R Recensione

8/10

Mercury Rev

Strange Attractor

Strange Attractor” è il secondo nato dal parte gemellare dei Mercury Rev del 2008. Pubblicato il 29 settembre in contemporanea con “Snowflake Midnight”, a differenza di quest’ultimo, reperibile attraverso i consueti canali di vendita, “Strange Attractor” è stato offerto sul sito ufficiale della band in versione MP3 per il download gratuito, previa iscrizione ad apposita mailing list. In alternativa, è stato reso disponibile come allegato (“free bonus LP”) della versione in vinile di “Snowflake Midnight”.

Rispetto al passato, in entrambi gli album l’elemento di assoluta novità è la comparsa prepotente di architetture elettroniche, mentre gli elementi di continuità sono rappresentati dalle tendenze oniriche e psichedeliche. Composto da undici tracce tutte completamente strumentali, “Strange Attractor”, condivide con l’album gemello non solo la data di nascita ma anche l’aspetto più immediato, con l’elettronica che qui spadroneggia, le atmosfere oniriche che diventano pervasive e la psichedelia che puntualmente si diffonde.

Proprio tali caratteristiche si fanno in “Strange Attractor” più accentuate e caratterizzanti rispetto a “Snowflake Midnight”, con l’elettronica che assume un carattere ancora più industrial in tracce come “Love Is Pure”, “Pure Joie De La Solitude” e “Because Because Because”, con gli incipit che si fanno ancora più eterei in “Love Is Pure” e in “Persistence And The Apis Mellifera”, con i brevi intermezzi ora più ermetici e bui in “Taken Up Into Clouds, Changed And Rained Down”, ora più aperti e luminosi in “Fable Of A Silver Moon” e con il ritmo che diventa tribale nel crescendo ossessivo sul finale di “Loop, Lisse, Loop”. Su tutto, la malinconica dolcezza (purtroppo troppo breve) di “Af Den Fader Kommer Den Sol”, il senso cupo e claustrofobico interrotto dal chiarore primaverile di “In My Heart, A Strange Attractor”, che rappresenta uno dei punti qualitativamente più elevati dell’album, e, in chiusura del disco, la soavità di “Nocturne for Norwood”, resa dapprima incantevole dai cori lirici, per poi essere sporcata da interferenze vocali, con il pianoforte che risorge dalle macerie per essere, infine, definitivamente risucchiato dalla coda elettronica.

Dunque, come ampiamente evidenziato anche nella recensione di “Snowflake Midnight”, in questo 2008 i Mercury Rev mettono a segno un ottimo uno-due. Formatasi a Buffalo, New York, a metà anni ottanta, con otto album in diciotto anni di onorata carriera, la band statunitense mostra di non conoscere per nulla i segni del tempo, grazie alla capacità costante di rinnovarsi in maniera non caotica e confusionaria, ma seguendo piuttosto una certa logica e coerenza, come dimostrato dalla scelta di aver mantenuto fede ad alcuni capisaldi nelle sonorità (atmosfere oniriche e tendenze psichedeliche) che l’hanno da sempre caratterizzata.

V Voti

Voto degli utenti: 5,9/10 in media su 5 voti.
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borgian 4,5/10
Dengler 7,5/10

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