R Recensione

9/10

Area

Arbeit Macht Frei

Arbeit Macht Frei (il lavoro rende liberi) era la scritta che i deportati ebrei potevano leggere una volta giunti ai cancelli del terribile campo di sterminio di Auschwitz. Si trattava di un macabro, sadico, e sfacciato monito per coloro che una volta entrati, non sarebbero affatto stati “liberati” dal lavoro, bensì, per la maggior parte di essi, dalla morte. Arbeit Macht Frei diventa così il simbolo della violenza subita, una violenza terribile e indiscriminata ma celata da intenti buonistici e purificatori.

Difficile concepire qualcosa di più orribile.

Ma passiamo al 1973, anno di uscita dell’album degli Area.

Il lavoro rende liberi, ora, oltre a riportare alla mente quei tragici eventi, viene ad assumere una nuova connotazione: il ’68 era passato da poco e ci si preparava al ’77, erano anni di lotte studentesche ed operaie, di critiche serrate al capitalismo, ai suoi valori borghesi, alla sua morale e alle sue istituzioni. Erano gli anni delle avanguardie e dei tentativi (pragmatici ed intellettuali) di creare un mondo nuovo.

Qui si collocano gli Area.

La loro musica è un atto consapevole di avanguardia, musicale ma anche politica. Il pensiero gramsciano di “egemonia culturale” sembra quanto mai adatto ad inserire l’opera in un preciso contesto e in un determinato progetto: la rivoluzione deve essere attuata in primo luogo in ambito culturale, facendo diventare egemoni nuovi valori, nuovi costumi, nuove ideologie, e solo a questo punto si potrà passare alla presa del potere.

Arbeit Macht Frei, di questo “international POPular group” esprime proprio questa volontà di radicalizzazione delle arti.

Per un’esperienza musicale (visto che è questo di cui ci stiamo occupando) davvero notevole.

 Se il punto di partenza è il progressive rock, il punto di arrivo vuole essere un modo originale di interpretarlo, cosa che viene attuata grazie ad una sua rivisitazione in senso free-jazz sperimentale.

 In Luglio, agosto, settembre (nero), una preghiera araba apre le danze, affidate a melodie a metà tra il popolare/gitano/arabeggiante ed il progressive rock. La voce di Demetrio Stratos, una delle più originali del rock italiano, solca questo brano con le sue declamazioni politiche ed ideologiche irrobustite dal suo timbro potente e sfrenato. Il tema iniziale è diviso a metà da un momento altamente sperimentale di chiara matrice free-jazz, dominata da sax, percussioni anarchiche e gorgheggi fuori controllo.

Ed ecco la title track, dall’introduzione affidata a sommessi e raffinati giochi percussionistici, eseguiti da Giulio Capiozzo, che si concretizzano con l’arrivo degli altri elementi in sonorità sempre più distintamente jazz, facendosi capaci di comunicarci un’irresistibile voglia di movimento e spensieratezza. All’arrivo del tema principale ecco che spunta la magnifica voce di Stratos, ora rabbiosa ora trascinata, ora lanciata in coraggiosi esercizi stilistici e gorgheggi a livelli eccezionali. Si tratta di un continuo aggiungersi di elementi, in grado di non lasciar mai al tema portante il tempo di stabilizzarsi e sedimentarsi.

 Consapevolezza riprende e sviluppa ulteriormente le fusioni tra rock progressivo e jazz-rock, sempre in bilico tra improvvisazione e chiara volontà progettuale. Chitarre e organetto si fanno qui un po’ più ‘60s, per poi lanciarsi in veloci e coinvolgenti fughe di impronta Yes-iana e a rallentamenti jazzistici alla John Coltrane.

 Le Labbra Del Tempo lasciano che sia la voce, accompagnata fedelmente dal sax, a costruire la prima parte, destinata a svilupparsi, appunto, progressivamente, in sempre più raffinati interventi strumentali e arditi slanci canori. Le destrezze ritmiche della batteria sostengono magistralmente lo stacco strumentale e sperimentale della parte centrale del brano, impegnata in un crescendo che infine si dissolve con il ritorno della voce, che con un’altra splendida dimostrazione virtuosistica inaugura la conclusione dalla esplosività liberatoria e senza freni.

 240 Chilometri Da Smirne è l’unico brano strumentale, ancora una volta imperniato su voluti canoni free-jazz arricchiti da una pregnante sensibilità progressive.

 L’abbattimento Dello Zeppelin offre la dosa più massiccia di avanguardia, in un continuo alternarsi di crescendo e diminuendo, tra sintetizzatori ed effetti elettronici prog, assoli di chitarra rock e fughe jazz, il tutto immerso in un’atmosfera rarefatta e a rimandi alla figura di Tim Buckley, soprattutto per quanto riguarda il lato vocale.

 Finisce così un disco dal valore immenso, degno di essere annoverato tra i capolavori europei del periodo, e apice assoluto delle ricerche artistiche dell’Italia dei primi anni ’70.

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Voto degli utenti: 9,1/10 in media su 48 voti.

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dervish (ha votato 9 questo disco) alle 8:42 del 2 ottobre 2007 ha scritto:

bellissima recensione..disco meraviglioso ed imprescindibile, motivo d'orgoglio per il panorama musicale italiano

Marco_Biasio (ha votato 9 questo disco) alle 16:47 del 2 ottobre 2007 ha scritto:

Una perla della nostra musical scene!

E' tutto così bello, disco e recensione.

Hexenductionhour (ha votato 10 questo disco) alle 20:32 del 24 luglio 2008 ha scritto:

Semplicemente il miglior gruppo che abbiamo mai avuto in italia, tutti i componenti erano dei geni (ognuno studiava singolarmente la tecnica per avere il massimo dal proprio strumento) e Demetrio Stratos era forse il più grande tra tutti loro, la sua non era una voce era un vero e proprio strumento aggiunto, per me uno dei migliori cantanti della storia, forse il più grande in assoluto.

R.I.P.

cthulhu (ha votato 9 questo disco) alle 0:00 del 14 ottobre 2008 ha scritto:

Grandissimo disco e ottima rece!!!

REBBY (ha votato 10 questo disco) alle 0:29 del 14 ottobre 2008 ha scritto:

Parole sante quelle di Hexhenductionho Jr.

Condivido totalmente il suo intervento. Sono le

mie parole.

Mr. Wave (ha votato 9 questo disco) alle 11:09 del 4 giugno 2009 ha scritto:

Molto probabilmente, il piu' grande album ''rock'' italiano, di tutti i tempi.

bart (ha votato 6 questo disco) alle 14:05 del 23 aprile 2010 ha scritto:

Mi piacciono soprattutto gli interventi strumentali, che ricordano vagamente Third dei Soft Machine; quanto alla voce di Stratos invece,secondo me, è il punto debole dell'album. E'sicuramente originale all'interno del panorama italiano, ma i suoi toni declamatori non mi convincono. Poi il paragone con Tim Buckley è improponibile.

Franco (ha votato 9 questo disco) alle 14:35 del 23 aprile 2010 ha scritto:

Un disco immmenso, quando avanguardia è sinonimo della migliore ricerca stilistica e tecnica.

Strumentisti eccelsi, Demetrio Stratos poi un vero gigante.

bart (ha votato 6 questo disco) alle 15:01 del 23 aprile 2010 ha scritto:

RE:

Sicuramente era un disco d'avanguardia, ma in Italia. All'estero suonava come un disco di retroguardia, in quanto questi suoni erano già stati sperimentati in passato. Per quanto riguarda Stratos, non lo considero affatto un cantante mediocre, semplicemente non mi piace. Questione di gusti.

Giorgio_Gennari (ha votato 8 questo disco) alle 16:22 del 26 marzo 2018 ha scritto:

No, cazzo, anche all'estero faceva la sua porca figura

PetoMan 2.0 evolution (ha votato 10 questo disco) alle 18:09 del 10 maggio 2011 ha scritto:

Capolavoro dal valore inestimabile. Gli Area sono stati immensi. Demetrio Stratos di un altro pianeta. Dei veri sperimentatori, ricercatori senza confini, oltre ogni limite.

dalvans (ha votato 10 questo disco) alle 15:29 del 23 settembre 2011 ha scritto:

Epocale

Il primo ed unico capolavoro degli Area

Utente non più registrato alle 22:13 del 4 luglio 2012 ha scritto:

Che gruppo...che dischi...

alekk (ha votato 9 questo disco) alle 18:59 del 4 febbraio 2013 ha scritto:

il più grande disco della più grande band italiana di tutti i tempi. capolavoro senza se e senza ma.

ThirdEye (ha votato 9 questo disco) alle 14:19 del 10 febbraio 2013 ha scritto:

Un disco della madonna. Ed il successivo "Caution!" sarà ancora meglio!

Utente non più registrato alle 14:52 del 10 febbraio 2013 ha scritto:

Arbeit Macht Frei,

Caution Radiation Area,

Crac!,

Maledetti (maudits),

1978 gli dei se ne vanno, gli arrabbiati restano!

sono tutti album straordinari e sono tutti da avere...

alekk (ha votato 9 questo disco) alle 15:28 del 18 maggio 2013 ha scritto:

l'esplosione di "Le labbra del tempo" da quando Stratos urla io "Io hoooooo" con il travolgente finale è qualcosa di straordinario....

FrancescoB (ha votato 8 questo disco) alle 17:09 del 18 maggio 2013 ha scritto:

Musicalmente il disco è molto bello, e pure molto, molto complesso. I riferimenti politici e culturali non si contano, e a volte sboccano nella provocazione più cruda. Il solo riferimento al Settembre Nero, per dire, per l'epoca era uno schock.

Utente non più registrato alle 14:49 del 13 giugno 2013 ha scritto:

Gruppo enorme e poco "replicabile"...ma almeno 3 gruppi italiani sono riusciti del difficilissimo intento di trarne ispirazione. Mi riferisco ai fantastici Deus Ex Machina

Gladium Caeli ('91), Deus ex Machina ('92), De Republica ('95), Diacronie metronomiche (live '96), Non est ars quae ad effectum casus venit (live in vinile a tiratura limitata '97), Equilibrismo da insofferenza ('9, Cinque ('02), Imparis (cd studio + dvd live '0,

Accordo dei contrari, Kinesis ('07) e Kublai ('11), con la presenza su un brano di Richard Sinclair,

D.F.A. , Lavori In Corso ('97), Duty Free Area ('99), 4th ('0.

Mattia Linea (ha votato 10 questo disco) alle 14:31 del 18 agosto 2014 ha scritto:

Chiunque si dichiari musicista non può non possedere questo disco. Strumentisti incredibili, innovativi e marziani. Giulio Capiozzo rimane uno dei capiscuola ritmici, Tofani è "al di là", se non ci fosse bisognerebbe inventarlo. Stratos...è Stratos. Risulta rivoluzionario in questo millennio, figurarsi nel 1974. Gianni Sassi avanti anni luce. Che musica nell'Italia di quegli anni.

Giorgio_Gennari (ha votato 8 questo disco) alle 16:21 del 26 marzo 2018 ha scritto:

Mi piace molto. Il più nobile degli album di prog italiano (e io sono di destra)

apixx (ha votato 10 questo disco) alle 21:58 del 13 aprile ha scritto:

Ciao a tutti. Non sono d'accordo con nessuno.Inoltre non sono d'accordo con il sistema di voto che non mi consente di dare 100/10, il giusto voto. Area non si valuta in Italia ma sull'intero pianeta. Troppo avanti.