R Recensione

8/10

John Gavanti

Unnamed: An Operetta

di Gabs

Questo disco nasce dal dopo Mars di Sumner Crane, voce e chitarra della No Wave band fondata originariamente a NewYork nel 1975 come China. Siamo al cospetto di una sorta di esperimento musicale, generato sotto forma di operetta di 14 episodi ispirata al Don Giovanni di Mozart. E' pura rivoluzione così come lo fu, ovviamente sotto altri presupposti, quella messa in atto alla fine de '700. Qui la rivolta, o meglio l'operazione, si concretizza chiamando in causa l'intellighenzia della No Wave: Arto Lindsay e Ikue Mori dei DNA insieme a Duncan Lindsay (fratello di Arto), Mark Cunningham e China Burg dei MARS.

Chitarra-piano-percussioni-violoncello-corno-clarinetto-voce... lo scenario è l'elogio della pazzia. Il risultato è un lavoro assolutamente fuori da qualsiasi schema. Il ruolo di Gavanti è condotto da Sumner Crane che si sveglia nel suo letto di pietra... naviga prima in Argentina, dove si ritrova fuori da un nightclub... il ritorno a NY a bordo di una nave... lui a St. Marks Place dove trasforma se stesso in un giovane ragazzo... guida una signora sulla montagna... sempre lui conduce una spedizione in africa... la spasimante Velvira chiede allo specchio dov'è il suo Gavanti e lo specchio che risponde... a Venezia sul ponte dei sospiri... la statua di un bianco soldato... la corsa lungo le strade... poi con una vecchia signora a bordo della nave verso casa. Forse nessuno prima ha mai osato tanto, mai avuto il coraggio di spingersi oltre.

Il riferimento immediato sono i MARS, il loro devastante-paranoico-morboso-ossessivo incedere nel noise. L'improvvisazione qui però assume una connotazione più visionaria e soprattutto ironica, meno violenta rispetto ai MARS, tipicamente -Dadaista- nel senso stretto dell'intenzione.

E' provocazione-trabocchetto-illusione-inganno; mischiare le carte con estrema velocità, tracciare un solco con sottile e perverso piacere... Cosi come il maestro Marcel Duchamp giocava con le note musicali pescate a caso nel cappello, Sumner Crane definisce questo neo-erratum che si proietta magnificamente nel futuro e diventa ponte ideale di congiunzione tra la No Wave di fine '70/ inizio'80 e il nuovo millennio.

La musica trascende i MARS in un devastato ma libero free-noise-jazz-blues direttamente nel lato oscuro della grande mela. L'atonale canto di Sumner Crane si plasma nella propria dissonanza e nel ritmo di una delle più geniali e inascoltabili intuizioni della musica mai prodotte. La proposta, per molti -indecente e assurda-, è una non-musica che nasce definisce e traccia quello che poi verrà ripreso in tempi più recenti da artisti come John Zorn.

A parte i MARS, mi sento proprio di accostare John Zorn a questa avanguardia ricca di spiritualità deviata che ritrovo a tratti nel progetto dei Naked City di "Torture Garden". La struttura è semplice ma studiata, paradossale nella stessa misura, in poche parole oltre il tempo e lo spazio. E' terrorismo sonoro, difficile da digerire e da comprendere se non si proviene dai territori definiti dal seminale -No New York- e dai gruppi ivi prodotti sotto l'egida del non-musicista Brian Eno. Un'esperienza improbabile senza l'ausilio della velocità del vivere. Come puro oggetto di affezione consiglio il feticcio-disco in vinile uscito nel 1980 in 3000 copie per la Hyrax piuttosto che la fredda riedizione in CD della Atavistic del 1998.

In ogni caso è un ascolto di quelli che lasciano il segno sull'esistenza.

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