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R Recensione

8/10

Altro

Aspetto

Non sono da intendere come undici brani quelli contenuti all’interno di “Aspetto”, terzo disco degli Altro.

Si tratta invece di un unico blocco sonoro di 17 minuti costituito da undici istantanee, è un’unica declamazione urlata, e i brevi attimi di silenzio tra un pezzo e l’altro sono semplicemente indispensabili boccate d’aria (per il cantante, non per noi).

Gli Altro ci invitano, a partire dal primo secondo di musica dell’album, ad intraprendere con loro una corsa mozzafiato, rabbiosa e incredibilmente liberatoria, e per farlo ci propongono suoni e ritmi post-punk dei più genuini, ancora più serrati rispetto a quelli del loro precedente “Candore”.

Non si tratta fortunatamente di quella contaminazione moderna del genere che siamo fin troppo abituati a sentire, fatta di magliette a righe e giovani scalcianti, bensì di una sincera e appassionata rievocazione volta a voler approfittare al meglio dell’immediatezza espressiva delle sonorità in questione.

Perché il vero scopo dell’album sembra proprio voler essere un irresistibile bisogno di espressione senza mezzi termini, senza pause, senza senso, senza meditazione e senza tempi morti. Un flusso di coscienza incessante e diretto ci viene quindi scaraventato contro insieme all’ermetismo impenetrabile della maggior parte dei testi, sintomo di un malessere esistenziale dalle cause imprecisate e incomprensibili, ma che necessita assolutamente di valvole di sfogo, rappresentate qui da questi undici sfoghi di poco più di un minuto e mezzo di durata ciascuno, che sfruttano i ritmi epilettici e incessanti della batteria, le pose plastiche del basso e le violente sferragliate elettriche delle chitarre, tutti elementi propri delle generazioni a cavallo tra la fine dei ’70 e l’inizio degli ’80, proprio quelle generazioni che generarono gruppi come Joy Division e Cure, per capirsi.

Il tutto poi è condito dalla voce isterica e perennemente in piena crisi di nervi del cantante.

Le tracce più significative di questo splendido album sono “Quadro A.”, “Federico”, “Passato” e “31/12”, splendide miniature martoriate dai riff graffianti delle chitarre e dalle morbide e malinconiche linee di basso.

Tra i pezzi più rassegnati ci sono i semi-acustici “Smettere” e “Chiuso”, capaci nella loro disarmante brevità a coinvolgere al meglio i nostri sensi e le nostre emozioni.

Le più scomposte e violente sono “Canzone Di Andrea”, “Colpito” e l’ultima “Stefano”, la più lunga (tre minuti e mezzo), tutte dominate da ritmi meccanici e feroci e dal predominio delle chitarre elettriche libere di sfogare la loro inquietudine attraverso fragorosi attacchi elettrici.

Da ascoltare e riascoltare, questo è un album di cui innamorarsi, un album da cui lasciarsi sedurre ed incantare.

Ascoltatelo, anche perché vi richiederà solo diciassette minuti.

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Voto degli utenti: 7,1/10 in media su 7 voti.
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REBBY 6/10

C Commenti

Ci sono 2 commenti. Partecipa anche tu alla discussione!
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Peasyfloyd (ha votato 8 questo disco) alle 17:47 del 20 novembre 2007 ha scritto:

spettacolare

ma in effetti il grosso limite è dato dalla durata ridotta Peccato perchè avesser oallungato anche solo di un minuto in più ogni canzone staremmo già a parlare di disco italiano dell'anno. Così invece rimane solo un "blocco sonoro di istantanee" come hai detto giustamente te.

Marco_Biasio (ha votato 9 questo disco) alle 20:10 del 20 novembre 2007 ha scritto:

RE: spettacolare

Io trovo invece che quei 17 minuti di durata siano la chiave del disco! Questo e "Dal Fondo" dei Petrol fanno l'uno-due micidiale della riscossa musicofila italiana datata 2007. Peccato però per le scarsissime vendite che prevedo li accomuneranno entrambi (non per portare sfiga, ma si sa che la buona, anzi, l'eccellente musica non viene mai supportata abbastanza).