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7,5/10

Viet Cong

Viet Cong

Bisogna andare avanti. Micheal Wallace e Matthew Flegel, rispettivamente il batterista e il bassista dei Women (scioltisi dopo la morte del chitarrista Christopher Reimer), traghettano quell'esperienza nel progetto dei Viet Cong. A loro si uniscono i chitarristi Scott Monroe e Daniel Christensen, che con il loro muro di suono fanno giustizia al compianto Reimer. Se con Public Strain, però, si metteva in scena un lacerante ibrido noise/indie-rock, questa volta l'operazione è decisamente più purista: estetica post-punk squadrata ed angolare, dove dominano armonie scarne ma feroci, per un complessivo senso d'irrequietezza rabbiosa.

Si bazzicano qui i territori di una nuova ondata wave che pare seguire canoni piuttosto univoci, irrispettosi delle varie geografie, stilisticamente parlando: dai Disappears agli Holograms, dal Canada alla Svezia, sembra prevalere oggi un'atmosfera di decadentismo urbano e di efferatezza sonora vicina alle origini del genere. Il secondo lavoro dei Viet Cong (dopo la cassetta pubblicata nel 2014 intitolata, appunto, “Cassette”) non fa eccezione, aggiungendo al tutto una vena sperimentale che si potrebbe far risalire ai This Heat di “Deceit”.

Il soundscape è infestato dalle scorribande noise delle sei corde, lanciate come scariche scomposte in un contesto ritmico martellante e tribale. In brani come l'introduttiva “Newspaper Spoons” domina l'astrattismo sonoro, così come nelle algide distese droniche del synth di “March of Progress”, dove le meccaniche stranianti dei sample si sviluppano progressivamente fino all'incalzante finale, mentre in composizioni come “Pointless Experience” si plasma una forma canzone più concisa, dall'andamento ossessivo e martellante lacerato dalle trame dissonanti degli accordi, dai bassi pulsanti a sospingere le elucubrazioni di Flegel. E così si forgiano i pezzi migliori del lotto: “Bunker Buster”, intrigante vortice disarmonico di espressività post-punk e stasi motorik-beat, “Continental Shelf”, imponente e violento muro di chitarre sature e ritmica robotica (senza contare le riuscitissime aperture melodiche), “Silhouettes”, synth punk che pare essere l'anello mancante tra gli Interpol e i Blank Dogs.

L'ultima “Death” consacra quanto sentito finora nella “traccia monstre” che mancava: un imponente monumento di blocchi ritmici e interplay obliqui di chitarra (la lead che sferza secca e la solista che ricama frasi acide) destinato ad imbizzarrirsi, inaugurando una lunga coda di sperimentazione dissonante memore delle corrosive cavalcate a firma Women.

C'è poco da dire: i Viet Cong hanno fatto un centro davvero degno di nota, superando le asperità dell'esordio e forgiando un suono incompromissorio, fervido e scalciante. Per il quartetto di Calgary il 2015 inizia nel migliore dei modi.

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Voto degli utenti: 7,3/10 in media su 8 voti.
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C Commenti

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Franz Bungaro alle 13:08 del 12 gennaio 2015 ha scritto:

Se l'album è bello anche solo la metà del singolo (Continental Shelf), capace di mettere d'accordo vecchio e nuovo post-punk senza deludere nessuno...siamo proprio a cavallo! Chitarre così taglienti e orgogliosamente melodiche nonostante l'atmosfera cupa e un po' barocca non le ascoltavo da tempo. Che botta!

target (ha votato 7,5 questo disco) alle 19:39 del 12 gennaio 2015 ha scritto:

Ottimo disco, ottimo Cas. Preferivo l'Ep Cassette, che aveva aperture melodiche più decise, mentre qui i pezzi tendono più a destrutturarsi e perdere forma, pure troppo per un lavoro tutto sommato molto conciso. Che poi, vabbe', il minutaggio dei due dischi è più o meno lo stesso, ma quello lo chiamiamo "Ep" e questo "album": è un tipico caso in cui mettendo assieme l'uno e l'altro sarebbe venuto fuori un disco-della-madonna così solo sfiorato. "Continental Shelf", in ogni caso, resta il loro pezzo migliore e un vero gioiello (dal testo, peraltro, quasi apocalittico, più che dark: "don't want to face the world: it's suffocating"). Io continuo a sentirci, così come negli Ought, anche un po' di scorie della canadian wave, nel cantato ogni tanto spastico e nevrotico tipico dei vari Spencer Krug o Carey Mercer. Ah, postilla: l'Ep "Cassette" è stato pubblicato anche su vinile dalla Mexican Summer, e contiene pure una cover dei primissimi Bauhaus, tanto per dire quali sono, anche, i riferimenti.

Cas, autore, alle 9:11 del 13 gennaio 2015 ha scritto:

il loro Ep non mi aveva convinto molto, lo trovo meno centrato dell'album (inoltre nell'Ep c'è una vena garage che oggi sembra scomparsa). la compattezza estetica di questo LP invece ha dell'incredibile: nonostante le svisate sperimentali tutto è integrato in un discorso dalle tinte fosche, apocalittiche come dici tu. vero, la canadian wave è una presenza che avrei dovuto rimarcare. certo è che negli Ought è molto più presente: i Viet Cong qui mi sembrano esplicitamente orientati a quella rilettura post-punk "a-geografica" di cui parlo nella rece...

REBBY (ha votato 6,5 questo disco) alle 12:22 del 31 maggio 2016 ha scritto:

Oltre alla "canadian wave" io, talvolta, ci sento anche i Liars.

Peccato non tutto sia ancora al livello di Continental shelf, ma certo da seguire anche come Preoccupations.

Dr.Paul (ha votato 7 questo disco) alle 19:51 del 13 gennaio 2015 ha scritto:

apperò....non conosco nulla dei Women, questo promette bene, sicuramente va approfondito.....

Noi! alle 20:59 del 6 febbraio 2015 ha scritto:

I This Heat francamente li sentivo anche in Cassette. Comunque bel disco, ma neanche nulla per cui strapparsi i capelli.

FrancescoB (ha votato 7 questo disco) alle 14:19 del 12 febbraio 2015 ha scritto:

Un lavoro interessante, con alcuni momenti brillanti, ma a oggi non riesco a entusiasmarmi oltre un tot. Sette di stima.

benoitbrisefer (ha votato 8 questo disco) alle 17:26 del 22 febbraio 2015 ha scritto:

Pur senza gridare al capolavoro al momento il mio disco preferito di questo inizio 2015...

tramblogy alle 15:17 del 6 luglio ha scritto:

cas ci vai all' hana-bi il 10 luglio?...io penso di si , ciaooo

Cas, autore, alle 16:57 del 7 luglio ha scritto:

magari, troppo fuori mano per me

Jacopo Santoro alle 18:54 del 12 luglio ha scritto:

Li ho sentiti io all'Hana-Bi l'altro giorno.

Scaletta solida da un'ora e un quarto: del nuovo disco appena tre pezzi (Disarray, Solace, Decompose), con tutte le chicche di quando erano Viet Cong. Carichi al punto giusto, con il batterista sugli scudi, e malgrado (udite udite) il basso con corda rotta (SOL) al penultimo pezzo e non più sostituita.

tramblogy alle 21:23 del 12 luglio ha scritto:

bravo!!