Key-Lectric
Blanking Generator
In Italia?
Una cosa del genere?
Ma siamo matti?
A quanto pare è possibile.
È vero scusate, è un tantino anomalo iniziare una recensione con una simile serie di domande. D’altronde lo shock per aver scoperto un disco come Blanking Generator è forte, per il fatto di aver scoperto che nello Stivalone conservatorissimo e (diciamocelo) un tantino ignorante c’è gente che non solo conosce la new wave e il post-punk più moderno ma addirittura lo suona come un gruppo uscito dallo studio più all’avanguardia della Grande Mela americana.
E' una perla davvero raffinata quella scolpita dai Key-Lectric, che ambiscono di fatto a spostare il baricentro musicale italiano alternativo verso lidi più inusuali del canonico mondo indie-rock, ormai realtà piuttosto concreta nel nostro paese con una sua piccola scena qualitativamente fiorente.
Ovviamente arriviamo in ritardo nella riscoperta del “Post-Punk” reynoldsiano, tanto più che nel mondo che conta il fenomeno revival wave è già attivo da quasi una decade, però come si suol dire: meglio tardi che mai! E allora eccoci a commentare una mezzora di musica sottilmente devastante, gentilmente offerta dalla Stuprobrucio Records (nome incantevole!) che ha creduto in un demo autoprodotto di tre ragazzi: Manu Magnini (voce, chitarre, noise, ex Container47 e Versailles), Engi Angelucci (basso, ex Container47) e Renzo Mazzotti (batterista anche nei Late guest at the party). Marco Bianchi ha preso il materiale, ci ha lavorato un po’ su con un sapiente mix ed ecco il risultato: dieci tracce d’assalto in grado di svariare notevolmente tra rimandi colti antichi e moderni.
E non scherzo se pensiamo che il riferimento principale sembrano essere i Suicide, in devastante versione industrial-punk nella onnipotente Synchronized-night, o in tenuta smoking conciliatoria col punk-funk ballabile e scanzonato di Liars e Rapture in Elektrolitik Cardioid. Roba spettacolare, intendiamoci. E soprattutto essenzialmente giovanile, tutta impregnata di spirito vitale e di un’ottica di “musica da sballo” assoluta. Così è ad esempio Peak inverse voltage: basi alla Gang of Four su cui si staglia una sabbongia orgiastica di chitarre sbilenche e ritmi dance.
Oppure come in The Jesus Sound, in cui il clima dance-wave è lo sfondo su cui si spazia tra calamità apocalittiche industrial e post-punk di marca pregiata. Ci si meraviglia a citare i nomi più improbabili come Chrome e Ministry per Angle of reflection, sferragliata cyber-punk appena addolcita delle asprezze caustiche con una “leggera” tendenza noise-pop.
Non mancano d’altronde i rimandi alla new wave più malsana e lurida (ancora Suicide, ma anche Fall) nelle chitarre noise taglienti di Grey grey grey (dalle basi sorprendenti peraltro) nonché nella psicotica e intensa Infrared Spectroscopy.
Infine si trova anche il modo di collegarsi alle radici indie nostrane, recuperando alcuni discorsi portati avanti da gente come Cat Claws e Julie’s Haircut (ossia alcune delle meglio cose in circolazione della penisola): freschezza e inventiva che si combinano all’irriverenza sonica dei Liars in Fucking rainy o alla noise-wave dei primi Sonic Youth in Catastrophic (con un effetto ancora una volta tutto da ballare).
Riassumendo ne vien fuori un disco davvero sorprendente che se adeguatamente promosso potrebbe diventare un manifesto dell’odierna generazione di indie scatafasciosi a cui piace ballare e sballarsi. Eppure la manifesta sfiducia che riponiamo verso il genere umano ci porta a concludere che così non sarà; né tantomeno un simile disco potrà ottenere riscontro nel mondo più commerciale, visti i suoi rimandi colti e la nube di rumore bianco che aleggia dappertutto. E allora freghiamocene e godiamocelo noi pochi intenditori, ringraziando ancora una volta la Stuprobrucio Records per la piacevole scoperta e augurando ai Key-Lectric ogni possibile bene.
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