R Recensione

8/10

Peter Berry & The Shake Set

For Goodness Shake!

Al grande decennio dei revivalismi, delle vampe new wave e dei terremoti garage rock, mancava solo questo: un gruppo dedito a rinverdire i fasti dell’epoca Merseybeat. Ammettiamolo, sulla carta non il progetto più eccitante dell’anno. Eppure l’esperienza insegna: non conta ciò che si fa, ma come lo si fa. E i Peter Berry & The Shake Set eseguono il loro sporco lavoro con una perizia melodica ed una cultura musicale che ben pochi omologhi dediti a generi più battuti possono vantare.

Passo indietro per chi si sta guardando intorno con aria spersa: il Merseybeat, filone musicale in cui hanno mosso i primi passi gli amati/odiati Beatles, era per l’appunto il nome della scena musicale sviluppatasi a Liverpool tra il ’62 e il ‘64 (il nome viene dal mancuniano fiume Mersey) che diede il “la” alla prima British Invasion: in soldoni le prove generali dell’inglesizzazione delle sonorità rock’n’roll d’oltreoceano. O forse dovremmo dire dell’inglesizzazione di Buddy Holly: perché è il suo nome a spiccare su tutti nei dischi dei primi Beatles, dei Merseybeats, di Gerry & The Peacemakers, dei Dakotas o dei Swinging Blue Jeans.

Svincolatici in un paragrafo del pistolotto pseudo storico, tedioso ma necessario (?), possiamo tornare a parlare dei Peter Berry & The Shake Set, gruppo che i contestatori dei primi Beatles non potranno che odiare mortalmente fin dal primo ascolto di ascolto. Per tutti gli altri, c’è da divertirsi: lo Skahe Set non si limita ad omaggiare il suono di una scena di cui, in fondo, si conosce poco, ma su questi presupposti costruisce un disco solidissimo.

Con passione e genio filologico i nostri, insieme ai Fab Four, trovano il tempo di omaggiare anche le passerelle strumentali degli Shadows, tra surf e mariachi, (The Funicular Twist, A Table For Two, A Hint For Romance) e il rock’n’roll dei Swinging Blue Jeans (si, quelli di Hippy Hippy Shake) in Somebody Tell Me e Bad Boy, di saltellare amabili su melodie cristalline che si stampano nella testa al primo round (I Wish I Knew, In Lonelier Days) su tutte, beat d’altri tempi (Allright), lentoni semiseri (You Could Have Been Loved) e una Please Say Yes che omaggia il Buddy Holly dei tempi d’oro.

Presenza che aleggia costantemente, come dicevamo, su queste pagine di storia rivisitate come aleggiava su quelle originali. Ovvio, non è il ’62 ma il 2007, e questi qua non vengono da Liverpool bensì dalla fredda Norvegia. Le lancette corrono, si sa, ma è bello vedere che c’è ancora chi sa come fermarle e riportarle indietro. Quando il revivalismo si fa arte, insomma.

V Voti

Voto degli utenti: 6,6/10 in media su 5 voti.
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REBBY 4/10

C Commenti

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DonJunio alle 17:11 del 13 settembre 2007 ha scritto:

ma tutto questo alice non lo sa....

più che il mersey, di liverpool mi interssa solo anfield road...

simone coacci alle 22:05 del 14 settembre 2007 ha scritto:

Si anche a me. Specialmente quando gli idoli della Cop fanno perdere la Coppa dei Campioni al possessore della tessera P2 numero 1816,codice E.19.78,gruppo 17,fascicolo 0625. Perdona questo crocicchio di maschiacci e la semiseria parentesi calcistica,Alice,mi piace il tuo stile,meno quello del gruppo che difficilmente ascolterò.

Dr.Paul (ha votato 8 questo disco) alle 19:58 del 17 settembre 2007 ha scritto:

non c'è da ridere, è veramente un bel cd, va preso cosi...una botta e via, sono le cose migliori "quelle"!

i dischi beat dell'epoca erano registrati malissimo, questo è na bomba ahah)

un 7,5 ci sta tutto!