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R Recensione

4/10

Glasvegas

Euphoric /// Heartbreak

Confesso di aver avuto un brutto presentimento subito dopo l'ascolto del singolo "Euphoria, Take My Hand", quel riff che ricordava tanto i Ricchi e Poveri quanto Umberto Tozzi, mi sono detto "se questo è il pezzo migliore figuriamoci gli altri!". Poi ottimisticamente ho pensato che la scelta poteva essere stata dettata, più da una (molto) presunta orecchiabilità, che da una questione di qualità. Ed invece dopo il primo ascolto ho tragicamente appurato che sì, "Euphoria, Take My Hand" era il brano più brutto del lotto, ma il problema era proprio questo!

Mi spiego meglio: tempo fa, recensendo in maniera moderatamente entusiasta l'esordio dei Glasvegas, avevo chiuso in questo modo: "un'opera che trae tutta la sua forza dall'omogeneità di un suono non originale ma molto personale che, se ripresentato in futuro, perderà inevitabilmente l'impatto attuale; saranno ancora capaci di stupirci con effetti (quasi) speciali?". E la risposta è stata ovviamente negativa. Infatti il problema più grosso di "Euphoric /// Heartbreak" è proprio una totale mancanza di cambiamento dall'album precedente. Una scelta che ha dato vita, nella maggior parte dei casi a pezzi troppo simili alle canzoni del 2008, ed in altri episodi, come in "Euphoria, Take My Hand" dove gli scozzesi hanno calcato troppo la mano, a pezzi oggettivamente brutti.

Col senno di poi, mi rendo conto che per un gruppo così derivativo non era cosa semplice l'impresa del secondo album. Una volta riportati alla mente di noi musicofili grandi nomi come The Jesus And Mary Chain, Whipping Boy, My Bloody Valentine, c'era bisogno di tirar fuori qualcosa di personale per non venir archiviati immediatamente come l'ennesima clone band. Inoltre nell'esordio del 2008 c'erano le canzoni a supportare una tecnica ed un'originalità latente, almeno sette brani sopra la media. Al suo cospetto "Euphoric /// Heartbreak" sembra una poco riuscita raccolta di fiacche b/sides, nel migliore dei casi, e di esperimenti falliti in altri.

 

Il disco, dopo la finta partenza di "Pain Pain Never Again", si apre con "The World Is Yours" e già scorgiamo le prime magagne: il sound e le atmosfere sono le medesime delle canzoni passate, ma il pezzo sembra non avere una propria direzione e cerca solo di arrivare il più in fretta possibile ad un ritornello, che si rivela anch'esso forzato e fiacco, e fa trovare eccessivi cinque minuti per un pezzo già all'inizio è emblematico. Con "You" si ripresentano tali e quali le pecche sopraelencate ma il tutto è addirittura più moscio mentre la situazione precipita con la seguente "Shine Like Stars". Qui un'improbabile elettronica fa sbandare addirittura il cantato di Allan, di solito affidabile e puntuale. Le cose migliorano moderatamente con la ballatona del disco, "Whatever Hurts You Through The Night", dove si scorge un minimo di pathos e di cuore. Il livello torna basso con le anonime "Stronger Than Dirt" e "Dream Dream Dreaming" e si potrebbe rialzare con la sommessa ed intensa "I Feel Wrong" se non fosse così evidente l'autoscopiazzamento dalla passata "Geraldine". Attraverso la già citata "Euphoria, Take My Hand" e l'inspiegabile lungaggine di "Lots Sometimes" arriviamo al pezzo che chiude il disco, "Change", e si apre un enorme quesito: bastava forse spegnere il distorsore per portare a casa la sufficienza?

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Voto degli utenti: 4,9/10 in media su 8 voti.
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FeR 7/10
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C Commenti

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tachero (ha votato 7 questo disco) alle 11:02 del 22 aprile 2011 ha scritto:

Forse non sono una grande band...

...penso che pero' siano certamente destinati a lasciare il segno.Certamente hanno qualcosa di speciale come tutte le band che dividono in maniera tanto netta...dal 9 del NME al questo 4( e a quello di pitchfork),qualcosa significa.Quello che non capisco e come si possano vedere delle similitudini cosi' nette col primo album e soprattutto perche' si debba essere per forza prevenuti se qualcosa proviene da una major.

FeR (ha votato 7 questo disco) alle 13:13 del 22 aprile 2011 ha scritto:

Concordo con Tachero. A me, da grande fan della band (il primo album è stratosferico, oltre a essere uno dei dischi più originali dello scorso decennio: derivativo un corno!) questa nuova fatica ha parzialmente lasciato l'amaro in bocca proprio perché si discosta in maniera totale dalla prima opera. Dalla produzione alla strumentazione (batteria completamente diversa, tastiere onnipresenti laddove nel primo praticamente non c'erano) passando persino per lo stile di canto (mediamente molto rallentato) a un sacco di particolari nella creazione del background strumentale. Insomma che non piaccia mi sta bene (anche se onestamente sono stufo di vedere sparare sempre e solo su dischi di questo tipo: basta!), anche considerando che pure io ho da ridire su diversi suoi aspetti, però che sia la fotocopia del precedente è davvero quanto di più discutibile.

mavsi alle 14:24 del 22 aprile 2011 ha scritto:

Premetto di non aver avuto ancora il tempo di ascoltare con calma l'intero album e che quindi non posso formulare un giudizio...

Ma "Euphoria, Take My Hand" non vi ricorda qualcos'altro piuttosto che qulache feticcio italiano?

E' così imbarazzantemente (non se si dice) evidente

Roberto (ha votato 7 questo disco) alle 22:11 del 22 aprile 2011 ha scritto:

Neanche sforzandomi al massimo riuscirei ad accostare il primo album (acerbo, ingenuamente intenso ed immediato) con Euphoric//Heartbreak. Sottoscrivo quello che ha scritto FeR riguardo alle novità riguardanti la musica tout court; sottolineando in particolare l' efficace innesto di Jonna Lofgren alla batteria. Personalmente vorrei però soffermarmi sui testi; ed è qui a mio parere dove si registrano le differenze più esplicite con il primo album. Laddove la prima opera attraversava temi osservati da un punto di vista prettamente giovanile, Euphoric//Heartbreak approda con accresciuta dose di pathos all' età adulta, portandosi dietro tutte le lacerazioni che questa fase consegue.

Nel rispetto della recensione (e del recensore), trovo ingiustificati e inutilmente provocatori gli accostamenti con i Ricchi e Poveri (!?!) ed Umberto Tozzi (!?!).

Lezabeth Scott alle 23:53 del 22 aprile 2011 ha scritto:

E che sarà mai! Sono solo Tozzi e i Ricchi e Poveri, mica gli ha dato delle BR a queste nullità!

Roberto (ha votato 7 questo disco) alle 0:45 del 23 aprile 2011 ha scritto:

Grazie a Lezabeth, ho riflettuto bene sulle possibili influenze e direi che il cantato ricorda palesemente Fred Bongusto sotto metadone. Se non fosse per alcuni utenti quanti errori commetteremmo!

fabfabfab alle 9:45 del 23 aprile 2011 ha scritto:

Io una certa similitudine la sento ...

Utente non più registrato alle 13:32 del 23 aprile 2011 ha scritto:

recensione troppo severa, anche se il calo qualitativo rispetto al precedente è netto.

4AS (ha votato 5 questo disco) alle 17:25 del 23 aprile 2011 ha scritto:

Poveri White Lies, stroncati senza pietà in questo sito... Ora però beccatevi questi! Scherzo, chissà perché il cantante insiste con quei vocalizzi strascinati, lamentosi e forzatissimi... Non capisco il motivo. Il pathos eccessivo della title-track mi ricorda un singolo dei 30 seconds to mars (sob). Gradevole "Dream Dream Dreaming". E' poca cosa questo gruppo, e anche il debut album era tutt'altro che un miracolo. Dispiace dover stroncare sempre i gruppi promossi dalle major, sembra che si voglia fare per forza una guerra contro i gruppi "famosi". La verità, purtroppo, è che il mainstream negli ultimi anni sta assumendo forme mostruose, inquietanti...

FeR (ha votato 7 questo disco) alle 20:19 del 23 aprile 2011 ha scritto:

Sul debutto tutt'altro che miracolo avrei ben da ridire (chiedo scusa se non approfondisco, è un'opera alle mie orecchie talmente complessa e stratificata che la tirerei per le lunghe), ma rientriamo come al solito nel campo delle opinioni. Però che i Glasvegas siano mainstream non esiste, il mainstream è tutt'altro. Loro rimangono una band alternativa, così come Chapel Club e White Lies, poco importa se distribuiti su major. Il disco nuovo è scomparso dalla classifica inglese dopo una sola settimana, pensa tu che mainstream...

benoitbrisefer alle 23:34 del 25 aprile 2011 ha scritto:

Non so perché ma Euphoria take my hand mi ricorda tanto gli psychedelic furs quando decisero di fare il botto negli usa (vi ricordate pezzi come Here Comes Cowboys?) mischiando sprazzi della vecchia classe con tanta tamarraggine..... Per il voto ascolto completo e un po' di sedimentazione

stefabeca666 (ha votato 2 questo disco) alle 10:47 del 5 giugno 2011 ha scritto:

Questo disco è una merda. Un pretenzioso intento di aulicismo semantico-musicale che in realtà si traduce in già polverosa propaganda modaiola. Questi furbacchioni stanno semplicemente cavalcando un'onda, vendendo un prodotto ad hoc per idiotelli qualunque pazzi per 500 days of summer e skins (il telefilm); magari le ragazze indossano occhiali grandi e portano delle reflex, mentre i ragazzi hanno pantaloni strettissimi e facce puerilissimi. Fattostà che è un prodotto di mercato per il mercato, e ciò che ne esce fuori è una prova che non sa nè di carne, nè di pesce (e cristo il duetto con la madre all'ultima canzone è da sberle al lello pisello).

rdegioann452 (ha votato 6 questo disco) alle 14:32 del 5 giugno 2011 ha scritto:

"Un pretenzioso intento di aulicismo semantico-musicale che in realtà si traduce in già polverosa propaganda modaiola."

neanche nichi vendola parla così. tornando seri, non mi ha convinto e per me si salvano the world is yours, euphoria take... e shine like stars.

il primo album è di un altro pianeta.

con più coraggio sono convinto che potranno lasciare il segno (in positivo ovviamente).

stefabeca666 (ha votato 2 questo disco) alle 1:11 del 6 giugno 2011 ha scritto:

Quella frase scabrosa è dettata dai miei recenti studi dannunziani. Chiedo umilmente perdono

rdegioann452 (ha votato 6 questo disco) alle 7:19 del 6 giugno 2011 ha scritto:

ma guarda che era solo una battuta.

stefabeca666 (ha votato 2 questo disco) alle 8:07 del 6 giugno 2011 ha scritto:

Ma guarda che anche la mia