Peter Berry & The Shake Set
For Goodness Shake!
Al grande decennio dei revivalismi, delle vampe new wave e dei terremoti garage rock, mancava solo questo: un gruppo dedito a rinverdire i fasti dell’epoca Merseybeat. Ammettiamolo, sulla carta non il progetto più eccitante dell’anno. Eppure l’esperienza insegna: non conta ciò che si fa, ma come lo si fa. E i Peter Berry & The Shake Set eseguono il loro sporco lavoro con una perizia melodica ed una cultura musicale che ben pochi omologhi dediti a generi più battuti possono vantare.
Passo indietro per chi si sta guardando intorno con aria spersa: il Merseybeat, filone musicale in cui hanno mosso i primi passi gli amati/odiati Beatles, era per l’appunto il nome della scena musicale sviluppatasi a Liverpool tra il ’62 e il ‘64 (il nome viene dal mancuniano fiume Mersey) che diede il “la” alla prima British Invasion: in soldoni le prove generali dell’inglesizzazione delle sonorità rock’n’roll d’oltreoceano. O forse dovremmo dire dell’inglesizzazione di Buddy Holly: perché è il suo nome a spiccare su tutti nei dischi dei primi Beatles, dei Merseybeats, di Gerry & The Peacemakers, dei Dakotas o dei Swinging Blue Jeans.
Svincolatici in un paragrafo del pistolotto pseudo storico, tedioso ma necessario (?), possiamo tornare a parlare dei Peter Berry & The Shake Set, gruppo che i contestatori dei primi Beatles non potranno che odiare mortalmente fin dal primo ascolto di ascolto. Per tutti gli altri, c’è da divertirsi: lo Skahe Set non si limita ad omaggiare il suono di una scena di cui, in fondo, si conosce poco, ma su questi presupposti costruisce un disco solidissimo.
Con passione e genio filologico i nostri, insieme ai Fab Four, trovano il tempo di omaggiare anche le passerelle strumentali degli Shadows, tra surf e mariachi, (The Funicular Twist, A Table For Two, A Hint For Romance) e il rock’n’roll dei Swinging Blue Jeans (si, quelli di Hippy Hippy Shake) in Somebody Tell Me e Bad Boy, di saltellare amabili su melodie cristalline che si stampano nella testa al primo round (I Wish I Knew, In Lonelier Days) su tutte, beat d’altri tempi (Allright), lentoni semiseri (You Could Have Been Loved) e una Please Say Yes che omaggia il Buddy Holly dei tempi d’oro.
Presenza che aleggia costantemente, come dicevamo, su queste pagine di storia rivisitate come aleggiava su quelle originali. Ovvio, non è il ’62 ma il 2007, e questi qua non vengono da Liverpool bensì dalla fredda Norvegia. Le lancette corrono, si sa, ma è bello vedere che c’è ancora chi sa come fermarle e riportarle indietro. Quando il revivalismo si fa arte, insomma.
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Aerogramme My Heart Has a Wish That You Would Not Go
Antibalas Security
Rooney Calling The World
Jonny Greenwood
Is The Controller
The Noisettes What's The Time Mr Wolf
Jimi Tenor Joystone
Larrikin Love The Freedom Spark
Bromheads Jacket Dits From the Commuter Belt
Jack Penate Matinee
Ordinary Boys How To Get Everything You Ever Wanted In Ten Easy Steps
La musica è Morta - Lultimo Rochenroll di Buddy Holly
The Beatles The Beatles (The White Album)
The Rolling Stones Between the Buttons
The Rolling Stones Sticky Fingers
The Beatles Revolver
The Shortwave Set Replica Sun Machine
PJ Harvey Let England Shake
Akron-Family Set Em Wild, Set Em Free
Monks Black Monk Time
The Blue Van Dear Indipendence
Peter Gabriel Peter Gabriel 1
Peter Gabriel Peter Gabriel 3
Rory Gallagher Irish Tour '74
The Beatles Sgt. Pepper's Lonely Hearts Club Band
Peter Morén The Last Tycoon
The Fratellis Costello Music
The Rolling Stones Aftermath
Peter Green - Il gioco infinito del clown della chitarra
don dom
Dr.Paul
bowie78
REBBY
Punchdrunk