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R Recensione

6/10

Rats on Rafts

Tape Hiss

Esattamente come da copertina, il sound degli olandesi Rats on Rafts è caotico, disordinato e sopra le righe. Sempre dediti ad un formulario asprigno e caustico, con il nuovo “Tape Hiss” i quattro di Rotterdam raggiungono nuove vette di radicalità: dal post-punk spigoloso di qualche anno fa (dei Franz Ferdinand in crisi di nervi), oggi si passa alla definitiva destrutturazione della forma canzone grazie ad un continuo sfrigolare di chitarre sibilanti, rumorose, informi.

I brani di questo sophomore prendono così le strade più impreviste, tra scarti bruschi e improvvisi cambi di rotta. Si prenda la prima “Sleep Little Child”, un continuo e paranoico flusso di intuizioni sconnesse, tra il beach pop drogato dell'intro (un Ariel Pink che incontra i Beach Fossils) all'evoluzione scattante di garage debosciato (Thee Oh Sees), destinata a concludersi in un convulso freak out psych-noise. Un pezzo divertente che rischia di disperdere il potenziale nella sua assenza di struttura. Un rischio che diventa concreto con le tracce seguenti, che compongono un mischione di weird punk ubriaco (“Composition”), tra scariche di distorsioni chitarristiche che riportano alla mente l'ormai dimenticata -e ci sarà un perché- scena shitgaze (“Rat Poison Face”), e inutili intermezzi acidi d'atmosfera (“Seaside Tape Hiss”)

I momenti migliori, inutile dirlo, sono quelli che attenuano le velleità free-form per concentrarsi maggiormente su roboanti impalcature post-punk, debitamente cosparse di lerciume noise (“Powder Monkey”) e disturbanti colate fuzz-psichedeliche (“Zebradelic”), fatta eccezione per l'ultima “(Machine) 1-6-8”, ossessiva e paranoica scarica elettrica a base di feedback e distorsioni in accumulo, quasi una rievocazione dei peggiori Royal Trux.

Un disco che può colpire per alcuni passaggi particolarmente efferati, ma che non trova mai un vero e proprio punto d'equilibrio, una piena identità, lasciandosi vincere dalla confusione e dal caos sonoro. C'è ancora molta strada da fare per consolidare la proposta, per ora ci si accontenta di un espressionismo noise un tantino troppo fine a se stesso.

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