R Recensione

7/10

The Warlocks

The Mirror Explodes

Dopo il boom di consensi ottenuti nel 2007 con Heavy deavy skull lover i Warlocks tornano a due anni di distanza con un lp che conferma l’ottima direzione intrapresa. Gli orizzonti sono sempre i soliti ovviamente: neo-psichedelia che riporta in auge quanto di meglio ci hanno tramandato i magici anni ’70, con la piena coscienza che nel frattempo il mondo della musica è andato avanti, si è “evoluto” in disparate direzioni, dal low-fi all’indie, dal noise fino allo shoegaze.

Se i primi dischi dei Warlocks erano tendenti più al rock’n’roll e ad un sound molto orecchiabile, quasi pop, pur nella sua asprezza, gli ultimi Warlocks sono al contrario molto più riflessivi, eterei e addolciti. Dopo Surgery, probabilmente il loro disco più “commerciale”, la band californiana ha infatto svoltato nettamente con Heavy deavy skull lover, avviando (ora lo possiamo dire bene, alla luce di questo disco) un percorso fatto di introspezione sentimentale, di romanticismo, di raffinata elegia e di corposa drammaticità (oseremmo quasi tirare in ballo lo spleen baudelairiano). Tutto ciò dal punto di vista sonoro ha comportato un abbassamento del ritmo, con l’abbandono parziale dello spirito più rock’n’roll degli esordi, a favore del pieno affermarsi dello spirito più strumentale e amante delle lunghe suite dalle progressioni imponenti.

Una ricetta vincente che creava un clima di pathos eccezionale, pur restando fedeli ad una visione musicale allucinata e heavy. Una sorta di neo-psichedelia romantica che mostrava davvero pochi punti deboli. The Mirror explodes porta avanti quel percorso in maniera risoluta, accentuando il carattere slow-core dei brani, con un sempre maggiore utilizzo di impasti shoegaze. Red Camera e Staci eyes rappresentano il repertorio più classica del gruppo, ancora strettamente imparentato con le visioni fluttuanti dei Brian Jonestown Massacre, nella loro versione psichedelica più morbida, eterea, annaspante, con un languore probabilmente inedito per lo stesso Anton Newcombe.

Simili umori si trovano anche nelle pulsioni tragiche di Stanfing between the lovers of hell, le cui trame chitarristiche asfissianti (in senso positivo) trascinano in una superba escalation strumentale. I Warlocks amano svariare e partendo dal medesimo proposito (un basso profilo in esemplare stile slow-core) arrivano a risultati superbi e del tutto inediti (per il gruppo), come in You make me wait: lancinante, monumentale progressione che ricorda sia gli ultimi Black Angels sia i monoliti tenebrosi dei primi Jesu.

Altrove però (The midnight sun, Slowly disappearing) le tenebre si schiariscono per lasciare il posto ad un commosso languore, reso appieno dal cantato distaccato e quasi assente di Bobby Hecksher. Questo stile vocale così umile, unito ad uno sfondo sonoro a metà tra un wall of sound ammorbidito ed uno shoegaze impastato con furore, creano un risultato superlativo, innestando stilemi ‘80s (My Bloody Valentine, Jesus and Mary Chain) su una cavalcata misurata ma inesorabile. Ne consegue un’imponenza stupefacente visto l’approccio umile e distante del gruppo, tenutosi appositamente lontano da ogni minimo virtuosismo sonoro.

Frequency meltdown è il trait d’union perfetto tra mondo shoegaze e psichedelia krauta: tramite un’andatura più vivace e loquace assistiamo ad una incantevole fuga in avanti, in quello che è un classico straripante viaggione strumentale. È space-rock già sentito, ma è sempre un piacere. Per chiudere ci siamo tenuti There is a formula to your despair, brano in cui si ritrovano le atmosfere d’attesa dei Galaxie 500 (in effetti al limite del plagio), di cui si cattura in maniera perfetta la grazia chitarristica elementare ma mai banale di Dean Wareham. Non è più psichedelia. È ormai pieno dream pop. E viene da pensare a come sarà il prossimo disco dei Warlocks. Ma intanto non dimentichiamo di godere del pane quotidiano.

LINK: 

myspace: http://www.myspace.com/thewarlocks

sitoufficiale: http://www.thewarlocks.com/news.php

VIDEO: 

Red Camera: http://www.youtube.com/watch?v=ByvdsitgrE8

Standind between the lovers of hell: http://www.youtube.com/watch?v=1aYUpRMYHwI

V Voti

Voto degli utenti: 7,5/10 in media su 4 voti.
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REBBY 6/10
giank 8/10

C Commenti

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Roberto (ha votato 8 questo disco) alle 21:37 del 21 dicembre 2009 ha scritto:

Malato quanto basta

Un sound malato e claustrofobico. Tenebroso e opprimente quanto basta. Tra i cd attualmente più ascoltati dal sottoscritto.