sono invecchiati proprio male. Magari è un problema mio... non so... voi cosa ne pensate? A quei tempi avrei messo un 7.5/8. Oggi non andrei oltre il 6

4AS alle 10:19 del 8 giugno 2010 ha scritto:

Si è vero! Anch'io nel periodo adolescienziale ascoltavo il grunge e mi sembrava la migliore musica al mondo. Oggi quasi mi annoia. Secondo me è musica adatta a quel periodo della vita, sia per le tematiche dei testi sia per la musica stessa, che non è altro che l'hard rock trapiantato negli anni 90: musica un pò troppo prevedibile che essendo tale perde molto a distanza di anni. Poi in quel periodo conoscevo solo il grunge e ignoravo tutto il resto (brit pop - post rock - shoegaze - slo core - idm...). Praticamente ignoravo il 90% della musica.

4AS alle 10:21 del 8 giugno 2010 ha scritto:

magari "adolescenziale" senza "i"... errore da adolescente.

egon72 (ha votato 10 questo disco) alle 11:21 del 13 agosto 2010 ha scritto:

è il mio preferito dei Pearl Jam,l'unico dal suono "grunge".La loro abilità di coinvolgere emotivamente qui raggiunge i massimi livelli.

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 8 questo disco) alle 21:36 del 19 novembre 2010 ha scritto:

Bel disco. concordo con chi ha detto che il meglio sta nelle ballads. adoro nothingman.

The musical box (ha votato 10 questo disco) alle 21:57 del 27 maggio 2011 ha scritto:

immenso

Fertuffo (ha votato 9 questo disco) alle 13:28 del 8 agosto 2011 ha scritto:

La mia opinione

Tolgo subito la maschera, sono un fan dei PJ. Seguo abbastanza accuratamente le loro produzioni, e ritengo senza ombra di dubbio che Vitalogy sia il gioiello della loro discografia. Ten è per me troppo ribelle. Vitalogy è intimamente introspettivo. Geniale perfino l'art design dello stesso CD. Quando ascoltai per la prima volta Immortality fu innamoramento puro e incondizionato per una canzone, e non mi capita praticamente mai. Uno di quei rari casi inversi dove le strofe surclassano il ritornello. Vitalogy è l'apice che non verrà mai più raggiunto nella loro carriera.

rdegioann452 (ha votato 9 questo disco) alle 9:02 del 9 agosto 2011 ha scritto:

magnifico

anch'io sono un fan, ma ho un debole per yield.

ThirdEye (ha votato 9 questo disco) alle 2:15 del 24 giugno 2012 ha scritto:

Senza alcun dubbio il loro lavoro più riuscito, per me. Acido, grezzo, spontaneo, ed assolutamente ispirato. Spariti gli inni da stadio del sopravvalutato Ten, troviamo invece scarne ballate elettriche come "Not For You", "Tremor Christ", "Immortality"....roba da lasciare senza fiato. Poi sarà la volta di No Code, pur non raggiungendo questi livelli ancora ottimo. Poi, per il sottoscritto, potevano anche sciogliersi..

alekk (ha votato 9 questo disco) alle 21:12 del 17 aprile 2013 ha scritto:

Grande album !il loro capolavoro. Sicuramente tra le perle degli anni 90'..anche più di ten

shadowplay72 alle 2:58 del 25 novembre 2017 ha scritto:

I primi 3 album dei Pearl Jam sono dei magnifici capolavori!