V Video

R Recensione

9/10

Litfiba

17 Re

Si può vincere una guerra in due

O forse anche da solo

Si può estrarre il cuore anche al più nero assassino

Ma è più difficile cambiare un'idea...

Il secondo full-length dei Litfiba può essere quasi senza dubbio considerato il lavoro migliore del gruppo fiorentino. 17 Re, uscito nel dicembre 1986 come doppio vinile, è composto in totale da 16 tracce, esattamente il doppio rispetto al suo predecessore, Desaparecido, del 1985. Leggenda vuole che in origine le tracce avrebbero dovuto essere proprio 17, ma un brano -intitolato appunto 17 Re- fu scartato in fase di mixaggio, ritenuto inferiore rispetto agli altri. Le sedici canzoni in questione rappresentano infatti lo zenit artistico della band, un risultato che i Litfiba non riusciranno mai più a ripetere in futuro.

Non è chiaro ancora cosa abbia scatenato in quei cinque l'ispirazione che li ha portati a dare vita a quello che è il loro capolavoro. I testi di Piero Pelù sono poetici ed eterei come non mai, alcuni profondi e ricchi di significato, altri quasi al limite del nonsense, ma comunque pieni di fascino, mentre la sua potente voce baritonale è ormai maturata, tanto da sembrare quella di un altro cantante rispetto all'album e agli EP precedenti. Il basso di Gianni Maroccolo diventa imponente, quelle linee martellanti e sporche sono le colonne sulle quali poggiano tutte le canzoni del disco, coadiuvate dalle tastiere acide e taglienti di Antonio Aiazzi. La chitarra di Ghigo Renzulli non è ingombrante come si dimostrerà spesso negli anni seguenti, ma interviene al momento giusto con riff puliti ed eleganti. Ringo De Palma invece manifesta al massimo le sue doti di batterista. Inoltre, fondamentale è stato il contributo aggiuntivo di Francesco Magnelli, il cui merito per gli arrangiamenti è in buona parte suo.

Canzoni come le potenti e aggressive Resta, dedicata al disastro nucleare di Chernobyl, Re del silenzio, elogio alla solitudine, o Apapaia, inno al rispetto delle idee altrui, sono gli anthem da palcoscenico per eccellenza, saranno i cavalli di battaglia nel tour promozionale dell'album. La folle e visionaria Vendette, la sognante Pierrot e la Luna, l'onirica Sulla Terra e la cupa e commovente Ballata, sono delle vere e proprie perle ricche di suggestioni ed emozioni.

Uno degli apici del disco è la mistica ed esoterica Come un dio, nella quale Pelù si immagina di essere una divinità terribile e vendicativa, volta a far “morire di paura” tutti gli uomini. Gira nel mio cerchio è un inquietante insieme di travolgenti vortici psichedelici e assordanti, il cui testo sembra quasi descrivere una messa nera, mentre Cane è una violenta, oscura e avvelenata scheggia punk, le cui liriche incomprensibili danno al brano un risvolto ancora più dark e lugubre. Ferito, dedicata ai popoli oppressi dal “grande capo bianco”, è l'epica conclusione dell'album. Persino riempitivi come Café, Mexcal e Rosita, Febbre o Univers si mostrano in tutta la loro bellezza, senza sfigurare minimamente. Rendono il mix ancora più vario le fisarmoniche di Tango, inno antimilitarista contro la leva obbligatoria, e le incursioni arabe di Oro nero, invettiva contro le guerre all'inseguimento del petrolio (l'”oro nero”, appunto) in Medio Oriente.

17 Re, pur rappresentando un fallimento commerciale (vendendo solo poche migliaia di copie), segna però un punto di arrivo, l'ultima spiaggia per i Litfiba originali, il coronamento di un percorso che li ha portati dall'essere una semplice band post-punk d'ispirazione britannica ad una delle più interessanti realtà del panorama underground italiano degli anni '80. Il lavoro successivo, Litfiba 3 (1988), pur essendo comunque un ottimo album, si allontana nettamente dalle sonorità new wave che fino ad allora avevano caratterizzato il gruppo (appena avvertibili in Ci sei solo tu, Paname e Bambino), in favore di un approccio maggiore verso un rock classico e più diretto alle masse, cambio di direzione che costerà l'abbandono di Maroccolo (che assieme a De Palma e Magnelli entrerà nei CCCP) e la “retrocessione” di Aiazzi a semplice sessionman. Nel decennio successivo, a partire da El Diablo (1990), le vendite ed il pubblico aumenteranno gradualmente, mentre la qualità musicale andrà, invece, via via scemando, fino a raggiungere - attraverso regine di cuori, corpi che cambiano o, in tempi molto più recenti, squali che mangiano ingranaggi - i pessimi risultati che ormai tutti ben conosciamo.

17 Re è perciò una sorta di “canto del cigno”, il capolavoro definitivo che segna la fine di un'epoca e l'inizio di un'altra.

V Voti

Voto degli utenti: 7,6/10 in media su 7 voti.
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PehTer 9/10
zagor 8,5/10
NDP88 6/10
loson 6,5/10
Robio 7,5/10
luca.r 6,5/10

C Commenti

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zagor (ha votato 8,5 questo disco) alle 12:56 del primo dicembre 2014 ha scritto:

Il punto più alto raggiunto dai Litifiba, che poi svoltarono a poco a poco verso il tammarruock di Ghigo e i woawoa di Pelù ( anche se a me non dispiacciono molti brani degli anni 90, ma certo qui erano un 'altra cosa). "Re del silenzio" e "gira nel mio cerchio" tra le gemme più pregiate del rock italiano anni 80.

PehTer, autore, (ha votato 9 questo disco) alle 13:28 del primo dicembre 2014 ha scritto:

Sì forse nella rece mi sono espresso male, anche a me piacciono molto parecchie cose degli anni novanta, anche brani del tanto bistrattato Mondi sommersi, ma che il trend sia comunque andato sempre più in negativo è indubbio

zagor (ha votato 8,5 questo disco) alle 14:52 del primo dicembre 2014 ha scritto:

Figurati, nessuna polemica.....ho solo detto la mia; ottima la tua recensione tra l'altro

PehTer, autore, (ha votato 9 questo disco) alle 17:09 del primo dicembre 2014 ha scritto:

Grazie del complimento

fabfabfab (ha votato 9 questo disco) alle 15:39 del 4 dicembre 2014 ha scritto:

Buona recensione, complimenti Pietro. Sul disco c'è poco da dire, è probabilmente il migliore dei Litfiba e tra i migliori di tutto il rock italiano. "Resta" e "Gira nel mio cerchio" sono il preludio a quello che verrà dopo (infatti la faranno da padrone nel tour successivo, vedi il live "Pirata"), e sono quelle che mi piacciono meno. La parte centrale invece (Apapaia, Univers, Sulla Terra, Ballata) è un mezzo miracolo.

PehTer, autore, (ha votato 9 questo disco) alle 21:49 del 4 dicembre 2014 ha scritto:

Anche a te grazie del complimento Per quanto riguarda "Gira nel mio cerchio" ti do in parte ragione, soprattutto credo che non avrebbero mai dovuto sunarla in concerto, dal vivo non ha mai reso bene, ne è la prova la versione cafona di "Pirata", orribile (come tutto quell'album, del resto...), mentre qui in 17 re, invece, è fra quelle che trovo più interessanti.

zagor (ha votato 8,5 questo disco) alle 13:57 del 5 dicembre 2014 ha scritto:

la versione di "gira nel mio cerchio" contenuta nel live "colpo di coda" invece e' davvero molto bella a mio avviso, ecco mostra quel versante ruock accattivante che negli anni 90 invece ghigo e pelù non sempre hanno seguito

Rosie69 alle 18:11 del 23 marzo 2018 ha scritto:

Il "significato oscuro" di CANE viene trovato nel libro dell'autore russo Mikhail Bulgakov "Cuore di Cane", bellissimo libro satirico sull'allora regime sovietico, tutto il testo di CANE dei Litfiba e' un continuo richiamo alla storia del libro