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R Recensione

8/10

Mars Volta

De-Loused In The Comatorium

Proprio quando si cominciavano a segnalare gli At The Drive-In come nuova realtà della scena musicale, il gruppo si sciolse e nacquero, da una parte, gli Sparta, mentre Cedric Bixler (voce) e Omar Rodríguez-López (chitarra) diedero vita ai Mars Volta, con sonorità del gruppo originale e contemporaneamente con prospettive musicali ampliate.

L'album è un concept che ruota intorno ad un loro amico che, suicidandosi, prima di morire, entrò in coma (e pensare che proprio uno dei componenti del gruppo, il manipolatore del suono Jeremy “The Boardman Ward è stato trovato senza vita il 25 maggio a Los Angeles poco prima dell'uscita del disco... triste coincidenza).

L'etereo intro, “Son Et Lumière”, sfocia come un fiume in piena in “Inertiatic ESP” che fa risaltare subito la caratteristica principale del gruppo: nervosi inizi seguiti da relativa calma per poi irrompere nuovamente con psichedelici assolo di chitarra. La devastante “Roulette Dares (This Is The Haunt)”, infatti, alterna lento e veloce, raffinato e furioso.

Seguono “Drunkship Of Lanterns”, con atipiche percussioni e velocissimi tocchi di chitarra quasi jazz, e “Eriatarka”, che inizia con atmosfere rilassate per poi alternare di nuovo stoppate e accelerazioni.

In “Televators” la chitarra diventa acustica costruendo con l'aiuto dell'elettronica una ballata dal pathos che lascia il segno. Ma è con “Cicatriz ESP” che il gruppo si supera: 12 minuti di futuro del rock che non si usavano più dagli anni '70. Chitarra latina, psichedelia alla Pink Floyd, suoni progressive, ambient, per concludersi con un finale santaneggiante (del Santana di “Abraxas”, però).

L'album si conclude con “Take The Veil Cerpin Taxt” che lascia spazio all'improvvisazione giungendo, a tratti, alla “confusione”, se non fosse che i membri riescono ad amalgamare il prorpio strumento con quello degli altri in maniera impeccabile anche volendo, ognuno, esprimere qualcosa di personale.

Dopo la morte di Jeremy Ward il futuro dei Mars Volta è incerto... speriamo di non dover perdere, dopo gli At The Drive-In, anche loro, grandi musicisti tanto legati alla tradizione quanto proiettati verso confini inesplorati.

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Voto degli utenti: 7,8/10 in media su 19 voti.
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Teo 8/10
Cas 5/10
motek 8,5/10
B-B-B 9/10
luca.r 7/10

C Commenti

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Cas (ha votato 5 questo disco) alle 14:16 del 19 giugno 2007 ha scritto:

mmm...

Ci sono tante belle idee ma non si riesce a dare al tutto continuità e attrattiva. Peccato...

Arnold Layne (ha votato 3 questo disco) alle 18:35 del 18 luglio 2007 ha scritto:

...

Disco a mio avviso pessimo, non capisco tutte queste lodi da parte della critica. Qui suonano dei discreti musicisti che si limitano, nelle strutture delle canzoni, semplicemente ad alternare passaggi prog di cui già si è abusato nei decenni, passaggi atmosferici che trovo assolutamente inadatti al contesto e banali momenti hardcore dal gusto regressivo. Nel brano di 12 minuti è davvero un'impresa giungere al termine dell'ascolto. Per me sono una truffa, e non sono assolutamente da classificare come alternative o progressive

Nucifeno alle 10:13 del primo febbraio 2008 ha scritto:

Difficili da digerire

Un gruppo che va bene solo per i fanatici del progressive. Troppo arzigogolati, troppo frenetici, troppo astratti, troppo tutto per poter essere apprezzati ai primi ascolti. Ci vuole davvero una grande pazienza e concentrazione durante l'ascolto e grandissima apertura mentale. Io per esempio dopo anni devo ancora assimilarlo questo disco, proprio perchè non sono un fanatico del prog nonostante mi piaccia abbastanza.

Mr. Wave (ha votato 7 questo disco) alle 23:31 del 26 febbraio 2009 ha scritto:

Una brillante e coraggiosa opera, che sfoggia un suono denso, compatto, eclettico e versatile, costruito su impalcature progressive di matrice Settantiana, venate di psichedelia e improvvise eruttazioni hardcore-punk

Marco_Biasio (ha votato 6 questo disco) alle 22:58 del 21 ottobre 2010 ha scritto:

Il migliore dei Volta, il che equivale ad una sufficienza stringatissima

Norvegese (ha votato 9 questo disco) alle 22:51 del 4 febbraio 2011 ha scritto:

a mio parere è non solo l'album migliore dei Volta (ma non ci voleva molto) ma anche uno dei migliori lavori del decennio passato. Prog, psichedelia, hardcore, influenze latine e jazz sono fuse in composizioni che mantengono la forma-canzone e sono in fin dei conti facilmente ascoltabili e assimilabili. E' proprio quest'ultimo aspetto che si perderà nei successivi album, facendoli diventare estremamente "free" e cervellotici.

Per me poi ha tutto un valore affettivo perchè è stato uno dei primi album che mi ha svezzato alla "vera" musica