The Cure
Pornography
A concludere l’insana trilogia iniziata con “Seventeen Seconds” (1980) e proseguita con “Faith” (1981), “Pornography” (1982) rappresentò un punto di svolta quanto mai originale ed estremo nel panorama della dark wave britannica, quella stessa scena che nei primi anni ottanta aveva dato i natali ad altri profeti dello smarrimento deviato quali Joy Division, Bauhaus, Siouxsie and the Banshees, idoli di un passionale culto sotterraneo e portavoci di una generazione alienata, che nella negazione cercava l’affermazione del sé. Che nel rifiuto assoluto dei sistemi esprimeva tutto il disagio di una emarginazione emotiva prima che sociale.
L’apertura del disco è affidata all’incedere freddamente meccanico di una batteria elettronica, cui vanno ad aggiungersi le prime acidissime note di chitarra, mentre lo sfondo gotico e angusto creato dalle tastiere accoglie il recitativo robotico di Robert Smith “It Doesn’t Matter If We All Die”, dichiarazione d’intenti inequivocabile e prologo di un’epopea dell’assurdo, ove il senso di perdizione appare l’unico senso possibile. Ove non resta che contemplare passivi l’inevitabile perdita della coscienza.
Il basso ipnotico di “A Short Term Effect” congela il flusso di negatività fino ad ora creato sciogliendosi in un accenno di melodia tanto breve quanto dolce e inaspettato.
“The Hangin Garden”, popolata da creature repellenti e incroci degeneri, si regge su un ritmo forsennato e metronomico, mentre “Siamese Twins” ci riporta in un clima di amara desolazione. Manifesto di una radicale percezione del cosmo e ballata sinuosa dove trovano spazio momenti di cupo romanticismo immersi in una arresa, disperata quiete.
Con “The Figurehead” pare invece di vagare tra le macerie di estinte civiltà, in un deserto sintetico dove l’uomo può esistere solo come immagine evanescente. Non è da meno la successiva, claustrofobica, “A Strange Day” che tra le sue ombrose pieghe definisce, in un crescendo struggente, i parametri dell’ignoto.
“Cold” si presenta come un rituale maniaco-depressivo di rara doppiezza. Una marcia funebre nella quale trionfano il lamento sinistro dell’organo, ritmi barocchi ed aspirazioni suicide.
Voci distorte, disturbanti ronzii e inumani gorgogli introducono “Pornography”. Psicotica e degenerata pone fine all’album in maniera esemplare. L’apatia vegetativa della pornodipendenza, simbolo dell’indifferenza emotiva, della privazione di ogni moralità.
Corpi che hanno perduto per sempre la propria sensualità, oramai ibridi elementi dell’assoluto disfacimento e un primo sconsolato tentativo di reazione: “I must fight this sickness, find a cure” ad esprimere finalmente tutto il dolore del disadattamento e dell’esclusione.
Nel dubbio irrisolto che la cura coincida con la malattia.
Tweet.jpg)
The Cure Three Imaginary Boys
The Cure Seventeen Seconds
The Cure Faith
The Cure The Top
The Cure The Head On The Door
The Cure Kiss Me Kiss Me Kiss Me
The Cure Disintegration
The Cure Mixed Up
The Cure Wish
The Cure Wild Mood Swings
Piano Magic Disaffected
Marlene Kuntz Il Vile
The Cure Disintegration
The Cure Bloodflowers
Live - Cure
The Cure The Top
Siouxsie & The Banshees Juju
Joy Division Unknown Pleasures
The Cure Faith
Sisters of Mercy First and Last and Always
The Cure Seventeen Seconds
The Cure Kiss Me Kiss Me Kiss Me
Bauhaus In The Flat Field
Bauhaus Go Away White
Bauhaus Mask
The Cure The Head On The Door
Joy Division Closer
The Sound Jeopardy
Depeche Mode Sounds Of The Universe
The Cure Mixed Up
Vikk
fedezan76
tramblogy
Khaio
anam73
dario1983
fabfabfab
Mr. Wave
swansong
combatrockit
Peasyfloyd
DonJunio
Mboma
barkpsychosis
Cas
Julian
Roberto_Perissinotto
alfredjarry
bart
StateOfLoveAndTrust
fratetac
Truffautwins
bargeld
lele1985
Paul8921217
REBBY
layne74
giank