R Recensione

7/10

HC-B

Soundcheck

È certamente difficile (ri)proporre un genere musicale, il rock, che da almeno quarant’anni, attraverso le sue variazioni dapprima psichedeliche, poi progressive, quindi magniloquenti, barocche e decadenti e, in seguito, passando attraverso il grunge, il lo-fi, lo shoegazing e il post-rock, spogliate, azzerate, decostruite e ricomposte, ha mostrato tutta la sua incantevole bellezza e si è eretto a stile musicale giustamente riconosciuto come forma artistica a sé stante, nonché degnamente meritevole di essere elevato al rango di nobiltà.

E se oggi proporre qualcosa di davvero innovativo è poco probabile (ma non necessariamente impossibile: l’animo umano non ha limiti), non è affatto preclusa la possibilità che vedano la luce prodotti buoni, talvolta ottimi. La chiave sembra essere diventata quella di mettere insieme gran parte del retroterra rock degli ultimi quarant’anni e sforzarsi di avanzare qualcosa di personale. Non una semplice rilettura, quanto, piuttosto, una base da cui partire e su cui innestare originali spunti espressivi.

Questa riflessione trova lo spunto dall’ascolto “Soundcheck”, opera terza dei catanesi HC-B (dopo “t0-10-222.” del 2001 e “Sliding On Barents Sea” del 2003), e viene offerta quale possibile chiave di lettura per chi si accosta al disco in questione.

Le otto tracce, quasi tutte strumentali (eccetto “Crystal Lane”), che compongono “Soundcheck”, riprendono, smontano e ricompongono l’hard-rock progressivo e il post-rock, tra trame elettrificate (“Hot Afternoon In The Bulls’ Square”, “Playing With Planes”), atmosfere circolari (“A Dusty Book, A City Of Lights”, “Black”, “Crystal Lane”), catarsi ed esplosioni (“A Dusty Book, A City Of Lights”), rarefazioni (“Dead Horse Walking”), più o meno improvvisi cambi di ritmo ed energiche progressioni (“Slow Compensation”, “Missing Movie”).

Accade spesso in questi casi che non si vada oltre il secondo o terzo ascolto, colpa spesso un eccessivo appiattimento sul genere che sollecita sensazioni di noia nell’ascoltatore. Non è questo il caso di “Soundcheck”, che si lascia ben ascoltare e invoglia ad ulteriori ascolti. Considerando che c’è ancora poco da dire in termini di originalità, il risultato è piuttosto apprezzabile, tanto da far meritare una passerella finale ai componenti degli HC-B, così come riportati nella copertina del disco, ovvero, Salvatore Fichera (basso, chitarra, clarinetto e voce), Federico Laudani (chitarra, basso e samples), Will’ em Gator (chitarra, piano, theremin, synth), Gianluca Napoli (chitarra, basso, synth, piano e samples), Riccardo Napoli (batteria e glockenspiel).

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