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R Recensione

7,5/10

Valet

Nature

Non era facile entrare nel mood di “Naked Acid”, fascinoso lavoro che vedeva Honey Owens impegnata in larghe ed eteree -e spesso ineffabili- scorribande psych-ambient. Forse si era anche un po' esagerato, sottovalutando l'importanza che avrebbero potuto avere maggiori appigli melodici sulla resa complessiva del sound. Con “Nature”, invece, sembra che la stessa Owens abbia voluto “correggere” quella mancanza, sfornando un terzo album che è la definitiva conquista della maturità per la musicista di Portland.

Atmosfere, suoni, composizioni: tutti questi elementi sono oggi messi sullo stesso piano, per un risultato completo e godibilissimo di psichedelia variegata e dreamy, pregna di un fascino derivato dai migliori episodi di “Naked Acid” (si prenda la litania dronica di “Nowhere” o la danza tribale di “Clouds”), ma impreziosita da una forma canzone più lineare e una natura schietta e concisa.

La prima “Sunday” esemplifica nel migliore dei modi la trasformazione: un brano dream pop dove la voce eterea della Owens aleggia su accordi riverberati, che via via si addensano fino ad una splendida impennata shoegaze, piena e ricca (tra sessione ritmica e trame fitte di chitarre: una band vera e propria che vede Rafael Fauria e Mark Burden alla line up), con tanto di linea solista sul finale a tratteggiare un'incandescente melodia. "Nature", soffice e circolare, prosegue approfondendo la nuova sembianza pop, così come "Lion”, che ricorda la narcolessia di casa Mazzy Star, mentre brani come “Signs” e “Transformation” riconducono alla vena più liquida e chiaroscurale della formula Valet (e dunque lenti strati di accordi reiterati in atmosfere rituali). Menzione d'onore per “Child”, affascinante digressione psych che fonde sinuosità memori di Hope Sandoval e Spacemen 3, tra giochi di fitti eco intrecciati con le parti ipnotiche ed espanse delle chitarre.

I Valet di Honey Owens, dati ormai per scomparsi (fatta eccezione per il progetto acid-house dei Miracles Club) hanno invece convogliato in questo piccolo gioiellino di efficace espressività la loro storia ormai decennale. E hanno fatto un ottimo lavoro.

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Ivor the engine driver alle 19:46 del 10 luglio 2015 ha scritto:

Sinceramente non vale un decimo di Naked Acid, ne sembra la versione addomesticata.

Cas, autore, alle 17:09 del 12 luglio 2015 ha scritto:

o la sua versione "pop"

mi spiace che questa volta non siamo in sintonia: continuo a trovarlo davvero grazioso.