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R Recensione

9/10

Cccp

Affinità-Divergenze Fra Il Compagno Togliatti e Noi

A partire dal ’76 una nuova generazione di musicisti compì una tra le più grandi rivoluzioni della storia della musica rock: la ribellione contro i tecnicismi fini a se stessi a cui era giunto il progressive rock e la conseguente invenzione del punk. La cosa però non poteva durare più di tanto, si trattava più di una scintilla che di un incendio.

L’incendio vero e proprio arrivò grazie all’evoluzione del semplicismo rivoluzionario del punk nelle sonorità più complesse ed ambiziose della new wave. I Television, i Talking Heads, i Cure, i Pere Ubu, i Devo, tanto per citare i più noti, partendo dall’immediatezza punk, svilupparono un nuovo filone che avrebbe segnato l’evoluzione di tutta la musica rock (e non solo) successiva. L’Italia non restò in disparte rispetto a questo fermento culturale, riuscendo infatti a partorire tre gruppi fondamentali: i Litfiba, i Diaframma e i Cccp.

Se i primi due ebbero grande rilevanza a livello nazionale, i Cccp, formatisi in Germania, furono in grado di reggere il confronto con molti artisti europei dell’epoca. In particolar modo, il loro "Affinità e Divergenze Fra Il Compagno Togliatti e Noi - Del conseguimento della maggiore età" del 1986, è un vero capolavoro della new wave europea, capace di fondere un’avanguardia senza pretese intellettualoidi con l’immediatezza del punk rock.

CCCP, la prima traccia di questo album, esordisce con un lento giro di basso che presto sfocia in un velocissimo pezzo punk, sorretto da un drumming martellante e dominato dalle declamazioni del profetico poeta underground Giovanni Lindo Ferretti.

Curami assume toni decisamente più new wave, o meglio post punk: veloce e diretto, come da manuale. Lo xilofono dona quel tocco di melodia capace di rendere tanto attraente questo pezzo. Tutto potrebbe benissimo continuare e concludersi così, con chitarra e basso lanciate a velocità sostenuta, ma i nostri Cccp non vogliono essere banali, vogliono dare fastidio. Così, con una brusca frenata, anticipata dalle divagazioni chitarristiche di Zamboni arriva la volontà di turbare l’ascoltatore, di non permettergli di illudersi di arrivare alla fine del brano in santa pace, ripetendo fino alla nausea il verso “solo una terapia”. Il tema iniziale però ritorna per accompagnarci alla traccia successiva.

L’inizio di Mi Ami è caratterizzato da una folkeggiante e sbarazzina melodia, che però ci sputa in faccia scomodi versi : “un’erezione triste per un coito molesto, spermi indifferenti per ingoi indigesti...”. Finita la licenziosa declamazione ecco che il punk riprende forma e il volgare Ferretti si ritrasforma in quel gran poeta che in realtà è, con i suoi versi a metà strada tra il sacro e il profano.

Ed ecco uno dei primi grandi pezzi dell’album, Trafitto, che si apre con sonorità più intimiste e malinconiche, rese così preziose dal testo di Ferretti: “nell’era democratica simmetriche luci gialle/ e luoghi di concentrazione/ nell’era democratica strade lucide di pioggia/ splende il sole fa il bel tempo…”. Come al solito la velocità è destinata ad aumentare, amplificando anche l’intensità dei versi successivi.

Valium Tavor Serenase è quasi hardcore, con chitarre graffianti ai massimi livelli ed una batteria più martellante che mai. Ma non sono davvero concesse né regolarità né banalità in questo album: ecco che un inaspettato motivetto folk irrompe scomodo, con il cantante che intona canzoni da osteria romagnola.

Morire stacca bruscamente dalla vivace traccia appena ascoltata per donarci una delle canzoni più toccanti dell’intero album, grazie ad un testo pregevolissimo ed intenso: “esiste una sconfitta/ pari al venire corroso/ che non ho scelto io/ ma è dell’epoca in cui vivo”. Ideologia e introspezione si fondono per sfociare in un folgorante e agghiacciante cambio di ritmo, delineato dal terribile monito del cantante: “ CREPA!CREPA!CREPA!

Noia ci offre un grandioso pezzo impressionista. Cupo come mai il brano procede rendendo sempre più tangibile il senso di noia, “l’ennuie” tanto cara a poeti come Rimbaud e Baudelaire, e tornata a tormentare la generazione new wave: “ è un percorso laterale/ una fluida divinità/ una convergenza stilistica/ con il primitivo preistorico/ è l’attualità”. Il finale rende più concreto il pezzo grazie ad un bellissimo giro di basso e ad effetti sonori stranianti.

Si ritorna alla velocità post punk con Io Sto Bene, brano costruito da un grande Negri al basso, da una chitarra tagliente e rapida che riesce con efficacia a descrivere il vuoto esistenziale che molti giovani degli anni ’80 potevano sentire attorno a se: “ non studio non lavoro non guardo la tv/ non vado al cinema non faccio sport/ io sto bene io sto male io non so/ cosa fare”.

Si ritorna a quei toni cupi così fondamentali per questo album con allarme. Il basso è lento e ripetitivo, la voce di Lindo Ferretti è distaccata e in disparte, poi però con l’arrivo della chitarra distorta e le invocazioni del cantante, il tutto si fa instabile, e per questo più attraente ed intenso. Una fisarmonica contribuisce a dare un tocco sinistro al pezzo. Sempre sorretta da un pregnante uso del basso la traccia prosegue in un crescendo sfociando nel verso “muore tutto, vivi solo tu” ripetuto tra i rumori distorti della chitarra. È l’inizio della fine…e che fine!

L’ultima traccia, Emilia Paranoica, è il capolavoro assoluto dell’album, nonché capolavoro della new wave europea. Urla stridule introducono il pezzo seguite da un basso lentissimo e tetro e da un drumming claustrofobico: siamo già intrappolati in questo gioiello oscuro. Ferretti declama una mesta poesia, con alcuni tratti di denuncia: “bombardieri su Beirut…”, le chitarre si fanno sempre più vicine e graffianti, e dopo quattro colpi assestati violentemente la velocità aumenta in un’orgia di suoni, per introdurre il primo grande assolo di basso. Fine del primo atto. Il tutto riprende come prima, ma l’ascoltatore ora vuole di più e non verrà deluso. Un secondo grandissimo giro di basso porta alla seconda parte del pezzo, quella più intensa. Dopo un falso finale il basso si ripropone per poi lasciar spazio all’assolo immancabile di chitarra. “Aspetto un’emozione sempre più indefinibile” canta Ferretti accompagnandoci in questo modo alla bellissima conclusione del brano di un album che ha elevato il rock italiano a livelli davvero degni di nota.

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Voto degli utenti: 8,7/10 in media su 48 voti.

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Arnold Layne (ha votato 7 questo disco) alle 9:29 del 30 maggio 2007 ha scritto:

...

Bel disco, uno dei migliori italiani degli anni 80

ozzy(d) (ha votato 7 questo disco) alle 0:17 del primo giugno 2007 ha scritto:

comunisti islamici

classico lavoro più importante per il suo valore storico-generazione che per l'effettivo, intrinseco valore musicale, comunque discreto.

Moon (ha votato 8 questo disco) alle 14:44 del 6 giugno 2007 ha scritto:

sei molto bravo a recensire, complimenti! l'album è una pietra miliare degli 80 .

Lux (ha votato 10 questo disco) alle 16:27 del 6 giugno 2008 ha scritto:

Il miglior disco rock nostrano.

Mr. Wave (ha votato 10 questo disco) alle 18:52 del 12 giugno 2008 ha scritto:

Uno dei più grandi album della storia della musica italiana, seminale, acuto, profondo e imperdibile!

Henry Trave alle 15:46 del 24 luglio 2008 ha scritto:

i siberia?

quando dici i Siberia, intendi i Diaframma, vero?

Cas, autore, alle 15:07 del primo agosto 2008 ha scritto:

RE: i siberia?

no no, intendo proprio i siberia, non li conosci? eh eh scherzo in realtà erano i diaframma...errore mio

Marco_Biasio (ha votato 10 questo disco) alle 23:36 del 4 ottobre 2008 ha scritto:

Produci, consuma, crepa! Sbattiti, fatti, crepa! Cotonati i capelli, riempiti di borchie, rompiti le palle, rasati i capelli, crepa!

E questo è veramente un capolavoro di quelli con cui confrontarsi per secoli e secoli!

swansong (ha votato 4 questo disco) alle 15:09 del 12 novembre 2008 ha scritto:

Boh!

Scusate, ma proprio non mi piace...capolavoro? Album seminale? Pietra miliare degli anni 80? Vabbè! Lo lascio a voi...mai sopportato nulla che richiamasse anche solo di striscio il genere punk tanto in voga in quegli anni, mai sopportato la musica senza melodia, mai sopportato lo schierarsi "contro" solo perchè è di moda, mai sopportato chi fà musica professando qualunque tipo di ideologia filo-comunista, filo-fascista, filo-qualunque cosa sappia di politicizzato...mai sopportato i predicatori, ancor meno la schiera di fan che si accodano ai loro concerti...e, lo dico per fa-vo-re, non tiriamo in ballo i Television, i Talking Heads, i The Cure e compagnia bella che non c'entrano proprio una cippa! Detto questo, anche con riguardo ai contenuti più prettamente musicali, non mi dice assolutamente nulla...Scusate lo sfogo!

SanteCaserio (ha votato 8 questo disco) alle 15:36 del 12 novembre 2008 ha scritto:

Anche musicalmente valido

[swansong ma mica c'è obbligo ad ascoltarli, anzi mi sembra che non siano poi troppo pubblicizzati ad oggi... le loro capacità musicali - tecniche - si mostreranno soprattutto nei CSI, dove è difficile non ammettere che almeno "sanno suonare" - anche se comunque possono non piacere]

Nonostante sia musicalmente più "duro" di Socialismo e barbarie gli preferisco quest'ultimo, più maturo nei testi e nelle scelte. Và a formare l'accoppiata storica del gruppo, il resto sarà comunque inferiore.

target alle 15:59 del 12 novembre 2008 ha scritto:

[verbi]

[Fa Va Sta Sa Dà]

Visto che nessuno l'ha ancora detto, lo dico io, comunque: il ferretti che passa dai cccp a comunione e liberazione a me non riesce a non far cadere le palle, e in modo inevitabilmente retrospettivo. Questo è insopportabile di certi predicatori, al di là delle affinità/divergenze politiche: che predicano, spesso, perché amano predicare, non perché amano un'idea. E i contenuti vanno a puttane. E' vero, poi, che a non cambiare idea sono solo gli stupidi. Ma a passare da una visione del mondo (che è altra cosa rispetto a "idea") a un'altra opposta nel giro di poco tempo (tipo bondi, per capirci), sono le ventarole sui tetti delle case. E gli uomini-ventarola, ai miei occhi, non hanno nessuna credibilità passata e futura. Ciò detto, questo disco è oggettivamente una pietra miliare del rock italiano. Nun se discute.

SanteCaserio (ha votato 8 questo disco) alle 16:02 del 12 novembre 2008 ha scritto:

Veramente

del passaggio di Ferretti ho fatto superficialmente accenno nella rece di Socialismo e barbarie... non credo ci sia molto da commentare. La realtà è che i grandi predicatori [spesso] nella pratica si mostrano poco coerenti, soprattutto quando non sono più giovani... A quel punto bisogna giustificarsi; "ero giovane e in fondo fancazzavamo"

simone coacci (ha votato 10 questo disco) alle 16:15 del 12 novembre 2008 ha scritto:

Si ma, seriamente, come si fa ancora a credere che uno come Ferretti, sorta di anacoreta del catto-comunismo, potesse realmente identificarsi nel realismo socialista, nella propaganda da post komintern, nel modello sovietico tramandato dagli annali staliniani? Era evidentemente, già allora, una mossa retro-futuristica, un modo di fare avanguardia sia dal punto di vista estetico che concettuale, per affondare la lama della provocazione nel ventre molle del "modello emiliano" e del "compromesso storico". Lui credeva nella Grande Russia esattamente quanto Johnny Rotten (o Malcom Mc Laren) credeva in un'anarchia intesa come caos e uliganismo senza alcun legame filosofico con i padri fondatori di quella ideologia. Ovvio che poi tutto questo non giustifica l'essere passato "dalle pere a Pera".

Detto questo il disco è forse il migliore mai realizzato nella storia del rock italiano.

REBBY (ha votato 7,5 questo disco) alle 16:49 del 12 novembre 2008 ha scritto:

Massimo rispetto per questo disco, ma dal mio

punto di vista, il migliore mai realizzato nella

storia del rock italiano l'hanno fatto gli Area

di Stratos.

fabfabfab (ha votato 10 questo disco) alle 18:34 del 12 novembre 2008 ha scritto:

Sinceramente ho sempre provato a tenere separato l'aspetto musicale da quello sociale-ideologico (se non vogliamo dire politico). Vorrei anche separare il musicista - Ferretti dal personaggio - Ferretti. Ma non credo che per questo artista sia possibile fare tale distinzione. Abbiamo amato i CCCP e Ferretti anche per quello che dicevano. Il disco resta eccellente, uno dei pochi dischi italiani a non dover temere paragoni con Talkin Heads, Cure o chicchessia. E' un disco che non deve temere nulla: neanche l'immagine di Ferretti che sale sul palco durante una manifestazione anti abortista organizzata da Giuliano Ferrara. O forse sì?

SanteCaserio (ha votato 8 questo disco) alle 19:01 del 12 novembre 2008 ha scritto:

Quest'ultima cosa è da temere

Peasyfloyd (ha votato 10 questo disco) alle 14:34 del 5 gennaio 2009 ha scritto:

dunque:

1) miglior disco dei CCCP. Miglior disco italiano degli 80s. Miglior disco punk nostrano. Miglior disco post-punk nostrano. Tra i migliori dischi del post-punk europeo. Miglior disco politico italiano. Forse può bastare così per ora

2) La decisione di Ferretti e company di fare quel che han fatto e di conseguenza la scelta del nome e quant'altro non fu certo il frutto di una scelta politica (quella sovietica) ovviamente anacronistica e deprecabile. Va vista come un'affermazione di principio per il rafforzamento di un'ideologia "altra" a quella sempre più imperante in Occidente causa la crisi del comunismo e del modello sovietico. Essere filosovietici vuol dire reagire al degrado morale e ai muri di indifferenza che stavano emergendo negli 80s. Vuol dire insomma cercare di provocare, ricordare alle masse certi valori, certe idee, certi messaggi che si stavano perdendo. Vuol dire affermare che piuttosto che vivere in un mondo quale quello che si stava delineando valeva la pena ricordare che non tutto quel che stava a mosca era da buttare, anzi...

Insomma è una scelta etica più che politica quella di chiamarsi CCCP e fare dischi del genere.

Ciònonostante quando ci si impone una simile campagna etica non si può non fare politica. Per questo i CCCP sono probabilmente uno dei gruppi politici più brillanti di sempre.

Mr. Wave (ha votato 10 questo disco) alle 17:12 del 5 gennaio 2009 ha scritto:

RE: Peasy

straquoto il tuo bellissimo commento, caro Peasy!

otherdaysothereyes (ha votato 7 questo disco) alle 14:36 del 18 gennaio 2009 ha scritto:

Se solo fosse uscito qualche hanno prima sarebbe potuto diventare un disco anche di una certa importanza internazionele.Però 1986...cioè 1986! è tardissimo..all'epoca il post punk a cui i CCCp si ispirano è morto da un pezzo!Fuori tempo massimo dunque, ma resta un disco importante per la musica alternative italiana a venire e comunque di buona qualità. Sempre di quel periodo, meglio "Lo spirito continua" dei Negazione.

4AS (ha votato 8 questo disco) alle 15:44 del 25 marzo 2009 ha scritto:

Disco dai suoni molto spartani ma quando c'è la genialità e l'ispirazione con pochi mezzi si tira fuori un grande disco...

Nucifeno (ha votato 7 questo disco) alle 16:07 del 30 luglio 2009 ha scritto:

Boh...

Buon disco, ma non mi ha entusiasmato particolarmente. Contiene ottime tracce ("CCCP", "Curami", "Valium Tavor Serenase" e "Allarme" su tutte) ma certe se le potevano davvero risparmiare ("Mi ami?" è orrenda). Non mi sembra il capolavoro che tutti dicono, però non male.

TomooTaniguchi (ha votato 10 questo disco) alle 2:28 del 12 dicembre 2009 ha scritto:

Fedele alla linea, anche quando non c'è!

Anche questo l'ho colpevolmente ascoltato in ritardo. Ma certe cose, anche se le si ascolta tardi, rimangono impresse...eccome se rimangono impresse!

TexasGin_82 (ha votato 9 questo disco) alle 16:33 del 25 maggio 2010 ha scritto:

Grande Lindo

Un mito per quello che ha fatto con i cccp, ma anche per quello che ha fatto poi coi CSI (cupe vampe, annarella, etc.)

Roberto_Perissinotto (ha votato 9 questo disco) alle 12:09 del 6 giugno 2010 ha scritto:

Ideologicamente e musicalmente, una pietra miliare di tutto il panorama rock italiano.

Mattia Linea (ha votato 10 questo disco) alle 14:43 del 9 agosto 2014 ha scritto:

Chi critica questo disco non capisce (o non vuol capire) l'importanza che hanno avuto i CCCP per le successive schiere di cantautori a partire da metà anni '80 in poi.

Capolavoro assoluto della musica italiana e pietra miliare.

Non c'è niente in più da dire.

swansong (ha votato 4 questo disco) alle 10:37 del 13 agosto 2014 ha scritto:

"Chi critica questo disco non capisce (o non vuol capire) l'importanza che hanno avuto i CCCP per le successive schiere di cantautori a partire da metà anni '80 in poi."

Dici?

Mattia Linea (ha votato 10 questo disco) alle 18:28 del 13 agosto 2014 ha scritto:

Cristo, se lo dico!

Mattia Linea (ha votato 10 questo disco) alle 18:28 del 13 agosto 2014 ha scritto:

Cristo, se lo dico!

shadowplay72 alle 0:58 del 27 novembre 2017 ha scritto:

Capolavoro.mitici c.c.c.p.!