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R Recensione

8/10

The Flaming Lips

The Terror

Dopo 30 anni di carriera e un curriculum invidiabile che include classici imprescindibili (The Soft Bulletin, Yoshimi Battles the Pink Robots), svolte più dichiaratamente pop che coincidono con grandi successi commercial (la hit She Don't Use Jelly), discussi rifacimenti di pietre miliari della musica (The Dark Side of the Moon) ed esperimenti al limite del pensabile come il Guinness World Record per il più alto numero di concerti eseguiti nell'arco di 24 ore o il colossale Strobo Trip, a cui molti si sono volontariamente sottratti per mancanza di coraggio, a oggi è veramente difficile, se non impossibile, prevedere le mosse di un gruppo come i Flaming Lips.

Se si esclude l'album di collaborazioni The Flaming Lips and Heady Fwends dell'anno scorso, risale ormai a 4 anni fa l'ultimo misterioso, affascinante e per molti versi inafferrabile capolavoro Embryonic. Ci avevano lasciati spiazzati, sconcertati ma anche parecchio estasiati. E non ci si orientava più di tanto nell'inedita impostazione che Wayne Coyne stava dando al gruppo. Le 20 tracce del disco esprimevano, ognuna a modo proprio, un’idea di musica fino a quel momento propria soprattutto a grandi del passato come Pink Floyd o Genesis, con il valore aggiunto di più di vent’anni di sperimentazioni e influenze che spaziano dalla psichedelia all’utilizzo massiccio di sintetizzatori. Si mise da parte la "forma canzone" senza però mai perdere di vista una incredibile compattezza generale. Era qualcosa di nuovo, di enorme, che non tutti afferrarono fin da subito. Ma era innegabile che quella che stava succedendo fosse una svolta sostanziale. Complice anche la recente esperienza del loro storico produttore Dave Fridmann con progetti come MGMT e Tame Impala, si notò con sorpresa e stupore (e si nota lo stesso oggi con The Terror) la grande predisposizione al rinnovamento di un gruppo che non aveva nessuna intenzione di "stare al passo coi tempi", come si usa spesso dire facendo di tutta l'erba un fascio, quanto più di seguire, rischiando, la propria unica e personalissima strada anche a costo di non piacere a tutti.

Messi da parte, come già successe in Embryonic, i deliri ritmici tanto cari agli affezionati di Yoshimi Battles the Pink Robots, in The Terror dominano tempi decisamente più dilatati del solito. Ma si tratta prima di tutto di una scelta formale ben precisa. Rispetto ad Embryonic infatti, è molto più distinta l'individualità delle singole tracce, ma non vi è, in nessun caso, alcuna tendenza alla sintesi. I riff si ripetono spesso in loop, come un continuo affanno, a volte interminabili (i 13 minuti di You Lust, giustificati o meno che siano, fanno sicuramente il loro effetto), così come anche i battiti, che nella folgorante e visionaria Be Free, A Way assomigliano ad un cuore in tachicardia. E non è un caso. The terror infatti è un disco cupo, duro e difficile da assimilare. 

Dolorante e faticoso nel suo lento incedere da una traccia all'altra, straziante nella sua assoluta mancanza di speranza. Non c’è alcuna esplosione, nessun punto di sfogo, nessun impulso di liberazione dal dolore. Si preferisce galleggiare in un mood meditativo e malinconico (Try To Explain), a tratti soffocante per la saturazione di suoni sintetici (The Terror), a tratti emozionante per il senso di rivalsa represso (Butterly, How Long It Takes To Die), trattenuto e presto sostituito da sentimenti quali l'ansia, la paura di sé, la rabbia e, forse, la violenza (Turning Violent). Ciò che è innegabile in ogni caso è che si tratti di un lavoro denso di sentimento dal primo all'ultimo secondo. 

Forse addirittura più di ogni altro lavoro fatto in precedenza. Sì, perché sebbene in passato la sensibilità e la natura intimista del gruppo fossero evidenti nei contenuti ma comunque sempre subordinate alla struttura delle canzoni, mai come in questo caso la ragion d’essere stessa del disco è imprescindibile dalla sua carica emozionale, tanto da mettere in secondo piano ogni aspetto meramente formale. Ed è così che l’ascolto si realizza alla stregua di un sogno, come un impulso emotivo incontrollato e involontario che senza una direzione ben precisa diventa lentamente realtà.

Di fatto The Terror non è, come hanno scritto in molti, un disco statico e monocorde. Al contrario, la sua forza espressiva sta proprio nella sua natura dinamica e stratificata che, progredendo nella propria spirale intellettuale ed emotiva, si rivela traccia dopo traccia mettendosi continuamente in discussione, fino a spogliarsi completamente. E questo suo progredire in una scala emozionale priva di filtri e mediazioni turba per la sua immediatezza e lascia il segno per la sua spietata onestà. Sarebbe stato facile per un gruppo come i Flaming Lips, già di per sé avvolto in un alone quasi divinatorio, rendere la propria immagine un brand, un prodotto di consumo, come è successo un po’ con quasi tutte le grandi scoperte mediatiche a cavallo tra i ’90 e gli ’00 (la nuvola di fumo lasciata dagli Strokes in questo senso è esemplare), ma come al solito non si finisce mai di stupirsi. E The Terror, che lo si voglia o no, è l’ennesimo tassello imprescindibile di una carriera fatta di coerenza, eclettismo ed amore incondizionato verso la propria arte.

V Voti

Voto degli utenti: 7/10 in media su 18 voti.
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inter1964 8,5/10
target 7,5/10
salvatore 4,5/10
gull 8/10
rael 5,5/10
REBBY 5,5/10
ThirdEye 8,5/10

C Commenti

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tramblogy alle 9:25 del 12 aprile 2013 ha scritto:

Mi prende di brutto....parla di scie chimiche?uhmmmm....

salvatore (ha votato 4,5 questo disco) alle 10:46 del 12 aprile 2013 ha scritto:

Per quello che scriverò qui - quando troverò il coraggio - rischio il linciaggio...

gull (ha votato 8 questo disco) alle 12:03 del 12 aprile 2013 ha scritto:

Comincia a comunicarci il tuo indirizzo, allora

Per me questo è uno dei gruppi "anziani" migliori di sempre. Negli ultimi anni hanno fatto grandi cose, compreso il lavoro dell'anno scorso frutto delle collaborazioni più disparate.

Questo qui ce l'ho in ascolto da un paio di settimane ed ha fagocitato un pò tutto il resto, nel senso che lo ascolto in ogni dove (lavoro, auto, casa, doccia, parapendio, palestra, aereo, nave, letto, dirigibile, elicottero, sommergibile, paracadute ecc...), impedendomi di ascoltare a dovere tutto il resto.

Bel viaggione e begli effetti, suoni, suggestioni.

bill_carson alle 19:02 del 12 aprile 2013 ha scritto:

in questo periodo non sono nelle mie corde.

target (ha votato 7,5 questo disco) alle 19:09 del 12 aprile 2013 ha scritto:

Sono nelle mie, invece. Contento che alla meravigliosa copertina risponda un gran bel disco. Torturato e autistico. Dove l'eccesso di luce brucia le cose. "Be free, in a way" e "The terror" splendide. Qualche lungaggine di troppo, ma ci sta. Ottima recensione!

salvatore (ha votato 4,5 questo disco) alle 14:41 del 13 aprile 2013 ha scritto:

Vabbé, dai, tanto aspettare non serve a niente. Pezzi senza capo né coda. Tutto è gratuito e superfluo. Non vi è il minimo appiglio melodico e nulla che mi faccia sussultare.. Un ascolto che alla fine mi indispettisce e logora. E loro ormai esagerano sempre più. Se sono diventati così, la love story è finita. Ormai l’ho cestinato...

nebraska82 alle 21:25 del 13 aprile 2013 ha scritto:

quoto salvatore. la mia sensazione è che dopo il botto di "embryonic" ormai i flaming lips possano pubblicare qualsiasi sfogo sperimentale e avranno comunque massimo rispetto e una buona fetta di elogi. l'ho ascoltato solo una volta e mi ha fatto cadere le braccia a terra. sulla recensione dissento sul fatto che "yoshimi" sia un classico imprescindibile, hanno fatto di meglio ( "telepathic surgery" ad esempio).

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 9:26 del 15 aprile 2013 ha scritto:

Vero che Embryonic, nel suo fluttuare atemporale e jammato, è migliore di questo, che a tratti sembra sfruttare il concetto di "dilatazione" semplicemente per tirarla per le lunghe (vd. "You Are Alone"). Mi sembra però improprio parlare di mancanza di minimo appiglio melodico, almeno davanti a "Try To Explain" che è trionfo armonico - anche semplicistico, se si vuole - glassato da pelo e contropelo space, alle micidiali chitarrine seghettanti di "Always There... In Our Hearts" e alla coda in punta di tastiere di "You Lust". Per essere ondivago lo è, e non sempre a fuoco, ma per me rimane sempre un bell'ascolto e una bella prova. Torturato ed autistico? Oh, yeah!

salvatore (ha votato 4,5 questo disco) alle 10:10 del 15 aprile 2013 ha scritto:

Beh, Marco, io credo sia improprio dire che la mia asserzione è impropria Non ho detto che non vi sia melodia (ché non siamo certo nella disarmonia) -, ma che non vi trovo appigli melodici. Ho riascoltato i tre brani di cui tu parli, riprocurandomeli, perché il cd non l'ho più. Insomma, melodicamente è un lavoro povero povero. Creano atmosfera, indubbiamente, ma sono solo mantra psichedelici ("Always there...") nemmeno tanto originali nel 2013. Noiosissimo l'afflato quasi mistico di "Try to explain". Per quanto riguarda "You Lust", perdonami, ma alla coda ci sono arrivato già un paio di volte, nel passato, e non credo di poterci riuscire ancora...

Ecco, io non trovo improprio il vostro (moderato, in alcuni casi) entusiasmo, ma sorprendente, sì...

L'unica cosa che mi riconosco impropria è il voto: tornando indietro metterei 5. .. Un 4 ai Flaming non si può vedere... Senza alcuna ironia.

Marco_Biasio (ha votato 7 questo disco) alle 11:09 del 15 aprile 2013 ha scritto:

Sì, melodicamente - come ha fatto notare anche Victor nella recensione - a tratti è debole e pare quasi un "pretesto". Però alla fine è questo il loro nuovo corso e su questo metro di giudizio mi sono settato per giudicare il disco

Dr.Paul (ha votato 6 questo disco) alle 11:47 del 15 aprile 2013 ha scritto:

bah sti flaming lips sembrano fenomenali, ultraterreni, qui da noi prendono sempre 8. inginocchiamoci tutti )) non sbagliano mai un disco, ormai sono più forti di beatles, pink floyd e soft machine messi insieme!! )

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 13:10 del 12 giugno 2013 ha scritto:

L'8 (dal mio punto di vista, ovviamente) è eccessivo, perché è un voto che riservo ai capolavori, e questo non lo è.

Però credo che i Lips non abbiano davvero sbagliato (quasi) mai nulla, e che abbiano inciso almeno 4-5 dischi immortali in mezzo a tanta roba discreta. I giganti del passato che citi non sono nominati a sproposito, insomma

NathanAdler77 (ha votato 7,5 questo disco) alle 2:15 del primo maggio 2013 ha scritto:

Coyne non sbaglia un colpo, gran disco. Psichedelia mantrica, stellare e invasiva: un "Embryonic" dilatato e contorto, apocalittico e radicale. "Look...The Sun Is Rising", "Try To Explain" e "Butterfly, How Long..." spettacolari, "Turning Violent" sta fra i Can e i Liars più esoterici.

Peasyfloyd (ha votato 7,5 questo disco) alle 12:22 del 12 giugno 2013 ha scritto:

ormai dischi così sono il minimo che ti aspetti. Per i loro standard siamo anche piuttosto al ribasso

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 13:08 del 12 giugno 2013 ha scritto:

Il lavoro è buono e scorre bene, nonostante la durata eccessiva di alcuni pezzi. Nel complesso si confermano praticamente infallibili, anche se a distanza di sicurezza dalla maestosità di alcuni lavori del passato.

ThirdEye (ha votato 8,5 questo disco) alle 19:32 del 2 agosto 2014 ha scritto:

Mi è piaciuto un casino. Il deragliamento acido/totalmente sbarellato da 'Embryonic' ad oggi mi ha fatto reinnamorare di una band che aveva preso una piega (dignitosissima, ci mancherebbe...) in cui io non mi ritrovavo più.