R Recensione

10/10

Peter Hammill

A Black Box

Per citare Peter Hammill l'arte "si trova nelle pennellate ampie, nel quadro di grandi dimensioni...ma anche in un granello di sabbia" : non ci possono essere parole più efficaci per inquadrare gran parte della sua carriera stilistica e in particolare questo disco."A Black Box" vide la luce nel 1980 e viene subito dopo lavori coraggiosi ed innovativi come "The Future Now" e "PH7" anche se la lunga "suite "Flight" era stata composta prima di "PH7".All'epoca la sua carriera aveva preso una direzione senza compromessi ed ostinatamente sempre più lontana dal music business

E' un'atmosfera di desolazione quella che esce dai solchi di questo disco : la secchezza espressiva di certe soluzioni sonore avvicinano "A Black Box" alle contigue sonorità New Wave anche se Hammill mantiene comunque un proprio linguaggio intelligibile.Il disco è diviso in due tronconi : la facciata A del vinile comprende sette pezzi brevi e concisi che vennero composti dopo "Flight" per completare l'album e donargli maggiore lunghezza : questo non significa però che trattasi di meri riempitivi, anzi in questi bozzetti sonori si trovano alcune delle pagine migliori scritte dal compositore inglese.

Con il supporto essenziale di synth, drum-machine e chitarra la prima facciata inizia in modo aggressivo con "Golden Promises".La successiva "Losing Faith in Words" è introdotta da un giro di tastiera desolante e il brano riesce a coinvolgere grazie anche alla tipica voce aggressiva  di Hammill per poi lasciare subito la scena a "Jargon King", un pezzo recitato dominato dalla drum-machine e da effetti sperimentlai di synth, sicuramente uno dei brani più atipici del suo repertorio.Siamo ormai immersi in un'atmosfera claustrofobica che viene confermata da "Fogwalking" dove fa capolino l'ospite David Jackson con il suo sax a punteggiare quello che è uo dei vertici del disco : un pezzo spettrale che ci accompagna in un immaginario viaggio in un panorama nebbioso dell'anima.Dopo la breve "The Spirit", con "In Slow Time" Hammill ci dona un'altra pagina indimenticabile pregna di atmosfere cupe caratterrizzata dall'uso massiccio del synth."The Wipe" è un bozzetto sonoro sperimetale che chiude la prima parte dell'album.

Il lato B è occupato dalla lunga suite di "Flight", sicuramente il pezzo forte del disco che inizia con sommesse note di pianoforte e chitarra acustica per poi dispiegarsi in un variegato mosaico sonoro in cui si alternano momenti più quieti ai tipici deliri espressionisti e drammatici a cui ci avevano abituato i VDGG : questa è la prima "suite" composta dall'Hammill solista dopo lo scioglimento dei VDGG e ha quindi un'importanza storica notevole considerando anche la qualità musicale della proposta.

In definitiva un disco epocale dove si può leggere il duplice modo di espressione artistico di Hammill : al lato più intimista che si esprime in brevi bozzetti sonori qui particolarmente scarni e desolati si contrappone quello dove ama esprimersi in lunghe pennellate sonore rappresentato qui da "Flight".

V Voti

Voto degli utenti: 8,7/10 in media su 11 voti.
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rael 8/10
REBBY 8/10
B-B-B 9/10

C Commenti

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Krautrick (ha votato 10 questo disco) alle 11:43 del 9 ottobre 2008 ha scritto:

Un complimenti a Cesare per aver sottolineato la bellezza e l'importanza di questo album, a mio avviso il capolavoro solista di Hammill e uno degli apici del 1980 (non scherzo). "Flight", in particolare, è seconda solo "A Plague Of Lightous Keepers" quanto a intensità. E la voce di Hammill è tagliente e cupa come non mai: un autentico rasoio gotico.

Krautrick (ha votato 10 questo disco) alle 11:45 del 9 ottobre 2008 ha scritto:

Ovviamente Lightous=Lighthouse

Totalblamblam (ha votato 8 questo disco) alle 17:26 del 17 dicembre 2008 ha scritto:

gran bel disco questo ma per me i capolavori di hammill sono over e nadir e ci metto pure and close as this

grande grande artista molto belli i doppi cd live suoi room temperature e typical

i VDGG invece non mi hanno mai esaltato molto

ho preso godbluff ma è stato davvero un bluff

credevo molto meglio a come se ne legge in giro

non che sia brutto per carità ma non mi prende molto non so che farci

cthulhu, autore, alle 21:22 del 17 dicembre 2008 ha scritto:

VDGG

Non credo che "Godbluff" sia un buon punto di partenza, poi ovvio è anche una questione di gusti.Io mi procurerei "Pawn Hearts" per iniziare.

Totalblamblam (ha votato 8 questo disco) alle 21:24 del 17 dicembre 2008 ha scritto:

RE: VDGG

ma mica ho iniziato con quel disco

il primo che ho preso è stato proprio pawn hearts

Utente non più registrato alle 1:49 del 5 febbraio 2012 ha scritto:

Ultimamente ho rivalutato molto questo disco, perchè all'epoca lo sentivo un pò troppo legato a certe sonorità anni ottanta che non digerisco. Ma è sempre il grande Peter Hammill...I VDGG poi sono il mio gruppo preferito in assoluto, arte allo stato puro.

Utente non più registrato alle 15:55 del 17 gennaio 2014 ha scritto:

Il 3 febbraio prossimo appuntamento con il Genio Peter Hammill: Other World in collaborazione con Gary Lucas.