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R Recensione

7/10

Animal Collective

Painting With

Disco, “Painting With”, come ritorno/approdo ad una psichedelia pop, oserei, normalizzata (almeno per i loro standard); e ad una linearità compositiva, nel caos, strutturata saggiamente su pochi assi.

Dopo lo sbrodolare tellurico e indemoniato di “Centipede Hz”, gli Animal Collective (senza Josh Dibb, ancora) si chiudono negli EastWest Studios di Los Angeles, sunset boulevard, sognando di uomini preistorici sfatti, che impiastricciano caverne.

Ne esce un disco/collage di forme (dada) pop (“Floridada”, in cui compare, trattatissimo, anche il sax di Colin Stetson; “Golden Gal”, "The Bulglars") e rimbalzanti (“Bagels in Kiev”, e il suo groove), caleidoscopi cartooneschi e beach boys ovunque (le armonie di Panda Bear, l'influenza degli EastWest Studios).

Fisico e tribale, anche (il ritmo, in generale, sempre sostenuto: dai beat gommosi o techno al martellare dei sintetizzatori; nella fattispecie “Vertical”, l’oscillare nel magma di “Natural Selection”, “Spilling Guts” – episodio più vicino al centipede), ma contemporaneamente fluido e abbandonato (minimo: “Lying in the Grass”, apice) in questo suo sprofondare verticale (“Hocus Focus”, e la viola irriconoscibile di John Cale) in frequenze e textures alterate; in questo suo strisciare di nenie (“Reclycling") su sample/brodo primordiale di colore, e vagare melodico in acido, tra groove plasticosi.

Ben più armonico e compiuto (non era difficile) del precedente, in “Painting With” si rievoca stretto certo fascino/magia ispiratrice di un disco come “Merriweather Post Pavilion”. Detto ciò, di MPP il nuovo non ne rappresenta assolutamente un aggiornamento anni '10: tempi e hype sono mutati; l'estetica, la capacità degli Animal di imprimere, e quella dell’indie di accogliere, anche. Ma qui il discorso, inevitabile, si allargherebbe. 

Intanto, ritorno importante. 

V Voti

Voto degli utenti: 6,5/10 in media su 1 voto.
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Gio Crown 6,5/10

C Commenti

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Gio Crown (ha votato 6,5 questo disco) alle 12:46 del 24 marzo 2016 ha scritto:

Ho ascoltato il disco e poi letto la recensione...beh, sono rimasta stupita di osservare le mie stesse impressioni.

E di aver percepito qualcosa che la recensione conferma ( Colin Stetson, echi dei Panda Bear). Aggiungo Ariel Pink Graffiti, no?

Mi piace questo modo destrutturato di trattare armonie e cori, usati per sottolineare o far perdere l'armonia in un tripudio di suoni solo apparentemente disarmonico. Mi piace anche il suono sottilmente tribale del ritmo, come una festa che si svolge a sera al villaggio nella savana, ma il DJ ha i mixer e le altre diavolerie elttroniche per mescolare armonie e percussioni. La più bella Floridada!

ThirdEye alle 23:47 del 29 marzo 2016 ha scritto:

Mah...magari lo ascolterò. Ma con questi ho sempre avuto uno strano rapporto. Facendo la media, tra i loro album me ne son piaciuti davvero solo un paio, il folle "Here Comes The Indian" e soprattutto il delirio psych-folk di "Sung Tongs", album che ho davvero molto amato. Ma per il resto, mi sembra solo un gran casino. E non nel senso buono del termine. Per esempio, quel 'Merriweather Post Pavilion' che tutti osannavano al sottoscritto ha procurato solo un immenso prolasso scortale.

ThirdEye alle 23:48 del 29 marzo 2016 ha scritto:

Ps. Dimenticavo "Feels". I Beach Boys persi in un circuito elettronico