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R Recensione

7/10

Talking Heads

77

Nell' (ormai lontano) 1977 usciva il primo lp dei Talking Heads: “77”, appunto.

In “77” il gruppo getta le basi del sound che lo contraddistinguerà nei primi, intensi, anni di attività : frenetico, quasi nervoso, ed incredibilmente accattivante. L'estro di David Byrne e compagni è sin dalle prime battute (dai primi giri di chitarra) evidente. La musicalità, i motivetti frenetici, i testi difficilmente comprensibili renderanno le “teste parlanti” un gruppo unico nel suo genere, simile solo ai primi “Devo”. I quattro si compiacciono di essere ironici (e auto-ironici) e non a caso già poco dopo i Talking Heads saranno consideranti tra i gruppi "intellettuali" del movimento new wave.

I brani, anche quando si ascoltano con superficialità, fanno battere il piede per portare il tempo e il disco risulta ancora oggi accattivante, a suo modo originale e divertente. “77” nonostante gli anni all’ascolto rimane un ascolto piacevole, forse proprio per quel sound che in questo album suona acerbo. I tratti somatici dei Talking Heads però già ci sono tutti: la voce camaleontica di Byrne, i ritornelli frenetici di chitarra; dovranno solo maturare con il tempo (e ciò accadrà nell'arco di qualche anno con l'ausilio del musico-prestigiatore Brian Eno). L’istrionico e “nevrotico” leader assoluto del gruppo trascina la band e gli ascoltatori con la sua carica emotiva.

I brani sono brevi ma il punk non appartiene ai Talking Heads, e viceversa. In questo disco d'esordio la frenesia del movimento che spopola in Gran Bretagna arriva ad influenzare alcuni dei tratti del gruppo newyorkese che poi si evolveranno maturandosi. Il brano che risalta su tutti e che rimarrà per qualche anno un cavallo di battaglia è Psycho Killer: accattivante, trascinante, compulsivo.

Il fermento del periodo si rispecchia in questo gruppo e in quelli che abbandonano gli schemi classici del rock e si lasciano in ritmi individualistici ed individualizzati. Quest’esordio non lascia il segno indelebile nella storia ma scuote le basi della musica del momento e segna le tracce del gruppo in cui troveranno ispirazione tanti gruppi della nascente new wave, di cui i Talking Heads sono tra i pionieri e di cui tanto ancora, dopo il 1977, se ne sentirà parlare.

V Voti

Voto degli utenti: 8,6/10 in media su 20 voti.
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lev 8/10
Cas 8/10
Lux 8/10
rael 10/10
Zeman 9/10
Kid A 9/10
loson 7/10
B-B-B 9,5/10
Lelling 9,5/10
FCA1739 8,5/10
cripta 9/10

C Commenti

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Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 12:43 del 10 novembre 2008 ha scritto:

Un gustosissimo cocktail sonoro, semplice quanto mai originale: frammenti di ''pop-art'' giostrati su ritmiche lineari ed accattivanti, intrecciati ed accompagnati da un chitarrismo dal vago sapore funky. Un esordio che mostra una capacità compositiva fuori dal comune, capace di sintetizzare le influenze e i ricordi musicali piu' disparati secondo una personalissima sintesi. Ottimo debutto. Complimenti al recensore

lev (ha votato 8 questo disco) alle 12:59 del 11 novembre 2008 ha scritto:

mezza stella in più

bella recensione, ma questo esordio merita qualcosa in più, soprattutto dopo averlo ascoltato attentamente. ai primi ascolti può quasi sembrare superficiale, ma alla lunga ne esce un disco davvero geniale. comunque x me il miglior disco delle teste parlanti è senza dubbio "fear of music".

REBBY alle 15:03 del 11 novembre 2008 ha scritto:

Al di la della mezza stella in più o in meno, il

secondo,il terzo e il quarto valgono più di questo. Poi sono d'accordo (e questo è meno scontato) con s.m.a.c. su Fear of music, anche se

adoro anche gli altri 2. Questo è un esordio

interessante (psicho Killer), ma acerbo. Il primo

disco loro di cui mi innamorai (fu una folgorazione davvero) fu More songs about buildings and food (fenomenale) l'anno successivo.

Lux (ha votato 8 questo disco) alle 16:14 del 6 maggio 2009 ha scritto:

Questo per me è il migliore insieme a Fear of Music... il peggiore rimane il costruito e poco spontaneo Remain in Light.

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 16:46 del 6 maggio 2009 ha scritto:

RE: il peggiore rimane il costruito e poco spontaneo ''Remain in Light''

ma dai non esageriamo su stiam parlando di uno dei capisaldi imprescindibili dell'intera new wave

Lux (ha votato 8 questo disco) alle 17:22 del 6 maggio 2009 ha scritto:

Dipende uno che considera per esagerazione... per me è esagerato (e molto) considerare caposaldo imprescindibile proprio Remain in Light Nello stesso calderone new wave c'è molto di meglio, lavori meno "costruiti" per l'appunto... d'altronde soltanto Ondarock lo considera il migliore dei TH mi pare... non proprio una garanzia di sito solitamente

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 17:38 del 6 maggio 2009 ha scritto:

RE: d'altronde soltanto Ondarock lo considera il migliore dei TH

Figurati se stessi badando alle indicazioni di Ondarock era un semplice parere personale del tutto sindacabile ed opinabile, però sinceramente mi sembra alquanto strano definire ''Remain In Light'' IL peggiore dei Talking Heads. Tutto quì

Mr. Wave (ha votato 8 questo disco) alle 17:42 del 6 maggio 2009 ha scritto:

''strano'' dal mio punto di vista eh... magari starò andando controcorrente, ma rimango saldo e fermo col mio pensiero, considerando "Remain In Light" uno dei loro album piu' riusciti, se non, la loro opera più completa ed ispirata.

Lux (ha votato 8 questo disco) alle 20:52 del 6 maggio 2009 ha scritto:

Peggiore però non vuol dire che mi faccia schifo! Avrei potuto dire quello meno bello per me dei primi quattro Eno era un tipo affascinante e ha composto lavori solisti molto belli, ma in sede di produzione a volte esasperava il sound di altre band (come in RIL dei TH), puntando su un accuratezza chirurgica che mi sa un pò di artificioso... o come accadeva in Sing degli Slowdive, band da flusso di coscienza sognante che lui in quel pezzo trasformava in una band di professorini da laboratorio...

Lux (ha votato 8 questo disco) alle 20:59 del 6 maggio 2009 ha scritto:

Ad onor del vero, Eno è stato anche il supervisore di quei pochi dischi discreti degli U2...