R Recensione

9/10

Ash Ra Tempel

Schwingungen

Ash Ra Tempel, un nome un programma, una triade capace di creare un preciso immaginario e fornire una serie di aspettative su questa incredibile band tedesca.

La morte, la fine (Ash: cenere), il misticismo (Ra: dio del sole egizio), la spiritualità e il raccoglimento (Tempel: tempio) caratterizzano un'esperienza che trascende la semplice produzione musicale, coinvolgendo la sperimentazione da una parte e dall'altra l'imposizione della creatura artistica come qualcosa di autonomo, trascendente dall'artista e funzionale all'espansione mentale e psichica di quest'ultimo, il tutto in un indefinito alternarsi di controllo ed incoscienza di estremo fascino.

Una sfida innanzitutto tra diverse culture quella del genere in questione: il krautrock. Dopo una guerra mondiale che si era connotata di forti valenze “manicheiste” (da una parte il bene -la democrazia, la libertà, l'America- e dall'altra il male -il nazismo, l'olocausto, la Germania hitleriana-), una generazione si trovava a crescere in una nazione dominata culturalmente e militarmente da un'America vista sia come dominatrice imperialista che come prolifico centro di nuove ondate di libertà, di controculture e di protesta. La volontà di creare una peculiarità espressiva che facesse leva sul bisogno di una rivalsa storica più che mai necessaria per sfuggire alle vergogne del passato si univa al bisogno di uscire da una situazione di dipendenza e di marginalità che impedivano di vivere da protagonisti all'interno di uno scenario che sembrava volersi concedere compiacente alle ferventi istanze di protesta del mondo giovanile.

Questo fu il krautrock: una sfida tesa al raggiungimento dell'autonomia culturale ed espressiva della controcultura giovanile tedesca.

Il giovane artista tedesco doveva superare in profondità, immaginazione, arditezza sperimentale, ispirazione, cognizione di causa ed arguzia intellettuale lo spontaneismo hippie del gigante americano. Il fermento generato da questa grande ambizione ebbe esiti incredibili, qualcosa in grado di dar vita a forme di espressione artistica che portarono il rock a toccare lidi sconosciuti ed inesplorati, metafisici ed immensi. Le band che caratterizzarono il periodo compreso tra la fine degli anni '60 e la prima metà degli anni '70 erano destinate a compiere più d'una rivoluzione: dal folk cosmico degli Amon Duul II, all'avanguardia dadaista dei Faust, all'acid rock funkeggiante dei Can, all'orientalismo degli Agitation Free, all'ambient cosmico delle lunghissime suite dei Tangerine Dream e di Klaus Schulze fino al classicismo misticheggiante dei Popol Vuh.

Tra queste formazioni è impossibile non citare i nostri Ash Ra Tempel, nati nel 1970 grazie all'unione tra Klaus Schulze, Manuel Gottsching e Hartmut Enke. Il fatto che i tre cominciarono a suonare con la strumentazione dei Pink Floyd offre un interessante aneddoto capace di esplicitare le evidenti influenze del gruppo e di suggerire la provenienza dell'ispirazione degli esordi.

La capacità di Gottshing di dar vita a lunghissime trame chitarristiche, ad estenuanti freak out elettrici e la perizia di Schulze alla batteria offrirono le basi per una psichedelia dilatata ed interamente strumentale già in grado, nel primo lavoro del 1971, di assumere connotati del tutto peculiari grazie a dosi spropositate di estasi lisergiche, da un rifiuto totale del formato canzone, dai toni intellettuali e per nulla pop della loro musica.

Ma è nel 1972 che si ha la vera e propria conferma del gruppo. Paradossalmente questo avviene in concomitanza della momentanea dipartita di Klaus Schulze (a causa di un progetto parallelo, il quale si rivelerà poi qualcosa di folgorante: ascoltate Irrlicht) e della sua sostituzione con Wolfgang Muller, ottimamente capace di rimpiazzare il batterista perduto e di non essere per niente da meno.

La comparsa di Schwingungen, registrato nei pressi di Colonia, segna una svolta epocale nella musica cosmica che stava prendendo piede in quel periodo (nonché nel rock tutto) imponendo due monolitiche composizioni, divise nella solita struttura bipartita tanto cara agli Ash Ra, capaci di dare una scossa fragorosa alle “monotone” composizioni dei Tangerine Dream e un tono ben più drammatico, intenso e freak dell'attitudine intellettualoide dei colleghi tedeschi (basti confrontare questo Schwingungen con il contemporaneo Irrlicht).

L'intensità emotiva, spirituale, onirica, trascendentale e mistica trova somma espressione in un mirabile connubio tra acid rock e musica cosmica, tra psichedelia americana e divagazioni idealistiche tipicamente mitteleuropee.

Al primo brano, diviso nel binomio antitetico di Light & Darkness (opposizione non dualistica, ma da interpretare secondo la filosofia dello Yin e Yang, dell'incontro degli elementi opposti) il compito di dare l'avvio a questo viaggio.

La prima parte del componimento, Light: Look At You Sun, si apre con lenti e dilatati ricami di chitarra, sostenuti dal solido scandire del basso di Enke. Ed ecco che Muller comincia il suo lavorio delicato sui piatti, e siamo già invischiati in questo blues surreale ed onirico, con Gottsching che, ispirato come mai, fa della sua chitarra elettrica uno strumento trascendentale. L'atmosfera è destinata ad infuocarsi però, facendosi ben presto rovente e turbinante, con tutti gli elementi impegnati in un vorticoso aumento di velocità, a partire dalla chitarra lanciata in solo effervescenti e la batteria svincolata da ogni freno e libera di srotolarsi in rullate libere. Solo il basso a richiamare la struttura tipicamente blues, e sempre il basso a riportare la calma e a far evaporare il tutto in un lento sfumare.

Dalla luce all'ombra, ecco che Darkness: Flowers Must Die arriva a mutare nettamente il clima.

Brusii elettronici, eco, turbolenze cosmiche, modulazioni...Stiamo entrando nel cosmo, ma non ancora nelle sue profondità, il viaggio è appena cominciato e la terra appare ancora da lontano. Così ecco che il riecheggiare delle chitarre e una ritmica affidata ai bongos sostengono una voce allucinata ed espansa, rafforzata dal sopraggiungere dei battiti della batteria e da un frenetico crescendo selvaggio terribilmente coinvolgente: un rito tribale, un'invocazione al superamento della coscienza terrena, un orgiastico rituale di abbandono della propria fisicità.

Dopo 13 minuti di puro freak out infuocato siamo oramai giunti nei territori inesplorati del cosmo (o dell'incoscienza, fate voi): la non-spazialità regna, tutto si fa etereo, nebuloso, privato di confini netti e forme tangibili. Tutto è liquido e rarefatto. Ci ritroviamo a fluttuare improvvisamente senza nessun appoggio materiale, senza il giogo della gravità che ci costringeva a tenere i piedi ben fissi per terra.

Ha così inizio la monolitica e splendida composizione che apre la seconda facciata, Suche & Liebe, una mirabolante suite elettronica di glaciale bellezza e dal folgorante potere misterico.

Il rintocco echeggiato di “vibes” costituisce il suono più “concreto”, tutto il resto è sibilo, fluttuazione, visione, nebulosa, impalpabile percezione sonora. La sensazione di distacco dalla terra è totale e disorientante: o la si rifiuta oppure vi ci si immerge completamente, con estatico abbandono.

Eppure permane il movimento, il progredire in una dimensione in cui far tesoro delle variazioni più minime e insignificanti, un lento ribollire di vapori che ci condurrà ad una nuova fisicità, ad una rivelazione in grado di unire idealmente le forme libere ma ancora umane della prima parte con le algide atmosfere spaziali della seconda.

E allora ecco che percepiamo un lento ma inesorabile stratificarsi e solidificarsi del vuoto che fino a poco fa avevamo intorno. Il ritmo, lo scandire del tempo, anche se confuso e decisamente scollegato dai parametri temporali canonici, giunge a martellare violentemente la nostra trasformazione, ad accompagnarci con fragore all'estasi finale, alla conquista di una pace superiore, conquista che necessariamente pretende uno sforzo...Come se tutto stesse ribollendo, con fragore di piatti e incursioni di lame sonore vibranti sovrapposte le une sulle altre, continue, ci troviamo nel bel mezzo di una turbolenza di toccante intensità, destinata però ad affievolirsi improvvisamente.

Ed ora sono secondi carichi di pace, il sopraggiungere di una melodia paradisiaca ci trascina definitivamente e bruscamente alla tanto attesa conquista di coscienza superiore. Tre accordi riverberati, un basso molle e denso...Questa melodia è una vera e propria conquista metafisica, una voce bianca si libra sul fruscio dei piatti. Il tutto durerà tre minuti, tre minuti dedicati ad un crescendo mozzafiato, tanto breve quanto apparentemente infinito ed immobile. Muller dimostra in questo splendido contesto le sue ottima capacità, riuscendo a dipingere vere e proprie immagini con la sua tecnica esplosiva, per non parlare delle visioni indescrivibili che la chitarra di Gottsching è capace di offrire.

Siamo alla fine, ogni elemento si sblocca in un fluire libero, incontrollato e superiore che sfuma lasciandoci un mondo di sensazioni dentro.

Non ci sono parole per descrivere adeguatamente questi 20 minuti...Ascoltateli, scoprirete un lavoro immortale, fuori dal tempo. Scoprirete che il krautrock non ha solo rappresentato una serie di conquiste concettuali e tecniche, ma anche l'acquisizione di spessori metafisici fino ad ora impensabili per quell'insieme di sette note che è la musica.

Ringraziamo dunque Manuel Gottsching, Hartmut Enke e Wolfgang Muller per averci regalato tanta bellezza.

Perché l'uomo è andato fin sulla luna, ma gli Ash Ra Tempel sono arrivati molto più in là.

V Voti

Voto degli utenti: 8,6/10 in media su 15 voti.
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loson 8/10
rael 8/10
Moon 9/10
REBBY 8,5/10
B-B-B 8,5/10
Lelling 8,5/10
ThirdEye 10/10

C Commenti

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Mr. Wave (ha votato 9 questo disco) alle 17:35 del 24 aprile 2009 ha scritto:

C'è chi sostiene che "Schwingungen

" sancisca l'atto pragmatico della 'nascita della techno'... comunque sia, quest'opera è del tutto inarrivabile per genio e spirito. Un abisso esistenziale e mistico a servizio della musica. Complimenti per la scelta e la stesura della rece- Matteo

REBBY (ha votato 8,5 questo disco) alle 18:05 del 24 aprile 2009 ha scritto:

Ah si, strano, questo mi piace molto. A parte gli

scherzi, il ns. esperto Loson ha già spiegato che

Gottsching le getterà semmai 12 anni dopo (E2-E4),

dopo troppi trip (eheh). Qui c'è chitarra, basso,

batteria, ...

loson (ha votato 8 questo disco) alle 18:32 del 24 aprile 2009 ha scritto:

"Il ns. esperto"? Rebby, mi fai sentire come "l'uomo del monte" di una passata e notissima pubblicità...

In effetti di techno qui non ci sento nulla, o non più di quanta posso sentircene nei Pink Floyd di "A Saucerful Of Secrets" o in Kalusone Schulze... Ma chi l'ha fatta 'sta sparata?

Mr. Wave (ha votato 9 questo disco) alle 18:44 del 24 aprile 2009 ha scritto:

lo lessi tempo fa su un manuale edito in collaborazione col IlMucchio(extra), che ebbi in prestito da un collega di lavoro. Sinceramente a questa affermazione, non c'ho mai dato peso... in effetti, affermare che "Schwinguengen" sancisca la nascita della musica techno, mi sembra del tutto azzardato.

REBBY (ha votato 8,5 questo disco) alle 19:17 del 24 aprile 2009 ha scritto:

L'uomo del monte

Beh, Los c'è anche Gabriele (DJ synt troppo

discotecaro, in maniera esclusiva; nessun intento offensivo Federico). Quando giudicate un disco

techno buono/ottimo ,prima o poi, in genere, lo

vado ad ascoltare (l'analogia con l'uomo del monte

ci stà eheh), anche se poi magari lo legno (non

sempre eh a Recomposed ho dato 9). Ma il ns.

esperto sei tu perchè indubbiamente sei quello che

quì si danna più l'anima per la techno, house,...

Ma con te non parlo (eheh) perchè ancora non mi hai offerto l'aperitivo (un martini anche a me, ma

miscelato mi raccomando eheh) dopo tutta la pubblicità che "ti ho fatto" per Robert Owens, che

fino ad allora non se l'era cagato proprio nessuno!

Mr. Wave (ha votato 9 questo disco) alle 19:21 del 24 aprile 2009 ha scritto:

RE: L'uomo del monte

'' per Robert Owens, che fino ad allora non se l'era cagato proprio nessuno!...'' Rebby, adesso hai chiusto con Loson ahah XD

Mr. Wave (ha votato 9 questo disco) alle 19:23 del 24 aprile 2009 ha scritto:

RE: RE: L'uomo del monte

chiuso*

loson (ha votato 8 questo disco) alle 20:06 del 24 aprile 2009 ha scritto:

RE: L'uomo del monte

Ahah, no ma il mio commento era ironico: non mi sento proprio "un esperto", ed è probabile che Gabriele e Federico abbiano "vissuto" techno e house assai più di me. Diciamo che mi danno l'anima, in generale, per la musica che mi piace, cercando - quando posso - di difenderla il più possibile. Il martini miscelato te lo offro volentieri, anzi... Però devi passare per modena tu eh!

Peasyfloyd (ha votato 9 questo disco) alle 19:36 del 24 aprile 2009 ha scritto:

monumentale

e alludo sia al disco che alla recensione, lavoro davvero raffinato e certosino mio caro cas. bravissimo!

REBBY (ha votato 8,5 questo disco) alle 0:50 del 25 aprile 2009 ha scritto:

Facciamo così se io passo da Modena offri tu, se tu passi da Mantova offro io, ma meglio muoverci

con l'autista eheh

lev alle 9:14 del 25 aprile 2009 ha scritto:

ehi rebby, sei di mantova? allora siamo "quasi" vicini di casa...

rael (ha votato 8 questo disco) alle 16:11 del 27 aprile 2009 ha scritto:

con questo disco cosa c'entra la techno e Il Mucchio Extra, i dischi vanno ascoltati e sopratutto vanno fatti fermentare nella testa. uhuh_'

Moon (ha votato 9 questo disco) alle 13:51 del 4 maggio 2009 ha scritto:

più che ottimo ma il primo ....il primo !!! amboss e traummachine per me sono il non plus ultra.