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R Recensione

7/10

Motorama

Poverty

Sembrano i vicini di casa dei Girls Names, eppure distano qualche migliaio di chilometri da Belfast: i Motorama arrivano da Rostov-na-Donu (Rostov sul Don) e trapiantano in Russia una formula che unisce algidi scenari darkwave a più vivaci cenni jangle, per una sorta di ibrido tra Wild Nothing, Crystal Stilts e Clan of Xymox.

Il risultato è più che convincente, a partire dalla prima “Corona”, con quel suo basso saltellante (così indie pop, così Smiths) che si fa largo sugli arpeggi di chitarra e sulle note di organetto, mentre la voce di Vladislav Parshin si trascina lamentosa, in riuscito contrasto con l'atmosfera briosa del brano. I pezzi in scaletta sviluppano il discorso accentuando o stemperando i toni, rimanendo però entro un frame coerente e omogeneo. Così “Dispersed Energy” è post-punk nero e dolente, mentre la successiva “Red Drop”, jangle pop malinconico, riesce a far trasparire consistenti spiragli di luce; o ancora “Heavy Wave”, così Wild Nothing (ma potremmo citare anche i Blouse di “Into Black”) nei suoi acquerelli di synth e nei ricami di chitarra solista.

L'album prosegue con ulteriori variazioni sul tema, chiudendosi con un trittico (“Old”, “Similar Way” e “Write to Me”) consacrato ad un post-punk febbrile e claustrofobico, fatto di ritmiche meccaniche e serrate, di atmosfere rarefatte e al contempo avvolgenti.

Una “eastern promise” davvero gradita, quella di “Poverty”, capace di scartare dalle strade segnate con grande personalità (un album così consueto e nello stesso tempo così straniero), lavorando di ibridazione e imponendosi grazie ad un songwriting centratissimo. Unico appunto critico: chissà come suonerebbero bene, questi pezzi, cantati in russo.

V Voti

Voto degli utenti: 5/10 in media su 1 voto.
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lorisp 5/10

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